[Ma che sant’uomo!] E infine morì, felice e contento

Si ha un bel dire che basta essere un bravo cristiano nella vita di ogni giorno, per poter magari diventare Santi.
E se qualcuno invece vuole fare qualcosa di eclatante?
E se qualcuno vuol diventare Santo, lasciando un segno?
Quella di oggi è la storia (estrema, e anche auspicabilmente esagerata, giacché qui siamo di fronte a un santo che va contro l’attuale catechismo) di un sant…uomo… molto particolare.
Questa, è la storia di San Pietro di Capitolias.

Ma che sant’uomo!

ovverosia

Tutto quello che non volevate sapere sui Santi,
e che men che meno avreste osato chiedere


San Pietro di Capitolias aveva un sogno, nella vita: diventare un Santo Martire.
Fa niente, che il catechismo di Santa Romana Chiesa ci dica (oggi, nel 2015) che il martirio va accettato, non certamente perseguito come scopo. San Pietro non lo sapeva, e se lo sapeva non ci sentiva: lui, nella vita, voleva diventare un santo martire.

Oh cielo: non che fosse partito col piede sbagliato, eh.
Fare il cristiano a Capitolias, nel bel mezzo della Siria, durante gli anni dell’espansione musulmana, sembrava in effetti un buon punto di partenza. Maometto era morto da qualche tempo, i suoi adepti cominciavano a spargersi nel Medio Oriente… e insomma: fare il predicatore cristiano in un paese islamico poteva effettivamente essere un gran bel presupposto per il martirio.

Sciaguratamente, però, San Pietro di Capitolias era arrivato alla soglia dei sessant’anni senza ancora essersi fatto martirizzare.
Capite bene che era un problema.
Di quel passo, rischiava di morire di vecchiaia: di morte naturale, senza martirio. E lui ci teneva un sacco, a questa cosa del morire martire.

Immaginate un po’ la disperazione di San Pietro, quando una mattina si svegliò con la testa indolenzita, lo stomaco in subbuglio, le ossa che bruciavano, e capì di essersi ammalato. Pure in maniera grave!

Panico e disperazione. Con questa grave malattia che si impadroniva del suo corpo, le probabilità di morire martirizzato si riducevano al lumicino: nel terrore più completo, Pietro passò un paio di giorni a cercare angosciosamente una soluzione…
…e poi, architettò un ingegnoso piano.

Chiamò il suo servo, e gli ordinò di andare a cercare un buon notaio. Voleva fare testamento – spiegò – prima di morire: ma che il servo badasse bene a una cosa, prima di lasciare la sua casa! Il notaio doveva rigorosamente essere musulmano. Possibilmente, un musulmano integralista. Il più musulmano di tutti i musulmani in circolazione.
Il servo, un po’ perplesso, andò a cercare un notaio musulmano, senza avere la più pallida idea di cosa caspita volesse farsene, il suo padrone cristiano, di un notaio islamico a tutti i costi.
Voi, invece, scommetto che l’avete già capito. San Pietro aspettò fiduciosamente l’arrivo del notaio, iniziò a dettagli le sue ultime volontà, e poi, mentre una scarica di adrenalina gli faceva tremare il corpo, cominciò a fare professione di fede, all’urlo forsennato di “IO SONO UN CRISTIANO! IO SONO UN CRISTIANO! CORAGGIO! AMMAZZAMI!”.

Il musulmano, stranito, fissò con sguardo allucinato quel vecchio pazzo che dal letto di morte ululava di voler essere ammazzato. Siccome all’epoca il caso Welby era ancora da venire, il saggio notaio ipotizzò di avere a che fare con un pazzo, che probabilmente delirava nell’agonia. Dopo una breve riflessione, considerò che, quand’anche avesse trovato opportuno assassinare un infedele, sicuramente non valeva la pena di perdere tempo con un anziano malato che stava tirando le cuoia già di suo: di conseguenza, si limitò a fare dietrofront e ad andarsene sdegnosamente, mollando lì il vecchio pazzo e il foglio col testamento.

San Pietro di Capitolias, a quel punto, era letteralmente disperato.

Notte e giorno pregò il Signore perché gli concedesse di potersi far martirizzare, e in effetti dopo qualche giorno giunse il miracolo. San Pietro, che prima giaceva in un letto di dolore, si svegliò una mattina affamato e in piena forma: si mise in piedi, fece colazione, indossò l’abito buono per il martirio, ed andò a fare una passeggiata nella piazza di Capitolias.
Dove, notando una massiccia presenza di musulmani, pensò bene di saltare su un carro e cominciare a lodare Gesù Cristo, il Vero Dio, l’Unico e il Solo, destinando all’Islam invettive violentissime.

I musulmani di Capitolias, con la bocca aperta per lo sconcerto, si lanciarono uno sguardo allucinato e mormorarono: “ma questo è pazzo?”.
Alla fine decisero che , era pazzo di sicuro: nessuna persona sana di mente si sarebbe mai sognata di insultare l’Islam a quel modo nella piazza centrale di Capitolias, quindi San Pietro era sicuramente un folle.
E siccome un folle non ha la possibilità di controllare le sue azioni, e quindi non è responsabile di ciò che dice, tutti quanti decisero di aver pietà di lui.
San Pietro, disperato, protestò veementemente. “Io non sono pazzo, io sto bene, voglio solo che qualcuno mi ammazzi!”, ululò con tutte le sue forze. Disgraziatamente, l’unico risultato fu quello di apparire completamente pazzo, anche agli occhi di chi prima era scettico.

Fortunatamente, però, San Pietro aveva un asso nella manica.
E cioè, abitava a Capitolias.
Capitolias, in quel periodo, era governata da un brav’uomo di nome al-Walīd ibn ʿAbd al-Malik, terzo califfo della dinastia omayyade del ramo marwanide. Per comodità, noi lo chiameremo al-Walīd I.
Ecco: forse nessuno di voi conosce le grandi opere di al-Walīd I, però fidatevi: era un brav’uomo. È quello che ha fatto costruire in Giordania i “castelli nel deserto”, un piccolo capolavoro che l’UNESCO ha classificato come ‘patrimonio dell’umanità’. È quello che ha visto gli Arabi oltrepassare lo Stretto di Gibilterra.

Intendiamoci: neanche lui era uno stinco di Santo, però era un buon califfo. Per molti secoli, è stato preso ad esempio come prototipo del sovrano ideale.
E un sovrano ideale, signori e signori, ascolta le proteste dei suoi sudditi.
Cosicché, quando un furente San Pietro si presentò davanti ad al-Walīd, protestando che lui s’era messo a insultare Maometto sulla pubblica piazza e nessuno era stato disposto ad ammazzarlo, il buon califfo prese in mano la situazione. Incaricò un suo dignitario di verificare se San Pietro fosse nelle sue facoltà mentali, e, alla risposta affermativa, comandò di ucciderlo immantinente.

San Pietro era fuori di sé dalla gioia.

Se non che, in maniera del tutto imprevista, inspiegabile, tragica, e prematura… al-Walīd  s’ammalò e poi morì, a soli quarant’anni.
Senza aver fatto in tempo a giustiziare San Pietro.

Il figlio di al-Walīd si chiamava ʿUmar ibn ʿAbd al-ʿAzīz, ed era veramente, veramente, un brav’uomo. Se non fosse stato un fedele islamico, avrebbe avuto un che di francescano. Fatto sta che, vedendolo così religioso e così ligio alla Shari‘a, il povero San Pietro fece un ultimo tentativo: chiese di parlare con il buon Umar, e tentò di appellarsi alla sua clemenza. Ovverosia, dichiarò di essere un laidissimo infedele e implorò di essere ammazzato, ché ‘sta faccenda del martirio stava andando un po’ troppo per le lunghe.

Umar, sconcertato, cercò disperatamente di farlo apostatare: era davvero un bravo sovrano, saggio e leale nei confronti dei suoi sudditi, e assassinare un povero vecchietto non rientrava nelle sue più grandi aspirazioni.
Ma San Pietro, che ormai riusciva finalmente a intravvedere una fine un inizio per i suoi tormenti, rifiutò sdegnosamente ogni stratagemma per aver salva la vita, e anzi rincarò la sua dose di offese nei confronti dell’Islam.
E insisti, insisti, insisti, alla fine lo sconcertato Omar cedette, per sfinimento.

Fece catturare Pietro, e ordinò che fosse giustiziato (peraltro, in un modo molto scenografico, dal punto di vista di un Santo Martire: lo tagliarono a tocchetti. Un pezzo al giorno, fino a quando non crocifissero quel poco che ancora restava).

San Pietro, finalmente, riuscì a morire; e a morir martirizzato.

Certamente questo non è il comportamento-tipo che ci si attende da un santo martire, e certamente il martirio è una cosa che va accettata, ma non perseguita disperatamente finché finalmente non riesci a trovare qualcuno disposto ad ammazzarti. Ma se pensate che san Pietro fosse solo un povero cretino megalomane, beh… forse forse, è proprio vero che Dio scrive dritto anche sulle righe storte. Il supplizio di San Pietro, per quanto assurdo e irrazionale, fu come una provocazione per gli animi sopiti di tutti i cristiani di Damasco. Tanto fu il clamore attorno al martirio di San Pietro, che il califfo fu costretto a cremare corpo, vesti e croce e a buttare le ceneri nel fiume, per impedire al popolo di recuperare una reliquia.

C’è una lieve differenza fra martirio e suicidio, e mi sa che San Pietro l’ha decisamente superata… però, anche dai gesti più assurdi, talvolta, può nascere qualcosa di buono.

14 pensieri su “[Ma che sant’uomo!] E infine morì, felice e contento

  1. "Ah, miseri che siamo stati! Noi stimavamo pazzia la vita de’ santi, ma ora conosciamo che noi siamo stati i pazzi!" (S. Alfonso Maria de Liguori)

    … va beh: effettivamente, questo qua era abbastanza… uhm… lontano dalla norma, ecco >.>

  2. Ma roba da matti XD Quale pazzo farebbe una cosa del genere?
    Ma soprattutto, che ha fatto di speciale per diventare Santo (oddio, il patimento se l’è cercato alla fine eh)

    Daniele

  3. Minchiets: di Santi Minchs ce ne sono tanti, e ce n’è anche una che è una donna… sono i tuoi parenti che si sono pigramente fermati al più famoso…
    Visto che sei curiosa, di un Santo "Minchs" (anzi, di un Beato) te ne parlo il 27.

    Daniele, ha vissuto santamente per tutto il resto della sua vita
    Era sposato, con tre figli, che si sono fatti tutti monaci. Alla morte della moglie, anche lui è andato a chiudersi in convento e ha vissuto una vita di ascesi e preghiera. Alcune fonti dicono che fosse anche diventato Vescovo, ma è possibile che si sia fatta un po’ di confusione con un altro Vescovo martirizzato a Capitolias in quegli anni.
    Io ho raccontato del martirio perché è la cosa più "divertente", ma ovviamente non viene ricordato solo per questo, anzi

    In tutto ciò, la cosa molto interessante è che in questa agiografia i Musulmani ci fanno una bellissima figura (sembrano decisamente tolleranti con i Cristiani). Infatti questo è un episodio molto citato dagli storici che studiano i rapporti fra Islam e Cristianesimo, e anche dai Musulmani che vogliono dire "toh, guardate come siamo sempre stati bravi!".
    Ovviamente il martirio di San Pietro è stato messo per iscritto da Cristiani, non da Musulmani, quindi è particolarmente interessante notare il modo in cui vengono dipinti gli… "avversari" ().

  4. Ho riso come una cretina dall’inizio alla fine. XDDDDD
    Ho sempre pensato che i martiri siano un po’ troppo esaltati, ma questo qui ha battuto tutte le mie previsioni! XD

  5. perchè non proporre la beatificazione per quella comunità di musulmani?
    dev’essere stato difficile anche per loro in fondo…
    ma ho questa curiosità: resta qualcosa a Capitolatis della testimonianza di questo santo? o ancora lo prendono in giro?
    Diego

  6. Nacochan…
    Io non ho mai trovato troppo esaltati i martiri (cioè: li capisco molto bene; non so cosa avrei fatto io al loro posto – magari al momento buono mi sarebbe mancato il coraggio di imitarli, chi lo sa – però capisco molto bene il martirio). In effetti, però, questo è un po’ un caso limite… :-P

    Diego, sarai felice di sapere che Capitolias è scomparsa, sparita, inghiottita dal deserto, e non si riesce nemmeno a capire con molta certezza dove fosse fisicamente. Si tende a identificarla con il sito archeologico di Bet-er-Ras, nei dintorni della città di Ibrid (in Giordania, al confine con la Siria), ma gli studiosi non sono nemmeno convinti che sia veramente quella. (Tolomeo, parlando di una città che può essere identificata con questo sito archeologico, parla di una "Capitoliàs", quindi nessun problema; il problema è Plinio il Vecchio, che parla apparentemente dello stesso insediamento chiamandolo "Rhaphana". Quindi, insomma: o Rhaphana era un altro nome per Capitolias, oppure uno dei due autori s’è confuso e noi moderni brancoliamo nel buio).
    Fatto sta che Capitolias esisteva sicuramente ancora nel XII secolo, quando abbiamo testimonianza dell’esistenza di un arcivescovo in quella diocesi, e ancora nei secoli XIV e XV, per i quali vengono citati, in un’altra fonte, altri quattro titolari.

    Detto ciò, il fatto che Capitolias sia sparita ha sicuramente inciso sul culto del "suo" Santo, che adesso non mi risulta essere venerato in maniera particolare, né "in patria" né altrove. Per di più, nei secoli passati c’è stata un po’ di confusione perché questo San Pietro era stato confuso con altri due Pietro martirizzati negli stessi anni nella stessa zona, quindi insomma un po’ di caos.
    Per contro, però, lo ricordano anche gli ortodossi il 4 ottobre.
    Magari San Pietro si aspettava un culto un po’ più entusiastico, ma ahimé si deve accontentare… :-P

  7. grazie della risposta, più esaustiva di così non potevo pensare…
    di sicuro anche San Pietro te ne renderà merito per tenere viva la sua memoria!
    grazie ancora
    Diego

  8. Io sapevo che il martirio può essere al più accettato, ma mai ricercato, così come le penitenze veramente fruttuose sono quelle accettate per amor di Dio, e non quelle auto-inflittesi.
    Se questa storia fosse interamente veritiera e la Congregazione per le Cause dei Santi la prendesse in considerazione oggi, credo che la Causa verrebbe cassata immediatamente!

  9. Uhm, per le penitenze auto-inflittesi non ne sono così tanto sicura. Cioè, c'è gente che fa piccole opere di mortificazione corporale, anche al giorno d'oggi; non credo che siano "sbagliate" o "inutili".
    Invece, sul martirio ovviamente hai ragione: uno che cerca a tutti i costi di farsi ammazzare è un pazzo masochista, non un Santo :-D
    Però all'epoca la mentalità era completamente diversa, quindi non mi stupisce che i fedeli non abbiano trovato niente di strano in questa storia… ma se qualcuno facesse una cosa simile ai nostri giorni, ovviamente sarei la prima a prenderlo per pazzo :-P

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