[Pillole di Storia] Asino d’un Papa!

Mi sento anche abbastanza idiota a dover iniziare con questo disclaimer, ma tant’è. Quello che state per leggere, signori, è un post che parla di Storia.
Non è un’allegoria. Non è una sottile allusione. Non è una frecciatina nascosta. È una “Pillola di Storia”, che peraltro staziona fra le “bozze” da tempo immemorabile. Ogni tanto mi chiedo se sia il caso di pubblicarlo e sistematicamente mi rispondo di no, perché “sia mai, di questi tempi chissà cosa penserà la gente, aspettiamo almeno che le teste calde la piantino di prendere a insulti il Papa a mezzo web”.
Realizzato che, probabilmente, tale circostanza non si verificherà mai, ho deciso di sfidare la sorte e di pubblicare il post in ogni caso. Al primo che pensa di poterci leggere qualche sottinteso antipapista, mi metto a urlare, giuro. Mi metto a urlare.

Detto ciò, viva il Papa! e buona lettura.

***

I disastri metereologici, purtroppo o per fortuna, non sono prerogativa solo di questo secolo. Accadde così che, nell’anno del Signore 1495, l’Urbe finisse sott’acqua a causa di una piena del Tevere particolarmente disastrosa, che ebbe luogo addì 4 dicembre.
(Wikipedia contribuisce a questo post informando tutti gli interessati che, a quanto pare, sulla chiesa romana di Sant’Eustachio esiste ancor oggi una lapide commemorativa che tiene traccia del livello raggiunto dal Tevere durante la piena di cui sopra. Casomai voleste passare di lì per farvi un’idea).

Il popolino uscì di testa, come capitava spesso, all’epoca, di fronte a certi “segni” (e come, del resto, talvolta capita ancor oggi): certi eventi naturali fanno particolarmente colpo, quando si scatenano sulla Città Santa, sulla Sede di Pietro – su quella città che, in teoria, Dio Onnipotente dovrebbe avere più cara di ogni altra. Menagrami con manie apocalittiche cominciarono a percorrere l’Urbe predicando come questa alluvione fosse in realtà una punizione divina, e pronosticando nuove, imminenti sciagure per i peccatori.
Sciagure che in effetti ebbero anche luogo, a dirla tutta: la situazione igienica disastrosa creatasi a seguito dell’alluvione, prevedibilmente, fu terreno fertile per malattie epidemiche.
Come se non bastasse, al ritiro della piena, alcuni Romani si imbatterono in una macabra scoperta, percorrendo il greto del Tevere. Nel tratto compreso tra Tor di Nona e Castel Sant’Angelo, alcuni cittadini orripilati scoprirono il cadavere di… ehm… un coso che

havea la testa d’asino e ‘l corpo di femina, culla mammilla e ’l pede destro di femina, e ’l sinistro d’aquila, el brazzo destro de femina e ’l sinistro de urso, […] dereto una testa d’huomo vecchio, et alle natiche nude essia un capo di serpente.

Un mostruoserrimo scherzo della natura, in pratica!
Vai a capire cosa fosse davvero il creaturo che i Romani sostenevano di aver rinvenuto; fatto sta che il ritrovamento fece (comprensibilmente) scalpore, e per un bel po’ di settimane fu il principale argomento di conversazione in città.
Del resto, una roba del genere non capita mica senza ragione: evidentemente doveva trattarsi di un qualche segno da interpretare; forse, era un monito inviato da Dio Onnipotente a mo’ di avvertimento per questa città corrotta.

E fin lì, questo bizzarro episodio avrebbe facilmente potuto esser catalogato sotto il titolo di “fenomeno di suggestione popolare”, per poi sparire nel dimenticatoio.
E invece succede una cosa buffa, che potete verificare voi stessi se provare a navigare su Google con la chiave di ricerca “Papa asino”. I risultati web sono articoli di giornali che parlano di Ratzinger, noto per aver rivoluzionato i contenuti della fede cristiana quando ha scritto, nel suo libro su Gesù di Nazareth, che i Vangeli non menzionano la presenza del bue e dell’asino nel presepio (oh my God!!!).
Se andate su Google Immagini, però, vi troverete di fronte a risultati inaspettati – ovverosia, asini vestiti da Papa.

Tipo questo, per capirci. Asino Papa

La mirabile scoperta può comprensibilmente suscitare un filino di stupore, spingendo l’internauta a domandarsi “e dove diamine esce, ‘sta rappresentazione??”.
Evidentemente si tratta di stampe di matrice protestante, in cui l’aspetto di satira antipapista è decisamente palese. Ma di nuovo: da dove nasce, ‘sta rappresentazione? Perché, proprio l’asino Papa? Nel senso: fra tutte le bestie del creato, perché proprio l’asino?

Per noi moderni, l’asino è simbolo di ignoranza, quindi potremmo immaginare un’associazione asino-Papa diffamatoria in quel senso lì.
In realtà, la storia è molto più banale.
L’immagine dell’asino-Papa (che oggigiorno potrebbe anche non dirci un granché… ma che era diffusissima in tutta Europa, all’epoca di Lutero!) origina proprio dalla piena del Tevere del dicembre 1495. E, soprattutto, dal terribile cadavere di mostro rinvenuto sul greto del fiume al ritirarsi delle acque.

La notizia di questo disgustoso ibrido rinvenuto a Roma, come vi dicevo, aveva rapidamente fatto il giro della città, del Lazio, e poi di tutta la penisola. Il popolino atterriva, se ne parlava nelle osterie: la notizia passava di bocca in bocca, e i viaggiatori, turbati, la portavano nelle loro terre. In assenza di una community virtuale pronta a retwittare a tutto spiano l’immagine del mostro, alcune stamperie avevano cominciato a far circolare litografie del misterioso ibrido, aumentando ancor di più l’interesse popolare verso l’argomento.

In un primo momento, il ritrovamento sconvolgente fu appunto inteso come un generico monito dell’Onnipotente a una Roma ormai straziata da tanti mali e tanti peccati. Tutto cambiò, però, nei primi mesi del 1498, quando alcuni Fratelli Boemi, di passaggio a Roma, si imbatterono in una delle stampe dedicate al misterioso ibrido.
Forse senza conoscere la storia di questo mostro tiberino, o forse infischiandosi allegramente di diffondere notizie false, gli eretici tedeschi decisero che quel disgustoso essere a forma d’asino era, senza alcun dubbio, una rappresentazione allegorica del Papa corrotto.
E, convinti della cosa, portarono questa stampa con sé una volta tornati loro paese.
Lì, l’immagine del mostruoso ibrido romano fu copiata dall’incisore Werner von Olmutz e poi data alle stampe in altissima tiratura, sotto il titolo eloquente di Papst-Esel, “Papa asino”.

La storia di questo asino-Papa cominciò a circolare nei gruppi ereticali delle Alpi boeme, a mo’ di barzelletta satirica su questo sommo pontefice che in realtà è un mostro, un asino: insomma, uno scherzo della natura.
I tempi erano fertili per una critica all’autorità papale – e infatti, non molto tempo dopo questi eventi, Martin Lutero prese posizione contro la Chiesa romana. Evidentemente, l’immagine di un Papa-mostro che governa la Chiesa con feroce bestialità dovette sembrare a Lutero un ottimo strumento di propaganda – e infatti, nel 1523, radunati a sé lo scrittore Phillip Melanchthon e l’incisore Lucas Cranach, il riformatore protestante fece stampare un opuscolo… in cui, sostanzialmente, si dava all’esegesi di questo sinistro figuro che infestava le vie di Roma.

 Papa Asino Cranach

Il mostro diventava così un segno divino con cui l’Onnipotente voleva gridare al mondo la sua avversione per colui che sedeva sul soglio di Pietro.
L’immagine dell’ibrido romano – leggermente modificata alla bisogna, rispetto alla descrizione iniziale datane dai primi cronisti – veniva ormai letta in questo modo: la grottesta creatura aveva la testa di un asino, a sottolineare la completa idiozia della curia romana; inoltre, aveva il ventre pieno e rigonfio, simbolo dell’ingordigia del Papa. La zampa destra del mostro – diventata qui una zampa d’elefante – era simbolo della Chiesa che schiacciava i deboli; il braccio destro, di forma umana, serviva solo alle apparenze, in modo tale che la Chiesa riuscisse sempre a mascherare i suoi misfatti come gesti di carità. Uno dei piedi del mostro, nella sua rilettura luterana, ricordava la zampa di un bue, a sottolineare la forza e solidità con cui la curia romana – supportata dai potenti – continuava inamovibile il suo lavoro; l’altra zampa – un artiglio di rapace – rappresentava appunto la rapace ingordigia della Chiesa, soprattutto nel suo esercizio del potere temporale.

E la rappresentazione del Papa-asino, in questa nuova accezione, ebbe un successo dirompente: nelle pubblicazioni di matrice protestante dell’età della Riforma è un personaggio ricorrente, assurto quasi al rango di figura mitologica, per così dire.
Un po’ alla pari del lupo mannaro, del vampiro succhiasangue, dell’uomo delle nevi… eccetera eccetera.

Papa asino combo

Come dite?
Vivevate bene anche senza saperlo?
Beh, indubbiamente sì… ma non ditemi che anche questa, nel suo piccolo, non è una curiosa “pillola di Storia”!

11 pensieri su “[Pillole di Storia] Asino d’un Papa!

  1. interessante… non conoscevo questa parte della storia.
    Come dici tu non esistevano le comunity, o i “social”, ma in un modo, o nell’altro, si riusciva lo stesso a fare “propaganda” per avere un consenso popolare.

    • Io, quando devo parlare di queste cose, dico un po’ che l’invenzione della stampa è stato il corrispettivo cinquentesco dei nostri social network. Improvvisamente si poteva far arrivare la stessa informazione a una quantità di persone virtualmente illimitata (bastava stampare tante copie dello stesso opuscolo e farlo circolare, con costi e tempi molto inferiori rispetto a quando l’opuscolo dovevi scriverlo a mano su pergamena). E oltretutto, potevi far circolare queste idee in maniera totalmente anonima: per raggiungere le folle non eri più costretto a “metterci la faccia” predicando nella piazza del paese. Bastava far stampare anonimamente un qualche libello e poi farlo girare, magari usando nel frontespizio un nome falso e anche un falso luogo di edizione, giusto per depistare eventuali indagini.
      L’invenzione della stampa è stato un grandissimo contributo alla propaganda: anzi, ci sono studi interessantissimi, di cui prima o poi vorrei parlare, che sottolineano come la Riforma Protestante sia stata molto debitrice della stampa, che ha utilizzato largamente per diffondere le sue idee. Se Lutero fosse vissuto un secolo prima, forse la Riforma gli sarebbe venuta “meno bene”, avrebbe avuto meno diffusione senza questo ausilio tecnologico che invece s’è trovato pronto all’uso quando ne ha avuto bisogno.

      Davvero, secondo me la stampa rappresentava, per l’epoca, la stessa novità che ha rappresentato per noi il Web 2.0!

      • E infatti, io adesso sto scrivendo un blog letto da diverse persone situate in vari luoghi d’Italia e d’Europa, e lo sto facendo a costo zero, e lo sto facendo in maniera anonima (…il che è una cosa utile, casomai mi venisse in testa di mettermi a criticare i poteri forti, come si suol dire), e questo mi permette di far arrivare le mie idee a un numero di individui virtualmente illimitato, senza spendere una lira o spendendo molto poco – nell’eventualità di comprarmi un dominio tutto mio su Aruba.

        Fino a qualche decennio fa, pensare a uno scenario del genere sarebbe stato del tutto irrealistico.
        E’ un po’ la stessa rivoluzione che c’è stata a fine Medio Evo, quando si è passati dai costosi, dispendiosi e rarissimi manoscritti alla veloce, economica stampa a tiratura altissima… :-)

  2. Ed è per questo che, anche non volendo, hai tempestivamente pubblicato un testo attualissimo, che fa riferimento alla situazione attuale (urla! Urla!)
    Perchè, così come si è avuta una spaccatura che ha portato lontano dalla Chiesa intere popolazioni, coll’avvento della stampa, un ulteriore strappo è previsto ora colla diffusione di internet. Quindi un nuovo scisma.

    • Cielo, lo scisma Internet causa °_°

      Comunque, no: le urla le riservo a quando qualcuno proverà a tirarmi nella mischia dicendo “ecco, Lucia dà dell’asino a Papa Francesco!” :-P
      Ahimè, avevo ‘sto post fermo nelle bozze da non mi ricordo neanche più quanto, ogni due settimane scoppia un nuovo flame… a un certo punto, ho realizzato che, ad aspettar momenti migliori, facevo in tempo a diventar vecchia… :\

      • Se hai dei dubbi, leggiti qualche post su FB con centinaia di risposte, su qualche argomento foriero di polemiche, meglio se di argomento religioso. Nei più non c’è più nemmeno una espressione di umanità, altro che di cultura cristiana. Questi correranno dietro a chi urlerà più forte, e li blandirà nello stesso tempo. C’è voglia di linciaggi, in particolare contro tutto quel che rappresenta la Chiesa (quella vecchia, retrograda).
        Non è strano che oggi abbiano i mezzi per dare una forma di chiesa ad una versione di questa spinta di pancia, per correre verso la fantasia e l’aggiornamento, buttando via il vecchio…

      • …guarda.
        Ho letto questo tuo commento e poi sono andata su Facebook, dove, nella home page, la prima notizia che ho visualizzato è stato un editoriale de La Provincia Pavese, il quotidiano di Pavia. (Sì, leggo ancora la cronaca pavese).
        La notizia di questi giorni, ovviamente, è la storia di quella povera ragazza che è stata investita da un’auto rubata ed è stata trascinata per più di un chilometro da quest’auto in corsa. La notizia ovviamente ha suscitato una forte risposta emotiva, e, sui social del quotidiano pavese, se n’è parlato molto, con utenti che intervenivano per dire la loro. Complice l’emotvità del momento la gente s’è messa a litigare sotto alla notizia dell’investimento (“a morte i responsabili!”, “ma che dici, no alla pena di morte!”, “e comunque i responsabili sono i vigili urbani che non controllano”, “no, i responsabili sono gli investitori e certamente si trattava di immigrati clandestini”, “taci sei un fascista!”, “e tu sei un buonista cieco e non ti rendi conto che la nostra città viene lentamente invasa dalla criminalità senza che nessuno faccia niente”, eccetera eccetera).
        Pochi minuti fa il quotidiano pubblicava un editoriale su questa vicenda, commentandolo così su Facebook: “nella piazza virtuale del web emerge sempre più spesso un clima da far west inquietante. E che produce divisioni tra persone, invece di un fronte comune fermo”.

        Direi che questa osservazione (verissima) c’entra molto con quello che dici tu (non che ci fosse bisogno di tirare in ballo la storia della ragazza pavese investita, per arrivarci, ma mi ha fatto “sorridere” questa… consonanza dal web, per così dire. Qui non si tratta nemmeno di discorsi religiosi, ma il problema è assolutamente identico).

        Immagino che esistano anche degli studi sul perché i social network siano capaci (anche) di tirar fuori il peggio delle persone. Suppongo che sia l’effetto branco, il parziale anonimato, la possibilità di venire a contatto con gente che la pensa come te e che magari non incontreresti al bar sotto casa, e molte altre cose di questo genere. Certo è che il problema è reale (e pure grosso), e io stessa ho smesso di frequentare alcuni siti / blog / pagine Facebook perché ero stufa (e pure un po’ frustrata) dal clima di costante litigiosità che si respirava – non solo contro un “nemico” comune, il che sarebbe comunque tristanzuolo ma tutto sommato comprensibile, ma anche proprio contro fratelli di fede (!).
        Aehm, sì, il problema esiste, ed è evidente.
        Parlare di scisma a messo Facebook mi faceva un po’ sorridere, perché, sai… messa così, un po’ fa ridere, suona strano ;-) , però è assolutamente ovvio che il problema c’è, e secondo me è pure grave.

        Grave perché si rischia di “scandalizzare” il prossimo, di mettere confusione in testa alla gente invece di supportarci a vicenda nella fede, e grave perché oltretutto non riesco a non domandarmi cosa possano pensare di noi cattolici le persone, non cattoliche, che vengono a leggere quello che diciamo, così, per curiosità. Più che una comunità di fratelli talvolta sembriamo un pollaio di galline litigiose che si beccano a vicenda: bell’esempio che diamo all’esterno!

        Quindi, ehm, sì: scherzi a parte, è ovvio che il problema c’è.

        (Peraltro, non so se è un’impressione mia, ma come ormai avrete intuito io mi diverto anche a leggere siti cattolici/cristiani americani e inglesi. I credenti americani hanno grossi problemi loro che noi qui non abbiamo, ma vabbeh. Detto questo: non so se sono io che leggo i siti stranieri “giusti”, non so se è una mia impressione falsata… ma tutta ‘sta litigiosità nostrana io non la vedo mica, sui social cattolici stranieri che leggo O.o
        Qualche polemica ogni tanto, okay, ma quello è fisiologico. Però, questo clima di costante litigiosità io non l’ho mai visto sui social esteri – magari è una mia impressione falsata dalle pagine che leggo io, eh…)

  3. Beh, xkcd ci aveva fatto una vignetta anni fa, e mi sembrava già storia vecchia, riguardo ai commenti su youtube…
    http://xkcd.com/202/
    è una cosa che predata FB di parecchio, e non certo italiana; cambia però che oggi via FB coinvolge molta più gente, anche gente che prima non usava granchè o per niente i pc.

    E comunque, anche in ambito religioso… hanno dovuto eliminare i commenti alla pagina che parlava della defenestrazione di Burke, per dire… http://ncronline.org/news/vatican/pope-removes-cardinal-burke-vatican-post
    Poi se vai su twitchy.com, vedi che specialmente sulla politica Usa, anche personaggi importanti e star ne dicono di tutti i colori, senza ritegno…
    Questi atteggiamenti si autoalimentano e debordano sul resto della vita e società (non che nascano solo da internet, ovviamente: è solo un mezzo più efficace per gonfiarli), prime tra tutte le università.
    Ci deve essere un solo modo di pensare e vedere il mondo (anche se autocontraddittorio), chiunque non mostri entusiasmo nell’allinearsi è un mostro, incomprensibile prima ancora che malvagio e da neutralizzare.

  4. Buonasera Lucia, mi chiamo Francesco (non pensare male!) grazie per il contributo, a me interessa principalmente una cosa: la fonte originale di tale storia, quella dalla quale hai riportato il testo in volgare.
    Grazie in anticipo
    Francesco

    • Buongiorno Francesco! :-)
      Dunque: dopo un attimo di panico, penso di poter dire che la fonte originale della storia, da cui ho riportato il testo in volgare, è la Cronica di Antonello Coniger.

      L’attimo di panico deriva dal fatto che in realtà io stavo facendo una citazione di seconda mano, nel senso che il testo in volgare l’avevo già trovato citato in La vita religiosa nell’Italia moderna di Ottavia Niccoli, ed. Carrocci. Ho il libro, ma purtroppo in questi giorni sono fuori casa, e quindi non posso controllare la bibliografia portata dall’autrice (e nemmeno il numero di pagina a cui si trova la citazione, sol per quello).
      Ma se serve, controllo anche questo appena torno a casa!

      Però, tentando il tutto per tutto e inserendo il testo su Google Books, sono stata rimbalzata su un testo dell’800 di tal Angelo Tafuri che commenta, con note a piè di pagina, le Cronache di M. Antonello Coniger, che, apparentemente, sono la fonte originale della storia, e anche del mio virgolettato.
      In attesa di riavere sottomano il libro della Niccoli, da cui potrei/potrò trovare tutte le informazioni più precise, la Cronaca di Coniger si può leggere qui (il punto di nostro interesse è a pagina 505).
      Quando torno a casa ricontrollo anche la fonte che cita la Niccoli, ma comunque direi che al 99,99% possiamo stare tranquilli che il cronista è proprio lui ;-)

  5. Buongiorno Lucia!
    Grazie per la tua risposta immediata e precisa, non volevo metterti ansia. Facendo delle ricerche e modificando qualche parola ho trovato anch’io un Googlebook d’epoca (Raccolta di varie croniche, diari, ed altri opuscoli cosi italiani, come latini appartenenti alla storia del Regno di Napoli di Pietro Giannone. Tomo 1), in cui la creatura ha “havea la testa d’asino e ‘l corpo di femina, culla mammilla e ’l pede … sinistro d’aquila, el brazzo … sinistro de urso, dereto una testa d’uomo vecchio, e alle natiche nude un capo di serpente.”
    Il filologo Dino Baldi riporta una descrizione leggermente diversa. Il fatto che esistano diversi “resoconti” dell’aspetto del mostro mi fa pensare che siano stati proprio i protestanti a inventare la storiella. L’abuso della credulità popolare all’epoca non era reato e la gente abboccava a tutto. Quando si parla dei Borgia, poi, non c’è limite alla fantasia. Passano ancora per credibili e affidabili certi pseudo-cronisti che all’epoca dei fatti raccontati non si trovavano neppure in Italia.
    A questo proposito volevo segnalarti un’opera edita nel 2005 e non adeguatamente pubblicizzata: “Giustizia per i Borgia”, del magistrato Mario Stranges, la cui recensione più sostanziosa sembra appaia qui
    https://books.google.it/books?id=egUTAQAAMAAJ&hl=it&source=gbs_navlinks_s
    a pagina 304.
    Ancora oggi si accusano Cesare Borgia e il padre di innumerevoli delitti, mentre la figura di Lucrezia è stata in qualche modo rivalutata. Nelle sue 800 pagine, Stranges smaschera molti bugiardi e ci restituisce qualche verità.

    Spero di non averti annoiato,

    Francesco

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...