[Pillole di Storia] Valentine’s Day: debunking


San Valentino, dicevamo.
Due anni fa, ci interrogavamo sulla vita di San Faustino: cosa mai avrà fatto, nella vita, il povero Faustino, per diventare il cosiddetto “patrono dei single”? (Riposta: niente. Ci sono effettivamente alcuni Santi che le donne nubili possono invocare per trovar marito, ma San Faustino non è fra questi: viene popolarmente considerato “il patrono dei single” solo perché la sua festa cade il 15 febbraio quando i single si son rotti le scatole dopo ventiquattr’ore di pomiciamenti, e han bisogno urgente di un qualche Santo a cui votarsi).

Ma… e San Valentino?
Voglio dire: voi lo sapete, come mai San Valentino è diventato il patrono delle coppie innamorate?
Se non lo sapete… beh, non mi stupisce affatto.
Se credete di saperlo, verosimilmente state credendo male.
Ormai ci ho preso gusto a sbufalar le bufale, e quindi smaschererò anche questa… che è la leggenda metropolitana più radicata dei nostri giorni, a ben vedere!

***

C’era una volta, tanto tempo fa, un povero cristiano. Si chiamava Valentino, ed era il vescovo di Terni; nel 273 d.C. si trovava a Roma e fu martirizzato dall’imperatore Aureliano, il 14 febbraio. Dopo la sua morte fu sepolto a Roma, nella via Flaminia; le sue reliquie furono successivamente traslate a Terni, nella Basilica di San Valentino.

C’era una volta, un po’ di tempo prima, un altro povero cristiano. Si chiamava Valentino, era di Roma, e faceva il prete: fu martirizzato a Roma il 14 febbraio del 269 d.C., e sepolto in un altro punto della via Flaminia. Oggi, San Valentino di Roma esercita il dono dell’ubiquità, essendo state le sue reliquie equamente divise fra Roma e l’oltremare: per metà si trovano a Roma, nella chiesa di San Prassede, e per metà si trovano a Dublino, alla Whitefriar Street Carmelite Church.

Questi due poveri disgraziati, che hanno avuto la sventura di essere martirizzati nello stesso giorno e nello stesso luogo ma a quattro anni di distanza, in questo momento sono probabilmente seduti su una nuvoletta in Paradiso a mettersi le mani nei capelli, contemplando tutto il caos che hanno involontariamente generato.
Essì: perché… quale dei due è San Valentino? Il San Valentino degli innamorati, dico?

La diocesi di Terni pompa molto il suo, facendo intendere che si tratti proprio del ternano: ma alcune leggende agiografiche sul patrono degli innamorati lo vogliono martirizzato dall’imperatore Claudio, che è morto nel 270. È chiaro che queste leggende (peraltro leggendarie, ma ci torniamo dopo) si riferiscono al secondo Valentino – quello martirizzato nel 269, presbitero romano.

Insomma, già così partiamo male: San Valentino esiste (anzi, ne esistono ben due), ma non si capisce bene di chi si stia parlando. Questa confusione era già presente nel Medio Evo (e, in effetti, è anche molto comprensibile: se scorrendo un martirologio trovate nominato due volte di fila ‘San Valentino martire, ucciso a Roma il 14 febbraio e sepolto lungo la via Flaminia’… pensate che si tratti di due omonimi, o pensate a una distrazione del copista? Ecco, appunto).

A questo punto, potreste dirmi “beh, ma leggiamo le agiografie, no?”. Uno dei due San Valentino avrà pur fatto qualcosa a tutela degli amanti: una volta confrontate le biografie, sapremo con certezza a quale dei due Santi ci stiamo riferendo!

Io l’ho fatto.
Inutilmente.

Le agiografie più antiche sono veramente telegrafiche: “martirizzato a Roma il 14 febbraio, morto e sepolto, grazie molte e arrivederci”.
Le agiografie più recenti sono già meno attendibili. E in ogni caso: su San Valentino di Roma, ci dicono solo che era un prete a Roma; su San Valentino di Terni, aggiungono che era stato chiamato a Roma per curare il figlio di un famoso rètore, essendo il bambino gracilissimo e deforme. San Valentino guarisce il figlio, converte tre studenti, e gli mozzano la testa.
Non è un granché, come trama per un Harmony.

Scorretevi tutte le agiografie più vecchie (tardoantiche e medievali), e troverete sempre racconti di questo tenore. La prima agiografia che sembra in qualche modo giustificare il patronato degli amanti risale al 1493, è tardissima, e del tutto inaffidabile: vi si legge che San Valentino di Roma (il prete) sarebbe stato martirizzato a causa della sua opposizione ad una legge dell’imperatore Claudio, con cui si impediva ai cittadini romani di sposarsi. Non è ben chiara la ragione per cui l’imperatore avrebbe voluto spingere Roma all’auto-genocidio, e infatti Claudio non l’ha mai fatto: non mi risulta che questa legge sia mai esistita… e quindi, valutate voi quanto sia attendibile codesta agiografia.
Ma in ogni caso: siamo nel 1493, appunto. Millequattrocentonovantatré. Per oltre dieci secoli, mai e poi mai San Valentino è stato associato all’amore (in alcun modo!). Da ciò si evince, peraltro, una cosa interessante: quando si legge in giro che la Chiesa ha fissato la festa di Valentino il 14 febbraio, per cristianizzare i Lupercali che tenevano i Romani…
… beh, questo è palesemente falso.
Nessuno dei due Valentini, all’epoca, aveva niente a che vedere con l’amore: sarebbe assurdo, dire che son stati piazzati lì ad hoc per cristianizzare i riti di fertilità pagani. Non che ci sia niente di male nella cristianizzazione delle feste pagane (la Chiesa l’ha fatto, in altre occasioni)… ma semplicemente, non in questa. La prossima volta che vi raccontano la storiella dei Lupercali, tenetelo presente.

Ad ogni modo: per più di mille anni, San Valentino non è mai stato associato alle coppie innamorate.
Ma allora: quand’è che è diventato il Santo dell’amore? E come?

Se fate una ricerca in Internet, vi dicono che la prima attestazione risale a Geoffrey Chaucher (sì: quello dei Racconti di Canterbury). Nel 1382, il poeta scrive una composizione per festeggiare l’unione di Riccardo II d’Inghilerra con Anna di Boemia – ed effettivamente, ci mette versi molto eloquenti:

For this was on seynt Volantynys day,
Whan euery bryd comyth thete to chese his make.

[Ehm, credo di avere qualche problema con l’Inglese medievale: ad una prima occhiata, credevo di aver letto una cosa tipo “perché questo è stato spedito nel giorno dei volantini, quando ogni uccello viene qui a preparare il suo formaggio”. Ehm].

Accantonando i volantini, i versi stanno per for this was Saint Valentine’s Day, when every bird cometh there to choose his mate: “perché quello era il giorno di San Valentino, quando ogni uccello viene a scegliere il suo compagno”.
Okay, fantastico: i piccioncini innamorati, le colombelle che tubano, è San Valentino e ci amiamo tutti…
… ma aspettate un attimo: c’è qualcosa che non mi torna.

Affacciatevi un attimo alla finestra: dove la vedete, tutta ‘sta folla di animali in estro e di femmine in calore?
Io vedo solo un piccione spennacchiato che sta crepando per il freddo: se gli proponessero di passare un bel quarto d’ora con una picciona femmina, probabilmente li insulterebbe.
Insomma: questa non è la stagione degli amori (e men che meno in Inghilterra, che è ancor più a nord): ma siamo sicuri che Riccardo II ed Anna di Boemia si siano sposati davvero il 14 febbraio?
No: si sono sposati il 22 gennaio (peggio che peggio!), ma hanno firmato la promessa di matrimonio il 2 maggio dell’anno prima, in una cerimonia ufficiale e molto sentita. E… tu guarda: il 2 maggio è la festa di San Valentino! Un terzo San Valentino: Valentino di Genova, vissuto nel IV secolo.

Ricapitolando: il 14 febbraio sono venerati due San Valentini, nessuno dei quali è minimamente connesso con l’amore; quanto alla prima citazione di San Valentino in un contesto amoroso, si riferisce a un terzo omonimo che c’azzecca men che zero. Probabilmente, Chaucher l’ha citato non perché avesse un patronato specifico sulle coppie innamorate, ma per sottolineare che il fidanzamento si era svolto in piena primavera: un periodo propizio alla nascita di nuovi amori, come mostra la natura.

È scorretto dire che Chaucher sia l’iniziatore di questa tradizione romantica (poveretto: lui non ci pensava proprio!); certo è che, qualche decennio dopo, l’amore incomincia pian piano ad essere associato a Valentino. (Quello di febbraio. Uno dei due).
Colpa di Chaucher, che è stato letto male?
Non ne ho la più pallida idea, e non credo che questa ipotesi sia del tutto verosimile: certo è che il Valentine’s Day è una festa tradizionalmente anglosassone, e che le prime (e seconde, e terze, e ennesime…) attestazioni del 14 febbraio come festa degli innamorati, sono tutte britannicissime. Ancora nel 1613, componendo una lirica per il matrimonio di Elisabetta di Boemia e Enrico V (la cerimonia si era svolta – questa sì – il 14 febbraio), John Donne citerà significativamente Chaucher tirando in ballo il topos degli uccelli che si uniscono a San Valentino, e dimostrando di aver frainteso al cento per cento i versi originari.

Insomma: la festa di San Valentino (14 febbraio) come festa degli innamorati, storicamente, nasce a inizio ‘400 (le prime attestazioni oscillano fra il 1400 e il 1415).  Non si sa bene perché: le vere origini di questa usanza sono avvolte nel mistero, ma così stanno le cose.
Si tratta senz’altro di una festa antica, medievale, con lunghe tradizioni alle sue spalle: San Valentino non fa parte della nostra tradizione… ma non per questo dobbiamo liquidarla come una festa consumistica, inventata ad hoc dai negozianti negli ultimi vent’anni!

Semmai, dobbiamo considerarla una festa sbagliata.
San Valentino non c’entra niente con gli innamorati; gli uccelli che s’accoppiano non c’entrano niente col 14 febbraio; San Valentino di Terni non ha mai lontanamente avuto niente a che vedere con le coppie innamorate (e tutte le leggende del caso, tipo Valentino che sposa i fidanzati, sono invenzioni belle e buone create a posteriori per cercare di giustificare questa festa, altrimenti incomprensibile).
Ma insomma, fatevene una ragione: San Valentino non c’azzecca niente con gli innamorati. E probabilmente è anche un po’ stranito, a vedere gente che si mette in lingerie “per festeggiar la sua memoria”.

Insomma: c’è qualche single, nei paraggi?
Se vi da fastidio (come capita talvolta) il fatto di non poter festeggiare San Valentino… beh, che dire? Consolatevi.
Neanche i fidanzati stanno festeggiando San Valentino: che credete? Stanno festeggiando la Festa dei Fiorai, la Festa della Confusione Storica, la Festa dei Tre Omonimi…
… ma decisamente, non stanno festeggiando San Valentino.

La cosa vi consola?

Potete spedire questa cartolina virtuale, o altre dello stesso genere, dal sito Be My Anti-Valentine.
Per tutti quelli a cui San Valentino fa venire l’orticaria!
Io non sono così estremista (mi diverto solo a sfatare le leggende; per il resto, ognun faccia quel che vuole)… ma il bigliettino d’auguri era troppo bello, e troppo in tema con il post!

15 pensieri su “[Pillole di Storia] Valentine’s Day: debunking

  1. Se la cosa mi consola??? 'nsomma…  Più che altro mi solletica una sghignazzata beffarda assai liberatoria :-D
    …che misantropia… suvvia allora: buon onomastico a tutti i Valentini e Valentine (almeno), e buoni neo-Lupercali agli altri!

  2. Nel lezionario il 14 non è più memoria di San Valentino… ora non mi ricordo chi sia :oP

    Cmq mentre leggevo c'è stata questa frase che sembrava un spot "
    Insomma: c’è qualche single, nei paraggi?" e poi invece ribalti il tutto con la cartolina :o)

    Io continuo a tifare per il ragazzo moribondo … non è che per caso lunedì devi passare in università? :o)

    Un sorriso :)

  3. Filippo, LOL, "neo-Lupercali" è perfetta, come definizione

    Marinz, il 14 è la festa dei Santi Cirillo e Metodio, a quanto pare. Preparando questo post, avevo letto che la festa di San Valentino era stata abolita con la revisione del martirologio, lasciando però la possibilità di festeggiarla comunque nel caso di tradizioni particolari, consuetudini radicate in una certa zona, ecc.

    Quanto allo sconosciuto a cui sono caduta in testa, ti confesserò che a questo punto sarei curiosissima di re-incontrarlo… giusto per dargli l'indirizzo del mio blog e fargli leggere tutti i vostri commenti: vorrei vedere la faccia di quel poveretto mentre legge tutte le vostre congetture romantiche, su di lui e sulla pazza che probabilmente l'ha ridotto in sedia rotelle spaccandogli una vertebra :-D

  4. In dialetto pavese si dice che "a san valintei tut i vent ien marei" (perdona la trascrizione orrida).
    Significa: "a San Valentino tutti i venti sono maturi" ossia iniziano a farsi primaverili.

    Giusto per cultura: ormai il mondo ha cambiato le stagioni rispetto alle tradizioni antiche.

    Matteo

  5. Stella, e come no: è il mio chiodo fisso…

    Daniele, suvvia, e poi come la mettiamo coi fiorai? ;-)

    ago, davvero? Non ne avevo assolutamente idea… beh, sono contenta che Socci la pensi come me :-D (E come tutti quelli che hanno studiato la Storia di questa festa, ehm)

    Pitie, grazie! E buona giornata a te (anche se ormai sta per finire)… :-D

    Matteo, toh, ne deduco che a Pavia l'inverno dura un po' più che a Torino (verissimo): da noi, il freddo si scioglie a San Biagio… ;-)

  6. "sembra che io sia una zitella incarognita che critica San Valentino per proposito.
    No, non è così!"

    In che senso "non è così"?
    Stai negando "sembra"? Oppure "sia"? Oppure "zitella"? Oppure "incarognita"? O forse "critica"? O addirittura "San Valentino"? O magari "per proposito"? O una combinazione delle precedenti?
    Perché sai, sono 128 (centoventotto) combinazioni diverse, c'è da perderci la testa.

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