…ma veramente, la carne costava tanto?

Verso la fine del Duecento – guarda i casi della vita – si verificò in Europa un graduale arretramento delle colture cerealicole. Molti territori prima adibiti a campo vennero riconsegnati ai rovi: la gente cominciò a dedicarsi ad altro tipo di occupazioni… e il bosco avanzò.
Contemporaneamente – guarda un po’ che coincidenza – in alcune regioni nordeuropee si cominciò a dare impulso all’allevamento di bestiame; e il settore fece boom.
Tutto questo si tradusse, nei primi decenni del Trecento, in un’accresciuta disponibilità di carne e selvaggina. La prima veniva allevata ad hoc e mandata al macello per la vendita; la seconda (un po’ più rara) veniva catturata durante battute di caccia in quei territori che una volta erano campi arati, e adesso erano bosco.

Poi, arrivò la Peste.
Dopo l’infuriare della Morte Nera (che, ricordiamolo, nell’arco di sei anni mandò al Creatore più di un terzo della popolazione europea), gli increduli superstiti si trovanono… uhm… nella condizione più adatta per chiedere un aumento?
Il fenomeno non si verificò in campagna (dove, tutto sommato, ogni contadino è padrone di se stesso); però, in molti casi, si verificò in città.
Voglio dire: se ti presenti a un colloquio di lavoro e sei l’unico candidato nell’arco di chilometri perché tutti gli altri sono stesi in una tomba… allora, forse forse, sei nella situazione giusta per avanzar rivendicazioni salariali.

Insomma: sommate i due fattori, e vi trovate di fronte a un quadretto rincuorante. Stipendi più alti = più potere d’acquisto; più allevamenti di bestiame = più disponibilità di carne sui banchi del mercato.
Pian pianino, le popolazioni europee cominciarono gradualmente a mangiare sempre più carne, seguendo una tendenza che era già presente all’inizio del Trecento e che registrò una brusca accelerata con i postumi dell’epidemia.

Tutto ciò, per dire che nel Medio Evo la carne si mangiava!
Eccome!!

Ve lo racconto, perché in genere si pensa che la carne fosse proibita, nel giorni di Quaresima, perché era un alimento costosissimo: un lusso per eccellenza, un insulto alla miseria.
Beh: non è sempre stato così. In certi periodi della Storia della Chiesa, la carne era considerata un piatto gustoso, nutriente, migliore di ogni altro cibo, addirittura afrodisiaco… ma non particolarmente caro. Insomma: niente di inarrivabile. Se la Chiesa ha continuato a vietarne il consumo, non è stato per il costo.

Il Sicilia, nel 1308, un addetto alla macellazione percepiva, oltre al suo salario mensile, un “buono pasto” di 2,4 kg di carne alla settimana. D’accordo che si trattava in gran parte di scarti di macellazione, okay: ma se la carne fosse stata davvero merce rara, di certo non ne avrebbero rifilati dieci chili al mese al primo dipendente di passaggio.
Per gli anni ’30 del Trecento, è stato calcolato per la città di Firenze un consumo pro-capite di carne che si aggirava attorno ai 38 chili all’anno.
Secondo uno storico di nome Abel, che si riferisce alla Germania, un cittadino benestante del secolo XV consumava mediamente 100 chili di carne all’anno (sì, avete letto bene: cento chili). È una cifra esorbitante, che peraltro si traduce in un qualcosa tipo 450 grammi di carne al giorno (!!), tenuto conto dei momenti di astinenza imposti dalla Chiesa.
Eppure, la cifra sembra attendibile, se la limitiamo ai ceti medio-alti e ad alcune zone del Nord Europa, dove la disponibilità di carne era sempre stata piuttosto alta. Stime simili, giusto per capirci, ci arrivano anche da Polonia, Svezia, Inghilterra e Paesi Bassi; in quella stessa epoca, in Sicilia, i vignaiuoli che lavoravano sotto padrone portavano a casa una razione settimanale di 800 grammi di carne.
Onestamente non so se li mango io, 800 grammi di carne in sette giorni!

Insomma: il fatto che la Chiesa vietasse il consumo di carne “perché era un cibo troppo lussuoso”, è quasi un mito da sfatare. Le vere ragioni per cui la carne era guardata con sospetto erano altre: era un cibo particolarmente buono, era un alimento nutriente, era una specie di panacea. Aveva anche – secondo la Medicina dell’epoca – pericolosi effetti afrodisiaci… ma non era, a dire il vero, un cibo inaccessibile, un lusso da ricconi.
Il punto non era “la carne è un lusso assurdo”; il punto era “la carne è troppo buona”.
E anche nel momento in cui, gradualmente, la Chiesa ha cominciato a “sdoganare” il consumo di latticini e uova – tutti alimenti proibiti in tempo di Quaresima, nelle epoche remote – è rimasta inflessibile per quanto concerne salsicce e arrosti. Non perché l’uovo sodo sia più economico del cotechino; ma perché, generalmente, è meno buono del cotechino.

***

Capite? Il punto non è – non è mai stato – il prezzo.
Il punto era quello di umiliarsi in un atteggiamento penitenziale, negandosi quei cibi che erano popolarmente considerati i più buoni, i più gustosi, i più nutrienti, e i più piacevoli.
Un po’ come quando, al giorno d’oggi, qualcuno decide di far Quaresima astenendosi dalla pizza. O dalle patatine del McDonald’s. O dal barattolo di Nutella, o vattelappesca quel che vi pare: metteteci un qualsiasi alimento popolarissimo e gustoso, che proprio vi sollucchera.
Il prezzo di questo cibo, in fondo in fondo, non è neanche poi così importante: lo scopo è far penitenza e dominare i propri istinti; non è (necessariamente) fare economia…

7 pensieri su “…ma veramente, la carne costava tanto?

  1. Ci diresti però anche che popolazione c’era nella Firenze degli anni ’30 del Trecento? :P
    Comunque non è che sia ahm… così salutare la carne, almeno secondo la scienza moderna, ragione in più per astenersi si si :) (ok non è proprio la motivazione corretta ovvio)

    • Ah beh, certo, le proporzioni sono ben diverse :-)
      Peraltro quelle che ho citato sono (ovviamente) cifre calcolate in media; ovviamente, nelle tavole dei ricchi ci sarà stata più carne che in quelle dei poveri :-)
      Però, giusto per dare le proporzioni… a Firenze, dei primi decenni del Trecento (prima della Peste Nera, insomma), la popolazione urbana si aggirava attorno ai 100.000 abitanti (!). Avrei detto molti di meno, ma ho trovato la stessa cifra da due o tre parti diverse, quindi presumo sia attendibile… Poi c’è stato un crollo demografico fortissimo con la Peste Nera, tanto che Firenze è sempre rimasta sotto ai 50.000 abitanti fino ancora a inizio Ottocento.

      La cosa veramente inquietante sono le cifre che ci arrivano dal Nord Europa: a leggere quelle, sì che mi son fatta delle domande tipo “ma godevano di buona salute, questi qua?” O.o

  2. Ho cercato un po’su internet il consumo pro-capite di carne in kg/anno in vari Paesi Europei.
    In Italia abbiamo di recente oltrepassato i 90 kg/anno, mentre il paesi come Danimarca e Lussemburgo siamo vicini ai 150 kg/anno. In Spagna si consumano 100 kg/anno o poco più.
    Dati un po’spaventosi sinceramente o.o ma siamo così carnivori? XD

    • la carne costa meno ed è più veloce e rapida da cucinare di tante alternative…
      io fatico a trovare sempre delle cose diverse da cucinare ma, alla fin fine, mangiamo carne 5 o 4 giorni a settimana

      • In effetti, vale lo stesso anche per me.
        Io ad esempio non so cucinare il pesce (vabbeh che in Piemonte, per ovvie ragioni geografiche, non si è mai mai mai usato fare piatti di pesce, quindi mai nessuno nella mia famiglia ha avuto l’abitudine di avere pesce a tavola con una certa frequenza – ci sembra proprio una bizzarria, tende a non piacerci, e comunque non sappiamo cucinarlo, questi son proprio vecchi retaggi culturali dei miei).
        Parlando per me: io non so cucinare il pesce, (non mi piace), e il 99% dei miei (rari) pasti di pesce deriva da surgelati (tipo bastoncini di merluzzo Findus o caciucco Buitoni). Lo so che non è il massimo ma proprio non ho scelta, anche perché nel supermercatino di medie dimensioni vicino a casa mia non c’è il banco del pesce, hanno solo il banco della carne e quello della gastronomia, quindi anche volendo mi mancherebbe la materia prima :-P
        E poi comunque il pesce costa, sì. In Quaresima, quando non mangio carne per tutti e 40 i giorni, mi rendo proprio conto di spendere più del solito, al supermercato.

        Le uova sono molto rapide da cucinare e mi piacciono, ma non è che uno possa campare a uova.
        I formaggi mi piacciono tantissimo, ma in effetti costano, e immagino che in una famiglia numerosa sia in effetti il caso non strafare, proprio per il prezzo.
        Resta la carne… e in effetti anch’io la mangio con la stessa frequenza di Dabo, basto più o pasto meno.
        Mi piace il sapore, costa relativamente poco, si cuoce in fretta, ha una varietà infinita di modi d’esser servita… eh sì, anch’io sono molto carnivora. Forse ancor di più di altri, perché derivo da due famiglie piemontesissime dove il pesce a tavola non s’era visto mai, giusto quattro-cinque volte all’anno oppure d’estate in vacanza al mare, quando ti adegui alla cucina del posto.

  3. Pingback: A tavola con un uomo del passato | Una penna spuntata

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