La Guarigione di Tiberio – III

(Parte prima. Parte seconda)

Giudea.
Qualche tempo prima.

È in lui che è riposta la mia salvezza!”.
Berenike lo sussurrò appena, così incredula da non osare dirlo ad alta voce.
Sgranò gli occhi e rimase immobile, accoccolata sul suo giaciglio, fissando di lontano quelle donne accanto al pozzo. Parlavano ad alta voce: le aveva sentite bene, nonostante la distanza. E aveva sentito cose che non avrebbe mai nemmeno potuto immaginare: un profeta, in Galilea, annunciava il suo messaggio. Compiva guarigioni prodigiose, annunciava il Regno dei Cieli: dicevano che fosse forse il Figlio dell’Uomo, inviato dal cielo per instaurare la regalità celeste. Di fronte a lui, i ciechi vedevano, i muti parlavano, i paralitici riprendevano l’uso delle gambe, i peccatori guadagnavano la salvezza…
… e Berenike, accoccolata sui suoi stracci, sentì la speranza rinascere improvvisamente in lei.

“Speranza”.
Che strano sentimento.
Berenike pensava di averlo perso una volta per tutte dodic’anni prima, quando era stato chiaro che c’era qualcosa, in lei, che drammaticamente non andava.
Certo: tutte le donne perdono sangue, una volta al mese. Tutte quante sono impure, nei giorni in cui il loro ciclo mensile le fa sanguinare: debbono avvisare il marito affinché non si congiunga a loro – così vuole la Legge – e debbono avvisare anche gli altri maschi della casa. Costoro dovranno evitare di toccarle, o di toccare qualunque oggetto che sia stato in precedenza toccato anche da loro. In caso contrario, a loro volta diverrebbero impuri: così dice la Legge.

Certo: tutte le donne hanno questo piccolo disagio. È ovvio.
Ma nel suo caso?
Nel suo caso, i sanguinamenti andavano e venivano: si prolungavano esageratamente, arrivavano all’improvviso, coglievano di sorpresa… il suo periodo di impurità era del tutto imprevedibile. Dunque, Berenike si trovava in uno stato di impurità per così dire permanente: letteralmente esclusa dalla società, si sentiva quasi una lebbrosa… una peccatrice, una imperfetta, un coccio vuoto venuto venuto male…
E adesso, quelle donne dicevano di conoscere un profeta che guariva le infermità, perdonava i peccati, mondava le impurità..?
Berenike non riusciva a crederci.
Allora, non tutto era perduto…

***

Il Figlio dell’Uomo era attorniato dalla folla: assiepati, accalcati, ansimanti, più di un centinaio di fedeli sgomitavano per poterlo raggiungere, per poterlo toccare, per potergli anche solo chiedere una grazia…
“Rabbì! Rabbì! Ti prego!”.
“Maestro, mia figlia sta per morire: vieni con me e poni su di lei le mani, affinché…”.
“Pietà, signore! Ascolta mia supplica: mio marito…”.
“Affinché sia salva, e viva! Ti prego, accetta di seguirmi fino alla mia casa; e io…”.
Berenike si morse il labbro inferiore, cercando di combattere quell’angoscia che sentiva nascere proprio lì, alla bocca dello stomaco. Sgomitando, e cercando di non contaminare col suo tocco quella folla incosapevole, si fece largo tra la gente: cercò di avvicinarsi all’uomo che aveva nome Gesù, cercò di attirare la sua attenzione, gridò tentado di sovrastare le altre grida… e capì in un attimo che sarebbe stato tutto inutile. Gesù avanzava senza aver udito le sue parole, che erano state coperte dal vociare dell’altra gente: l’aveva già raggiunta, l’aveva già superata, si stava allontanando a grandi passi; e assieme a lui, Berenike vedeva allontanarsi anche la sua salvezza…
Con un lampo di disperazione, si gettò su Gesù e cercò di aggrapparsi al suo mantello. Forse, anche solo il tocco con la stoffa che Lo aveva avvolto…

Le dita di lei sfiorarono il mantello.
Berenike chiuse gli occhi e sorrise, sentendosi invadere dalla consapevolezza di essere già stata guarita, in quel preciso istante.
E poi Gesù smise improvvisamente di camminare, girandosi per guardare indietro. “Chi mi ha toccato?”.

Berenike rimase immobile dov’era, accucciata sulle sue ginocchia, cercando di mimetizzarsi fra la folla (che fortunatamente, era tantissima). Nell’arco di un secondo, sentì piovere su di sé il peso enorme di quel che aveva fatto: lei, una donna perennemente impura, aveva osato toccare il più grande tra i profeti, contaminando il candore che…
Chi mi ha toccato il mantello?”, ripeté Gesù.
Calò il silenzio: tutti fecero cenno di no con la testa, vagamente spaventati. Uno dei  compagni di Gesù – un vecchietto dall’aria burbera – si schiarì la gola, osservando timidamente: “maestro, la folla ti stringe da ogni parte e ti schiaccia… sarà stata un’impression…”.
“Vi dico che qualcuno mi ha toccato”, ripeté Gesù, per la terza volta.
I suoi discepoli si lanciarono uno sguardo sconcertato. “Maestro”, mormorò uno, debolmente: “con tutta la gente assiepata qua attorno, tu vuoi sapere chi ti ha toccato? Ma è impossibile…”.
Gesù non si preoccupò neanche di rispondergli: piuttosto, senza dire niente, lasciò spaziare il suo sguardo fra la folla. Era uno sguardo discreto, incuriosito, che non aveva niente di inquisitoriale: più che altro, sembrava che davvero il Figlio dell’Uomo si stesse domandando, senza rabbia alcuna, il perché di quel gesto…

Berenike deglutì, ancora immobile. Non aveva pensato che lui potesse accorgersi del suo gesto, in mezzo a tutta quella calca. E adesso temeva una punizione, temeva il suo giudizio; temeva che, facendosi avanti, sarebbe stata rimproverata, percossa, punita
… ma del resto, il profeta non se ne andava. Un tizio a due metri di distanza urlava disperato che sua figlia stava morendo; i suoi apostoli, straniti, cercavano di convincerlo a dar retta a quel poveraccio e di smetterla di insistere con la storia del mantello; la folla, tutt’intorno, lo sommergeva di preghiere…
… e lui se ne stava lì, immobile, senza smettere di guardarsi attorno.

Berenike esitò, spaventata e colpevole.
E poi, tremando per la paura, si gettò ai piedi di Gesù, raccontandogli a bassa voce tutta la sua storia. Divisa fra il terrore di essere punita e la speranza di ottener perdono, posò i suoi occhi pieni di lacrime sul volto di Gesù, e fu incredula nel vedere che lui le… sorrideva!
Gesù si chinò su di lei: la accarezzò (la accarezzò!!) sul capo. Per un fugace istante, Berenike pensò che quella era probabilmente la prima volta in vita sua che un uomo ardiva anche solo sfiorarla: ma fu solo un attimo, perché poi i suoi occhi si persero nello sguardo di Gesù – ed era uno sguardo così divino per poter sembrare di questo mondo…
“Figlia, la tua fede ti ha salvata”, commentò Gesù, molto dolcemente. “Vai in pace, e sii guarita dal tuo male”.

Gesù le sorrise; e Berenike (ancora accucciata; ancora incredula; ancora tremante) cercò di ricambiare il suo sorriso, attonita.

E poi, il tizio con la figlia moribonda cominciò a urlare, gridando che la ragazza era ormai morta: e la folla ricominciò a vociare e ad avanzar le sue richieste; e Gesù riprese lentamente a camminare, e il corteo sfilò oltre.
Berenike rimase immobile a fissar la scena, sgranando gli occhi.

“Speranza”.
Che strano sentimento.
Doveva essere così, che ci si sentiva, di fronte alla prospettiva di rinascere a vita nuova.

(Continua)

14 pensieri su “La Guarigione di Tiberio – III

  1. la storia si fa appassionante con qusti flashback cinematografici. ma lo sapevamo che come scrivi tu…
    Non fermarti a Pasqua!
    Ma di chi è quel bellissimo quadro in coda?

    Diego

  2. Ehm… non ne ho assolutamente idea: l'ho (faticosamente) trovato su Google dopo (lunghe) ricerche cercando "emorroissa".

    A dire il vero, lo stile mi sembra "pericolosamente" simile alle illustrazioni dei Testimoni di Geova (tipo le illustrazioni al Vangelo che fanno sulla Torre di Guardia & co). Potrebbe anche essere tratto da una delle loro pubblicazioni!
    Purtroppo non sono riuscita a trovare l'autore… però piaceva un sacco anche a me: avevo guardato molti quadri diversi, e questo mi aveva colpito in modo particolare!

  3. Ho presente quelle dei testimoni di Geova, ma questa mi sembrava più "rotonda", come dire, più dei pupazzetti di plastilina che disegni…
    quelli geovani mi sembra di ricordare non abbiano tutte queste sfumature…
    Questa è bella. Singolare anche il taglio netto di Gesù, non se ne trovano in giro molte di così… grazie!

    Diego

  4. Oh!
    Tramite TinyEye sono riuscita a trovare una versione ingrandita di questa immagine, e grazie alla versione ingrandita sono riuscita a leggere la firma in basso a sinistra, che qui si intravvedeva solo.
    Ebbene: i Testimoni di Geova non c'entrano, e il disegno è opera del bravissimo Simon Dewey, che ho scoperto stamattina grazie a te e che mi manda veramente in estasi per il modo in cui disegna, per le cose che disegna, e anche per il taglio particolare che dà a certi suoi quadri. E' bravissimo, e pare sia specializzato in quadri di argomento religioso.
    Splendidi, sono uno più bello dell'altro: grazie per avermelo fatto scoprire, grazie alla tua domanda che mi ha fatto venir la curiosità!

    Ne val la pena: cercate "Simon Dewey" su Google Immagini, e… buona visione!

  5. Buona Pasqua a te, cara diggiu!!

    Per l'immagine, invece dobbiamo proprio ringraziare Diego… ammetto che, senza la sua domanda, non mi sarebbe proprio venuta la curiosità di andare a documentarmi!
    Vero che è un pittore bravissimo? A me piace un sacco!

  6. Buona Pasqua a te, cara diggiu!!

    Per l'immagine, invece dobbiamo proprio ringraziare Diego… ammetto che, senza la sua domanda, non mi sarebbe proprio venuta la curiosità di andare a documentarmi!
    Vero che è un pittore bravissimo? A me piace un sacco!

  7. Il merito è tuo, che ti sei documentata.
    e poi anche perchè hai messo a disposizione il tutto!
    In realtà non mi entusiasmano tutte allo stesso modo, ma in generale sono proprio pregevoli.

    Diego

  8. Beh, sì, alcune sono più "normali", mentre altre sono decisamente più belle o innovative.
    A  me piace veramente tantissimo (ma roba che mi comprerei le stampe e me le metterei in casa) questo dittico: Gesù bambino che prega con la Madonna, e poi Gesù adolescente che impara a leggere le scritture assieme a San Giuseppe.

    Io sono sempre stata molto affezionata a San Giuseppe… ed è relativamente raro trovare dei disegni in cui c'è San Giuseppe da solo con il figlio! Di quadri con la Madonna e il bambino, ovviamente, è pieno il mondo: ma di San Giuseppe non ce ne sono poi così tanti (a parte le immaginette con San Giuseppe che tiene in braccio il neonato, ma quelle non mi dicono un granché).
    Invece, in queste scene, Gesù è già grandicello e Maria e Giuseppe lo educano, gli insegnano a pregare… insomma, gli fanno veramente da mamma e papà ;-)

    Belle!
    (Un'altra scena che mi piace molto, quando la trovo rappresentata, è Gesù che torna dai genitori dopo esser stato coi dottori del Tempio, e spiega loro la sua "fuga". Anche quella è molto significativa!)

  9. Beh, sì, alcune sono più "normali", mentre altre sono decisamente più belle o innovative.
    A  me piace veramente tantissimo (ma roba che mi comprerei le stampe e me le metterei in casa) questo dittico: Gesù bambino che prega con la Madonna, e poi Gesù adolescente che impara a leggere le scritture assieme a San Giuseppe.

    Io sono sempre stata molto affezionata a San Giuseppe… ed è relativamente raro trovare dei disegni in cui c'è San Giuseppe da solo con il figlio! Di quadri con la Madonna e il bambino, ovviamente, è pieno il mondo: ma di San Giuseppe non ce ne sono poi così tanti (a parte le immaginette con San Giuseppe che tiene in braccio il neonato, ma quelle non mi dicono un granché).
    Invece, in queste scene, Gesù è già grandicello e Maria e Giuseppe lo educano, gli insegnano a pregare… insomma, gli fanno veramente da mamma e papà ;-)

    Belle!
    (Un'altra scena che mi piace molto, quando la trovo rappresentata, è Gesù che torna dai genitori dopo esser stato coi dottori del Tempio, e spiega loro la sua "fuga". Anche quella è molto significativa!)

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