[Pillole di Storia] Ma Gesù ha mai riso?

Se non vi siete ancora stufati di questi delirii medievali, ecco a voi la seconda puntata di questo appassionante (?) excursus circa la liceità (o la peccaminosità) del ridere, secondo i pensatori medievali.

Umberto Eco, ne Il nome della Rosa, mette in bocca al monaco Jorge alcune affermazioni quantomeno curiose: “è noto a tutti che Cristo non rideva mai”.
Alle orecchie di noi moderni, un’affermazione simile suona così ridicola e paradossale che ci viene spontaneo porci alcune domande. Tipo: è Umberto Eco che s’è bevuto il cervello?
È il monaco Jorge che s’è bevuto il cervello?
Umberto e Jorge sono nel pieno possesso delle loro facoltà mentali, e si rifanno a una convinzione realmente esistita nel Medio Evo?
Buona la terza.

Se Dio Padre, è cosa abbastanza dubbia (quantomeno per i teologi medievali). Come sintetizza efficacemente Georges Minois nel suo Storia del riso e della derisione, “che cosa mai avrebbe da ridere, un Essere onnipotente, perfetto, che basta a se stesso, onnisciente, che vede e può tutto?”.
Non che Dio Padre, nella Bibbia, si mostri sempre e solo come un austero figuro immusonito e auto-contemplativo; però, ‘nsomma, immaginarLo mentre sghignazza a tutto spiano… mh

Immaginare Gesù mentre sghignazza a tutto spiano, è già meno improbabile.
Insomma: Gesù era un uomo, no?
In tutto simile a noi fuorché nel peccato, no?
E quindi, di tanto in tanto, una risata se la sarà fatta, no?

A noi sembrano questioni di lana caprina, ma nel Medio Evo questa domanda acquisiva un’importanza fondamentale. Anche perché – se ne parlava nello scorso post – non è che i teologi dell’Alto Medioevo fossero proprio tanto tanto convinti, di questa cosa per cui non c’è niente di male nel farsi una risata. Indagare sulle sghignazzate di Gesù diventava quindi una cosa da risvolti non trascurabili: se troviamo le prove del fatto che Gesù ha riso, allora il riso viene sdoganato. Insomma: se lo ha fatto il Dio Incarnato, allora posso farlo anch’io!
Ma se invece salta fuori che Gesù non ha mai riso… mh… la cosa diventa quantomeno sospetta.
Non che il dettaglio, di per sé, provi qualcosa… però, fa riflettere.

E dunque: Vangeli alla mano, Gesù ha mai riso?
Come dicevo la scorsa volta, no: nei Vangeli (canonici), Gesù non viene mai mostrato nell’atto di ridere. Semmai ridono i suoi avversari, per schernire Gesù o i discepoli; ma Gesù no, non ride. Di tanto in tanto lo vediamo fare uso di sarcasmo e/o ironia (una frase tipo “chi è senza peccato getti la prima pietra” è chiaramente sarcastica)… ma ridere? Aprire la bocca e sghignazzare?
No: quello non glielo vediamo mai fare.

Sol per quello, non lo vediamo nemmeno soffiarsi il naso, quindi la cosa non è di per sé indicativa, ma, nei Vangeli canonici, effettivamente, Gesù non ride mai.
Ride in alcuni Vangeli apocrifi, di fronte allo stupore dei presenti che sgranano gli occhi per un miracolo o davanti ai dottori del Tempio che si stupiscono per la saggezza di lui, fanciullo. Negli Atti di Giovanni, Dio (Padre) sorride benevolo di fronte ai suoi fedeli che seguono i comandamenti (…che immagine bellissima, peraltro); nella Lettera degli Apostoli, Maria ride per sfogare la gioia e la tensione nel momento in cui le viene annunciata la sua gravidanza.
Ma nei Vangeli canonici, no, Gesù non ride.
E questo, in un clima che – come abbiamo visto – guardava alla risata con una certa sospettosità, permette ad alcuni teologi di trarre ardite conclusioni. Se i Vangeli non dicono mai che Gesù ha riso, allora i Vangeli stanno dicendo che Gesù non ha mai riso.

Questa supposizione acquisisce popolarità quando viene proposta da Giovanni Crisostomo; in Occidente, arriva grazie all’intermediazione di Salviano di Marsiglia. Nel corso dei secoli, la ritroviamo nella Regula ad monachos di Ferreolo (VI secolo), negli scritti di Ludolfo di Sassonia (IX secolo) e nei testi di Pietro il Cantore (XII secolo), per citare solo i casi più famosi.
Un caso famosissimo, ma proprio famosissimissmo, è costituito dalla Epistula Lentuli, che a noi, oggi, potrebbe anche non dire un granché, ma che io ho trovata citata, come autentica (!), ancora in una cartolina postale del 1933 (!). La Epistula Lentuli sarebbe, nelle intenzioni dell’autore, un rapporto inviato all’Imperatore Tiberio da parte di Publio Lentulo, governatore della Giudea prima di Ponzio Pilato. In tale rapporto, Lentulo, cristiano in pectore, avrebbe elogiato Gesù di Nazareth fornendo anche un suo ritratto. L’Epistula Lentuli è in realtà un apocrifo bassomedievale… ma ciò non toglie che la sua diffusione, nel tardo Medio Evo e nella prima età moderna, sia stata veramente enorme.
E il fatto che, descrivendo la figura di Gesù, Lentulo calcasse la mano sul fatto che “nessuno lo vide mai ridere, ma molti lo videro piangere” contribuì a rinsaldare il mito del Gesù che non ha mai riso.
…il che, ovviamente, contribuì a rinsaldare il mito del riso peccaminoso, come dimostra il fatto che Gesù non si sia mai fatto una risata.

Indagare sulle risate di Gesù era funzionale a chi si arrovellava sulla questione della peccaminosità del riso: certo. Ma in realtà, c’era chi filosofeggiava sul Gesù ridanciano anche solo per un puro diletto accademico. Perché, se ci pensate bene, la domanda “ma Gesù ha mai riso?” non è poi così campata per aria.
E mi spiego.
Se Gesù è pienamente Dio, e se Dio è un essere perfetto ed onnisciente, che cosa potrà mai trovare di divertente, Dio (Incarnato), nelle nostre piccolezze umane?
Nel senso: Dio si diverte, a guardare Zelig?
Boh, non so, bisognerebbe chiederglieLo, magari si diverte eccome… ma un essere perfetto, divino e onnisciente può realmente mettersi a ridere? E mettersi a ridere per le nostre piccole ironie umane?
Gesù, vero uomo e vero Dio, le trovava comiche per davvero, le barzellette che gli raccontavano i suoi amici di Nazareth? Non le trovava un po’ troppo… terrene? Sciocchine?
Non si trovava, forse, nella stessa situazione in cui ci troviamo noi adulti di fronte a una puntata di Peppa Pig, quando sbuffiamo per l’ennesimo grunito di papà maiale? Mentre invece il bambino di turno, seduto accanto noi sul divano, si cappotta dalle risate ogni volta che il bestione apre il grugno?
Qui ci stiamo addentrando in dibattiti per teologi intellettualoidi, ma, sotto un certo punto di vista, la domanda ha anche il suo senso.

E, per la cronaca, dopo aver posto la domanda fornisco anche la risposta. Nello specifico, fornisco la risposta suggerita da Pietro il Cantore, che mi sembra po’ una summa del pensiero medievale sull’argomento:

È forse possibile che Dio abbia proprio riso?
In effetti, sembra che, avendo buoni motivi per provare gioia interiore, Egli possa esprimerla esteriormente col riso. Questo, soprattutto perché Egli ha assunto tutte le nostre umane debolezze tranne quella del peccato (e anche perché il riso, o la capacità di ridere, è una qualità peculiare dell’uomo, che la natura gli ha concesso). Quindi, perché mai Dio non avrebbe potuto usufruirne?
Certamente poté usufruirne. Non è attestato, però, che Egli l’abbia fatto.

…che mi sembra pure un buon compresso.

Torniamo al nostro monaco Jorge, bibliotecario cieco de Il Nome della Rosa: alla fin fine, aveva torto o aveva ragione, nell’insistere così tanto sul fatto che Gesù non ha mai riso?
Beh… aveva ragione, allo stesso modo in cui aveva ragione Guglielmo nel controbattergli: anche qui, i due religiosi si facevano portavoce di due linee di pensiero ugualmente diffuse (e ugualmente ortodosse). La prima, quella di chi, Vangeli alla mano, diceva “ecco! Vedi? Vedi? Gesù non ride mai! E la cosa non è quantomeno sospetta?”. La seconda, quella di chi, più possibilista, diceva “vabbeh, d’accordo, non ride mai, ma questo che vuol dire?”.

‘nsomma: in buona sostanza, anche qui, chiunque era libero di pensarla un po’ come voleva.
…e comunque, casomai la mia opinione interessasse a qualcuno, secondo me : Gesù rideva. Eccome!

Un pensiero su “[Pillole di Storia] Ma Gesù ha mai riso?

  1. Come conciliazione delle due posizioni, a me piace molto l’idea che propone Chesterton alla fine di “Ortodossia”.

    The tremendous figure which fills the Gospels towers in this respect, as in every other, above all the thinkers who ever thought themselves tall. His pathos was natural, almost casual. The Stoics, ancient and modern, were proud of concealing their tears. He never concealed His tears; He showed them plainly on His open face at any daily sight, such as the far sight of His native city. Yet He concealed something. Solemn supermen and imperial diplomatists are proud of restraining their anger. He never restrained His anger. He flung furniture down the front steps of the Temple, and asked men how they expected to escape the damnation of Hell. Yet He restrained something. I say it with reverence; there was in that shattering personality a thread that must be called shyness. There was something that He hid from all men when He went up a mountain to pray. There was something that He covered constantly by abrupt silence or impetuous isolation. There was some one thing that was too great for God to show us when He walked upon our earth; and I have sometimes fancied that it was His mirth.”

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