[Ma che sant’uomo!] L’agiografia di San Nectan

“Oh, no!”. San Nectan lanciò uno sguardo spaurito al suo angelo custode; e c’era smarrimento e costernazione, in quello sguardo. “La Guendalina!”.
L’angelo custode si mordicchiò le labbra, guardando verso il basso.
“La Guendalina!”, ripeté San Nectan. “Me l’hanno rubata!”.
L’angelo custode fissò con molto interesse la punta delle piume della sua ala destra. Tossicchiò. “Ehm. Mi spiace tanto, Nectan”, mormorò, visibilmente a disagio. “Io lo sapevo, naturalmente, ma non ho potuto fare nulla… era in qualche modo la volontà di Dio…”.
L’eremita tornò a fissare il paletto di legno a cui stava legata la povera Guendalina. “La mia mucca!”, balbettò incredulo. “Mi hanno rubato la mucca! Oh santo cielo: e adesso?”.
L’angelo custode si strinse nelle ali, con aria veramente mortificata. “Non lo so, Nectan. Troveremo un modo…”.
“Ma che ne sarà di lei?”. Il sant’uomo si passò una mano fra i capelli, e lottò disperatamente per rimanere calmo. “È una mucca anziana, ormai produce poco latte, cosa mai potranno farsene quei criminali?”. Sconvolto, si appoggiò al paletto. “La manderanno al macello!”.
L’angelo abbassò lo sguardo, e sospirò. “O magari no”, azzardò a bassa voce, in tono propositivo. “Magari la venderanno a poco prezzo a una famiglia povera e amorevole…”.
San Nectan rimase appoggiato al paletto, senza dire niente, preso da quello shock che possono capire solo gli eremiti a cui è appena stato sottratto l’unico e adorato animale da compagnia. “Ma non è giusto” mormorò, dopo qualche istante di silenzio. Lanciò uno sguardo sperso al suo angelo custode. “Perché? Io non capisco”.

Ed ecco, si udì un muggito in lontananza.

San Nectan trasalì, ed esclamò: “la Guendalina!!”.
L’angelo custode sospirò con l’aria di chi avrebbe tanta voglia di sotterrarsi, e tentò disperatamente un “mannò, figurati, mica c’è solo un’unica mucca al mondo…”.
Nectan era frenetico. “No! È lei! La Guendalina! Quante altre mucche vuoi che ci siano, in questo posto impervio e dimenticato dagli uomini in cui ho scelto di fare l’eremita?” (osservazione a cui in effetti l’angelo non tentò nemmeno di controbattere). “È la Guendalina! È lei! Devo salvarla!”.
“COSA?”, strillò l’angelo. “Ma sei scemo? Chiunque ti abbia rubato la mucca è un bandito grande e grosso, tu sei un eremita che vive negli stenti: cosa diamine speri di fare?”.
“Devo salvarla!”, insistette Nectan, affrettandosi lungo il sentiero. “Ho letto molte agiografie su questo argomento. È esattamente quello che fanno i santi”.
Amico”, tentò l’angelo, e c’era una nota di panico nella sua voce: “se proprio devo essere sincero, io ho visto chi ti ha rubato la mucca, e sono due criminali spregiudicati grossi come un macigno e con dei coltellacci legati alla cintura. Onestamente, non mi sembra proprio il caso”.
San Nectan si era già incamminato nella direzione da cui sembrava provenire il muggito della mucca, e non lo ascoltava. O meglio: lo ascoltava, ma coglieva solo quello che piaceva a lui. “Due criminali!”, mormorò ispirato. “Ecco la spiegazione! Dio ha voluto che i criminali mi rubassero la Guendalina perché io potessi mettermi alle sue tracce e convertire così ì bifolchi che me la hanno ingiustamente sottratta! Ho letto molte agiografie su questo argomento!”.
“Oh misericordia, Nectan”, sussurrò l’angelo sgranando gli occhi: “secondo me, i due criminali ti hanno rubato la mucca perché è così che va la vita, e tu dovresti semplicemente fartene una ragione e passare oltre”.
L’eremita scosse il capo, accelerando il passo. “Tu non capisci! Ecco cos’ero stato chiamato a fare: ecco la mia grande occasione per servire il Cristo e diventare un santo!”.
“Nectan”, mugolò disperato l’angelo custode cercando di tenergli il passo, “io sono convinto che il Cristo si senta già adeguatamente servito dalla tua vita di stenti e di penitenza, io non credo affatto che sia una buona idea andare a cercarsi rogne pedinando due banditi che ti hanno appena…”.
Ma fu tutto inutile.
E prima che l’angelo potesse fare qualsiasi cosa per impedirlo, Nectan – esperto conoscitore di quei boschi – aveva già individuato una piccola radura in mezzo alla foresta in cui, a giudicare dai rumori, i due banditi si erano fermati per riposare. Con mucca al seguito.
“Ti prego, Nectan, ti prego”, sussurrò l’angelo disperatamente, mentre il santo eremita stava accucciato dietro a un masso cercando il momento più opportuno per palesarsi. “Sono il tuo angelo custode, tenerti fuori dai guai è il mio mestiere: ti prego, davvero io non credo che…”.
“Oh, abbi fede!”, bisbigliò Nectan in risposta. Ed ecco, emerse da oltre il masso che lo celava alla vista dei bifolchi, spalancando le braccia e rifulgendo come colpito dalla più pura luce solare. “LA PACE DEL SIGNORE GESÙ CRISTO SIA CON VOI, FRATELLI!”.

I due malviventi sobbalzarono, portandosi una mano al cuore. La Guendalina muggì debolmente. Nectan sorrise con aria ieratica.
“Vi parla Nectan di Hartland, umile servo del Signore, figlio primogenito di Brychan di Brycheiniog re di Brycheiniog, guida spirituale di re Artù e di tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, evangelizzatore di queste lande…”.
(“Nectan, davvero, sei ancora in tempo per scusarti e salutare…”, tentò disperatamente l’angelo).
“…fratello del pio Clether signore di Nevern e dei santi eremiti…”.
(I due banditi si scambiarono un’occhiata sconcertata, poi tornarono a posare lo sguardo su quell’ometto rachitico vestito di stracci, poi si guardarono un’altra volta e fecero scivolare le mani in direzione dei coltellacci che portavano alla cinta).
“…guida e protettore di tutti i devoti figli di Brychan, messaggero del Vangelo fra le genti che ancora non conoscono la Novella…”.
(“Nectan, ma che stai a dire? E quei due hanno preso in mano i coltelli! Scappa!”).
“…e quest’oggi, fratelli carissimi, la mia strada si interseca alla vostra perché voi, quest’oggi, avete compiuto una grave offesa agli occhi di Cristo. Avete ingiustamente derubato il suo umile servitore, privandolo della sua unica fonte di sostentamento”. E indicò la Guendalina, che, sentendosi tirata in ballo, muggì in segno di assenso. “Fratelli carissimi, quella mucca mi appartiene” (i criminali si scambiarono uno sguardo allarmato). “e in nome del Signore nostro Dio, io vi ordino di voler immediatamente rendere la mucca” (l’angelo custode si lasciò sfuggire un gemito disperato) “a chi legittimamente la possiede, poiché così dice l’Apostolo: I ladri non erediteranno il regno di Dio”.
Seguirono dieci secondi abbondanti di silenzio. I banditi, increduli, fissarono Nectan; Nectan, ieratico, fissò i criminali; la Guendalina, ignara di tutto, iniziò serenamente a brucare l’erba, e l’angelo custode di San Nectan mugolò per il terrore. “Tu sei pazzo! Quelli ti ammazzano!”.
“No, amico”, lo rassicurò Nectan, raggiante di luce. “Ho letto molte agiografie su questo argomento. A questo punto i ladri si convertono e diventano santi a loro volta”.
“Nectan, guarda che io non credo…”.
Abbi fede, angelo”, ripeté San Nectan.
E l’angelo, rassegnato, rimase immobile a guardare, mentre i banditi si alzavano di scatto, correvano contro all’eremita, affondavano un coltello nella sua gola, gettavano a terra il moribondo, e lo finivano con un colpo netto che gli staccava la testa dal collo.

Oh”, commentò San Nectan.

Eh”, replicò l’angelo, ferocemente.
Santo cielo. Che maniere”, sbuffò la testa di San Nectan. E poi, il braccio destro dell’eremita cominciò a cercare a tentoni il suo cranio decapitato.
Gli assassini urlarono come chi ha appena visto un fantasma (giustamente). Quanto all’angelo custode, proruppe allibito: “oh mio Dio! E cosa stai facendo, adesso??”.
“Cerco la mia testa, mi pare ovvio”, spiegò la testa di San Nectan mentre il suo corpo decapitato si metteva a sedere. “È che è tutto molto complicato…”.
“Ci credo che è complicato, buon Dio: sei morto!”, gli urlò l’angelo. “Che vogliamo fare? T’hanno ammazzato! Stai fermo e buono per terra e decomponiti, scusa!”.
“Ma no, no: ho letto molte agiografie su questo argomento” insistette Nectan, che nel frattempo aveva recuperato la sua testa e se l’era messa sotto braccio. I due assassini restavano a guardare, paralizzati dall’orrore. “Ho letto molte agiografie, ti dico: questa trovata spaventa moltissimo i criminali, che si convertono, e…”.
Si udì un tonf, e uno degli assassini cadde a terra svenuto.
“Ma santo cielo, Nectan!! D’accordo, c’è il topos agiografico dei santi cefalofori, ma mi sembra che nell’ultima mezz’ora tu abbia già combinato abbastanza danni… cosa vogliamo fare, adesso? La vendetta degli zombie 2?”.
“Non temere! Non temere! Credimi, ho letto molte agiografie su questo argomento: può ancora funzionare!”. E, gioviale, tese una mano verso il bandito ancora cosciente, mentre la testa sorrideva timidamente da sottobraccio.
L’assassino urlò come colui che vede aprirsi sotto di lui le viscere della terra, e scappò via correndo come un ossesso.

Oh”, sospirò San Nectan.

L’angelo custode si nascose il volto fra le mani, indeciso se ridere o se piangere.
Eppure”, sussurrò Nectan, abbattuto, “avevo letto tante agiografie, su questo argomento. Nelle agiografie, funziona sempre”.
L’angelo gli accarezzò delicatamente il collo decapitato, per confortarlo.
“E se provassi a seguire il bandito?”, azzardò la testa. “Potrei ancora convertirlo, forse…”.
“Sì, come no. Inseguilo fino al paese a mo’ di cavaliere senza testa, possibilmente terrorizzando a morte donne e bambini: questo sì che è un ottimo strumento di evangelizzazione!”.
“…oh”, sospirò l’eremita. Ed ebbe un istante di smarrimento. “E allora? Cosa faccio?”.
L’angelo dovette fare appello a tutta la sua natura angelica per non cedere all’esasperazione. “Ma come, cosa fai? Sei morto! Ti hanno staccato la testa! Zampilli sangue dal collo! Vai a seppellirti da qualche parte e comportati da cadavere, per l’amor del cielo!”.
Oh”, ripeté san Nectan. E sentì gli occhi inumidirsi, mentre il peso degli eventi si scaricava sulle sue spalle. “Sì”, sussurrò piano, “penso che tornerò al mio eremo… e mi seppellirò nelle vicinanze… qualcuno mi troverà, prima o poi. I miei fratelli vengono spesso a trovarmi”.
Amorevolmente, l’angelo gli carezzò di nuovo la schiena grondante di sangue.
“Anche la Guendalina… potrei portarla con me sull’eremo. Avrà di che mangiare, per un po’. E poi la troveranno i miei fratelli”.
“Mi sembra una buona idea, Nectan”, disse l’angelo molto dolcemente.
La testa decapitata tirò su col naso. “È che… sai cosa? Mi spiace. E mi sento così stupido. Ma nelle agiografie funzionava sempre…”.
Per la terza volta, l’angelo lo carezzò, pian piano.
“Ma forse questa non è un’agiografia”, sospirò l’eremita – e aveva gli occhi sempre più lucidi.

L’angelo custode rimase a guardarlo senza dire niente, perché conosceva bene il suo protetto e capiva benissimo, ormai, quand’era il momento di tacere. Rimase un po’ in disparte, mentre Nectan, tenendo la testa sottobraccio, si avvicinava alla mucca, la prendeva, e la conduceva con sé lungo il sentiero che portava all’eremo, lasciandosi alle spalle un’inquietante scia di sangue.
Rimase a guardare, silenzioso, mentre Nectan posava la testa sul prato verde e cominciava a scavarsi una fossa, là in quella radura in cui aveva tanto amato pregare. Provò talvolta l’impulso di dire qualcosa, vedendo gli occhi dell’eremita diventare sempre più lucidi e sempre più tristi e sconfitti… ma tacque. Perché sapeva quando tacere.

Con cautela, Nectan l’eremita si infilò dentro la sua fossa. Poi allungò le braccia e raccattò la testa, che aveva posato poco distante.
Lanciò un’occhiata all’angelo custode. “Allora, ciao”, disse piano, in tono amareggiato.
L’angelo non riuscì a trattenere una mezza risata: “tanto, ci vediamo dall’altra parte, eh! Mica ti mollo così!”.
L’eremita accennò un sorriso, ma era un sorriso assai poco convinto. Ripeté ancora una volta: “eppure, ero convinto che potesse funzionare. Pensavo di essere… Insomma, nelle agiografie, funziona sempre…”. E sospirò, tristemente, e poi fece per sdraiarsi nella fossa.
“Nectan, aspetta!”, esclamò l’angelo. “Hai notato? Guarda il sentiero”.
L’eremita lanciò all’angelo custode uno sguardo assente. “Mh?”.
“Guarda il sentiero, lì!”, insistette l’angelo, e indicò il tratto di strada sterrata che Nectan aveva percorso per tornare al suo eremo. Il terreno, roccioso e aspro, era percorso da una scia profumata e purpurea di fiori di digitale.
Nectan sgranò gli occhi: “ma cosa…?”.
“Sono fiori. È una striscia di fiori. Là dove è caduto il tuo sangue, per tutto il tragitto che hai fatto dal bosco al tuo luogo di sepoltura… là, sono improvvisamente fioriti dei fiori”.
L’eremita aprì la bocca e la richiuse senza aver detto niente: boccheggiò per qualche secondo, mentre i suoi occhi tornavano a riempirsi di lacrime. “Vuoi dire che…? È…?”.
“Sì, Nectan”, rise l’angelo: “è un miracolo. Stupidotto che non sei altro: dopo tutto, questa è un’agiografia!”.

nectan

8 pensieri su “[Ma che sant’uomo!] L’agiografia di San Nectan

    • Beh, gli avevano tagliato la testa… ostinarsi a rimanere in vita mi sarebbe parso alquanto irragionevole ;-) ;-)

      Grazie: non oso dirlo troppo forte, ma… comincio a intravvedere una luce in fondo al tunnel, sì! (E trenta secondi dopo, un vaso di fiori cadde in testa alla malcapitata :-P). Grazie mille! Tu? I bimbi? Tutto bene? :-D

      • Tutto bene, qualche acciacco allergico, ma è normale.
        I bimbi tutto ok, ma ho pochissimo tempo, infatti ho temporaneamente (!!!) messo da parte il blog. Spero di riprenderlo presto

  1. anche tu ti stai preparando a dire: “ma nelle agiografie funziona sempre…” :o)

    Ps che non centra nulla con il post: sabato sarò a Torino per fare il volontario (capogruppo dei gialli) alla The Color Run al Valentino :o)

    • Oppercarità, me ne guardo bene… :-P

      (Uh! La Color Run! Buon lavoro e buona corsa :-D Oggi nella piazza centrale di Torino c’era una coda sterminata di persone che – a quanto mi han detto – si erano messi in fila per ritirare magliette e pettorina allo stand della Color Run… mi stavo giusto chiedendo cosa fosse :-P Il tuo commento mi ha dato il “colpo di grazia”, e sono corsa a informarmi su Internet ;-)

      • Io non corro… gestirò i volontari del punto giallo… se vuoi passare dal parco, prima che inizi la corsa, vieni a salutarmi… mi trovi in giallo, nel punto giallo, con il nickname sulla maglia oppure chiedi di Marinz :o)

      • Urgh… ahimè, passo: stiamo facendo dei lavori in casa, e domani devo essere assolutamente presente tutto il giorno!
        :-(

        Però… buona Color Run di nuovo, spero che Torino vi accolga a braccia aperte e con un bel cielo sereno! :-D

  2. Pingback: [Ma che sant’uomo!] La miseranda storia di Santa Thaney | Una penna spuntata

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