Nella festa di Santa Lucia

Si rigirò sotto le lenzuola senza avere il coraggio di aprire gli occhi. Anzi: si tirò la coperta un po’ più su, verso il naso, perché quel giorno faceva veramente freddo e davvero piangeva il cuore, al pensiero di dover lasciare quel letto caldo per buttarsi nel gelo della canonica.
Ci mise qualche istante, nel dormiveglia di quel giorno, a realizzare che c’era qualcuno che stava canticchiando nella sua camera da letto.

Tutto subito, pensò che fosse un’illusione. Cercò di cacciar via gli ultimi brandelli di sogno, ma niente da fare: il canto era ancora lì. C’era come una vocina femminile che canticchiava a bassa voce una canzone di Natale. Per un attimo, ripensò alla sua mamma che lo svegliava ogni mattina canticchiando a bassa voce, quando lui doveva andare a scuola…
…poi realizzò che sua mamma era morta da svariati anni, che lui viveva da solo, e che decisamente non era normale sentir canzoni di Natale alle sette del mattino in casa propria.
Cautamente, spalancò gli occhi.

Poco mancò che ci restasse secco per lo shock.

Nella sua camera da letto, una donna bionda vestita di bianco, avvolta in una lunga e fluttuante tunica, si stava allegramente avvicinando al suo giaciglio tenendo in mano un vassoio pieno di dolci. Alle spalle della donna bionda, un’altra ragazzina le faceva luce con una candela.
Il reverendo non riuscì a trattenere un urlo strozzato e si tirò le coperte fin sopra la testa. “ODDIO!”.

La donna bionda si immobilizzò, interdetta. Smise di cantare e tacque per un istante, fissando l’uomo. “Buongiorno, eh”, commentò sarcastica.
Il reverendo terrorizzato abbassò la coperta quel tanto che gli bastava per lanciare un’altra occhiata al volo a quell’intrusa. Poi tornò a nascondersi. “Chi… chi diavolo siete, voi?”.
“Sono Santa Lucia!”, replicò la donna con un sorriso.
Santa Lucia”, le fece eco il prete, incredulo.
La martire di Siracusa annuì con un sorriso smagliante. “Proprio io, mio caro amico”.
Il reverendo si rannicchiò ancora di più sotto le coperte.
Santa Lucia rimase a guardarlo per qualche secondo con aria educatamente perplessa, e poi aggrottò le sopracciglia. “Non per essere pretenziosa”, disse cautamente, “ma in genere, quando appaio alla gente, la gente si inginocchia e prega. O almeno mi saluta”.
Il prete svedese non sembrava essere minimamente intenzionato a far niente di questo genere. “Che cosa vuoi da me?”, gracchiò da sotto le lenzuola.
Santa Lucia fece una faccia ancor più interdetta. “Volevo portarti la colazione a letto…”, azzardò a bassa voce.
Il prete singhiozzò disperato. “Santa Lucia voleva portarmi la colazione a letto”.
“Beh, è il giorno della mia festa… speravo di farti una sorpresa…”.
Il prete singhiozzò ancor più disperatamente.
Ci fu un breve silenzio.
“Ma se vuoi la porto a qualcun altro, eh”, commentò Santa Lucia che stava cominciando ad irritarsi.

Correva l’anno 1764, e un sacerdote svedese di cui non son riuscita a trovare il nome dava alle stampe il resoconto del suo incredibile, impressionante incontro con Santa Lucia.
A quanto sembrava disposto ad assicurare il reverendo, una fanciulla vestita di bianco, splendente per la luce, aveva preso l’abitudine di aggirarsi per le case degli Svedesi all’alba del 13 dicembre, tenendo in mano un vassoio di dolcetti…

"Luciafirande på Koberg i Västergötland 1848", illustrazione di Fritz von Dardel

“Luciafirande på Koberg i Västergötland 1848”, illustrazione di Fritz von Dardel

Wikipedia non ha peli sulla lingua: dice chiaramente che, nei paesi scandinavi a tradizione protestante, Santa Lucia è praticamente l’unica santa (cattolica) di cui è ancora vivo il “culto”.
Non mi sento di sottoscrivere questa affermazione per il semplice fatto che non conosco i Paesi scandinavi; ma, in effetti sembra proprio che le cose stian così.
E, sapete cosa? Il fenomeno non mi stupisce affatto.

Che “Santa Lucia sia il giorno più corto che ci sia”, come dice il proverbio, non è una banale credenza popolare: è pura realtà.
Fino alla riforma del calendario gregoriano, il solstizio d’inverno cadeva davvero il 13 dicembre. Santa Lucia, che già fin dal suo nome richiamava il concetto di “luce”, era davvero la Santa che, con la sua festa, riportava un po’ di sole sulla terra provata dal freddo. Dal 14 dicembre in poi, le giornate si allungavano davvero un pochettino (il che, peraltro, è anche la causa del mito di Santa Lucia a cui hanno strappato gli occhi. In realtà, Santa Lucia è stata uccisa a pugnalate; la famosa leggenda oftalmica è più tarda, e si giustifica proprio grazie allo stretto legame fra la Santa e la luce. Ne avevamo parlato qui).
E se pensiamo che, in Scandinavia, gli inverni hanno poche ore di luce per davvero (altro che il “buio invernale” di cui ci lamentiamo noi!)… beh: allora, si capisce come mai la festa di Santa Lucia sia sempre stata particolarmente sentita, da quelle parti.

Curiosamente, è molto più recente la festa-di-Santa-Lucia nel senso moderno che siamo abituati ad attribuirle: regali ai bimbi buoni, fanciulle mascherate, colazione a letto per i membri della famiglia, e così via dicendo.
Nella tradizione tipica dei paesi nordici, l’alba del 13 dicembre è annunciata dall’arrivo di una fanciulla vestita di bianco, che tiene in mano (o sulla testa) una candela accesa. Ai membri di ogni famiglia, la fanciulla porta la colazione a letto; e ai bambini che sono stati buoni dona anche qualche regalino.
E – a differenza di Babbo Natale, San Nicola, la Befana e compagnia bella – la cosa interessante di questa Santa Lucia è che esiste per davvero! La si può toccar con mano!
Nel senso: non è una figura mitologica che appare nottetempo e lascia i doni senza farsi vedere: è una figura in carne ed ossa, che viene impersonata, di casa in casa, da una fanciulla sempre diversa. L’ingrato compito spetterebbe, per tradizione, a “una vergine saggia”; vista la penuria di vergini sagge che ahinoi si registra oggidì, il ruolo è poi stato ceduto alla figlia più giovane della famiglia. Sarà lei a doversi alzare prima di tutti gli altri per preparare una colazione calda, da portare a letto ai parenti che ancora dormono…

L’usanza prende piede in Svezia sul finire del Settecento, diffondendosi prima della zona attorno al lago Vänern, e poi, gradualmente, in tutto il resto della nazione.
Non si sa di preciso da dove spunti questa tradizione, che fino ad allora non era attestata da nessuna fonte. Secondo alcuni, il personaggio di Santa-Lucia-che-porta-la-colazione-a-letto potrebbe derivare dai cori natalizi che, in quegli anni, erano molto diffusi in Svezia. Travestiti da angelo con luminosi costumi bianchi, e armati di candela per farsi luce nel buio dell’inverno, i coristi percorrevano le strade della Svezia per portare ai passanti i loro auguri. E se calcoliamo che la Santa Lucia svedese è una ragazza vestita di bianco, con una candela fra le mani, che augura il buongiorno ai suoi parenti canticchiando canzoni di Natale…
beh: un qualche legame con i coristi di una volta, effettivamente potrebbe esserci.

Com’è, come non è, verso la metà dell’Ottocento la tradizione si era diffusa in tutta la nazione.
Un boom ancora maggiore arriva nel 1929, quando un giornale di Stoccolma indice un singolare concorso di bellezza: la più bella del reame sarebbe stata eletta… non una Miss Svezia, ma una Miss “Santa Lucia”. Nel senso che sarebbe diventata “la” Santa Lucia ufficiale di Stoccolma, incaricata di fare comparse pubbliche in giro per la città il 13 dicembre.
L’iniziativa ha un gran successo, e, nell’arco di pochi anni, tutte le altre città svedesi si dotano di una analoga Santa Lucia a cui affidare incarichi pubblici nei giorni di Natale.
Il successo è così dirompente che la tradizione si allarga anche negli Stati confinanti. All’inizio degli anni ’30, la Finlandia aveva già adottato le stesse tradizioni; la Norvegia arriva un po’ più tardi, cominciando a festeggiar Santa Lucia soltanto dopo la fine della guerra mondiale… ma ormai, la festa è popolarissima anche lì.
In Danimarca, Lucia era addirittura scesa in campo contro i Nazisti: il primo “Giorno di Santa Lucia” fu celebrato nel ’44, per “portare un po’ di luce in un tempo di oscurità”, come aveva annunciato il Presidente. Fuor di metafora, la celebrazione di Santa Lucia voleva essere una sorta di protesta contro l’occupazione tedesca della Danimarca: una tradizione unicamente scandinava, contrapposta a quelle germaniche che gli invasori volevano imporre. E
da quell’anno, la figura di Santa Lucia entrò nei cuori anche di tutti i Danesi.

***

Ma insomma: sostanzialmente, cosa fa ‘sta Santa Lucia in tutti i Paesi del Nord Europa?
Beh: arriva nelle case cantando canzoni natalizie (fra cui anche la tipica carola Sankta Lucia, ljusklara hägring… che vi inviterei ad ascoltare qui sotto, per vedere, ehm, se la melodia vi dice qualcosa).

Terminata la canzone, Lucia comincia a distribuire i suoi regali. Sono piccoli dolcetti (lassù al Nord, Lucia non porta quasi mai giocattoli): biscotti alla cannella, pan di zenzero, brioche allo zafferano (che, se volete, in questo periodo sono in vendita a 3 euro all’Ikea, N.d.R.).
È un giorno di festa grande, in tutto il Nord Europa: è il giorno che dà ufficialmente inizio alle feste di Natale; è il periodo che ti fa capire che, , Natale è davvero a due passi.

E allora buona festa a tutti voi: perché il Natale si avvicina!

5 pensieri su “Nella festa di Santa Lucia

  1. Ciao, Io parlo con poco italiono… the schools and companies are not closed on lucia day in scandinavia (Swe, Fin, Nor, Den, Ice) instead lucia is celebrated at schools, companies, hospitals, churches… every where, it´s a big and very important celebration. The christmas season start on first of december with advent and lucia is very important part of the christmas season. You have a very nice blog!!! /Per .www.sanktalucia.se

  2. Sono passati vari secoli, ma il detto popolare è rimasto sempre invariato, tanto da fare in modo che la gente comune sia ancora convinta che il 13 dicembre sia il giorno più corto. Contrariamente a quanto si pensa, le giornate più brevi sono quelle che cadono nel solstizio d’inverno.

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