[Ma che sant’uomo!] Ma come lo riconosco, un santo?

Ché a uno, poi, potrebbe anche far piacere, no?
Avere amici santi. Scegliersi un coniuge santo. Trovare un santo confessore da eleggere a propria guida spirituale.
Sarebbe una cosa che dà conforto, no? Pensate che bello, avere una piccola combriccola di amici santi, che si aiutano l’un altro a diventar sempre più degni dell’aureola. Sarebbe d’aiuto, no?

Sì: non so cosa ne pensiate voi, ma, a me, ‘sta cosa di frequentare gente santa mi sembra decisamente una gran furbata.
L’unico problema è che… aehm… come lo individui, un santo?
Sì, okay, puoi guardare se è un buon cristiano, se è assiduo ai sacramenti, se mostra di possedere virtù a un grado eroico… però, ‘nsomma, a far così ci va un sacco di tempo. Rischi pure di sbagliare. Il tuo giudizio è soggettivo. Sarebbe più comodo trovare un modo infallibile e immediato per stabilire se il tizio che ti sta davanti è, o non è, un santo. Lo guardi negli occhi, e, PAM!, lo capisci subito: questo è un santo in terra, un tesoro prezioso da tenerci stretto.

Disgraziatamente, però, una cosa del genere non si può fare.
…o forse sì?

Forse sì – nel senso che, a dar retta alle mie amate agiografie medievali, i santi manifestano la loro santità anche attraverso una lunga serie di segni esteriori. Segni che noi moderni non siamo più in grado di leggere, ma che i monaci medievali, a quanto pare, riconoscevano da lontano un miglio. A detta degli agiografi medievali, si trattava di sintomi di santità piuttosto inequivocabili… e insomma, mi è sembrato utile riunirli tutti quanti in una sola sede e poi darli in pasto al web.

Per la serie “Ma che sant’uomo!” (ovverosia: tutto quello che non volevate sapere sui Santi, e che men che meno avreste osato chiedere) ecco a voi un utile, pratico vademecum su

Ma come lo riconosco, un santo?

1. È bellissimo

Presente, le Playmate? I commessi di Abercrombie & Fitch?
Ecco: secondo gli agiografi medievali, ci sono buone possibilità che costoro siano santi.
Come spiega André Vauchez, esperto di agiografia medievale, “tra gli indizi che furono considerati rivelatori dell’esistenza di una virtus fin da quando il santo era in vita, i più evidenti furono quelli che riguardavano il suo aspetto fisico. L’impressione prodotta dalla vista di certi personaggi ebbe, a quanto possiamo capire, un ruolo rilevante nella nascita della loro fama sanctitatis”.
Nel Medioevo, in effetti, era ancora abbastanza in vigore quella primitiva associazione tipo “bello=buono”, “brutto=cattivo”. Se leggete certi romanzi cortesi, certe chansons de geste, noterete che gli eroi positivi sono tutti quanti belli, buoni, alti, con gli occhi azzurri, e i personaggi negativi sono tutti quanti dei nani deformi, storpi e bitorzoluti.
Parlando in termini generali, nel Medioevo, il volto (e soprattutto gli occhi) erano considerati specchi dell’anima. E un’anima pura e bella come quella di un santo non poteva che rispecchiarsi in un volto paradisiaco, ça va sans dire.

Secondo alcune raccolte domenicane, la bellezza di San Domenico era così enorme e sconvolgente che non poteva che essere considerata un miracolo divino. Nell’agiografia di Ludovico d’Angiò, leggiamo che al popolino bastava guardarlo in faccia per avere la certezza della sua incontestabile santità. San Tommaso d’Aquino (non esattamente una meraviglia, secondo i canoni moderni…) era così sconvolgentemente affascinante che “il popolo andava a incontrarlo più per la sua bellezza che per la sua santità” (!).

2. È bruttissimo

Giusto per dare una speranza a quanti di noi non sono esattamente campioni di bellezza.
Delle due l’una: il santo medievale, o è di una bellezza ipnotizzante, o è brutto da far paura. Nello specifico, il santo brutto da far schifo acquista una gran popolarità in area mediterranea, con l’imporsi del modello del santo eremita e asceta. Un viso emaciato, due occhi infossati, un corpo macilento, un paio di labbra screpolate, diventano, in quest’ottica, segni di una lunga serie di privazioni corporali, sopportate e ricercate per amore di Gesù Cristo.
Durante il processo di canonizzazione di papa Celestino V, un testimone, molto carinamente, fece mettere per iscritto che, incontrando per la prima volta l’eremita, fu così orripilato dalla sua bruttezza che “tutti i capelli gli si rizzarono sul capo, e gli parve che per lo spavento gli volassero via”.
(!)

3. Ha l’aureola

Come tutti sanno, i santi hanno l’aureola.
Ma mica solo da morti, eh. Che vi credete?
Nonnò, i santi rilucono anche da vivi: poiché vivono in unione con Cristo, lume eterno del Padre, acquistano, già da vivi, un po’ del fulgore divino.
Una volta morti, chiaramente, riluceranno ancor di più; ma già da vivi, una piccola aureoluccia, un po’ di fulgore soprannaturale, una qualche lieve fluorescenza… ce l’hanno già!

4. Ha un sacco di altri parenti santi

Ecco: se, un giorno, un vostro amico vi invita a cena a casa sua, e la tavolata di famiglia è una specie di raduno di macilente icone sexy che sbrilluccicano di luce propria, o siete ospiti della famiglia Cullen, o avete appena individuato una stirpe di santi.
Per quanto incredibile possa sembrare a noi moderni, è la pura verità: nel Medioevo, si riteneva che la predisposizione alla santità fosse una cosa in larga parte ereditaria.
Per carità: si poteva diventare santi anche provenendo da una famiglia di mangiapreti; però, le possibilità aumentavano esponenzialmente nel momento in cui si nasceva da una famiglia in cui molti parenti erano già stati canonizzati. Come spiega ancora Vauchez, “la gente era portata a credere che certi personaggi, usciti da nobili famiglie, disponevano di una specie di ‘capitale’ di santità che era immediatamente loro per virtù di nascita, a causa dei meriti cumulati dai loro avi e dai loro genitori”.
Poi, questi individui potevano anche infischiarsene e condurre una vita spregiudicata; però, se si applicavano per mettere a frutto questo surplus di grazia ereditato dai loro avi, accedevano alla perfezione più facilmente di altri.

5. La madre ha avuto una gravidanza da incubo

Ora: nelle agiografie medievali c’è questo inquietante (e ricorrente) topos letterario, per cui il santo, nel momento stesso del suo concepimento, fa apparire sfere di fuoco nella camera da letto dei genitori.
(Nel momento del suo concepimento: mi seguite? Cioè, tu sei lì con tuo marito intenta a concepire un figlio, e la camera da letto viene invasa da una gigantesca palla di fuoco).
Se non è una palla di fuoco in camera da letto, è una palla di fuoco davanti al portone di casa, oppure un fulmine che colpisce il tuo tetto, oppure qualsiasi altra sciagura atta a farti perdere dieci anni di vita in una miracolosa esplosione di luce (perché i santi – si veda il punto 3 – notoriamente hanno l’aureola. Il lampo di luce al momento del concepimento vorrebbe essere un riferimento al fulgore del santo, che è appena arrivato nel mondo).
Ma la cosa non finisce qui, perché la povera donna incinta di un figlio santo è destinata a sperimentare strani fenomeni per tutto il corso della sua gravidanza. Sogni premonitori, visioni inquietanti, stati allucinatori in cui è convinta di essere un prete e di compiere miracoli (presagendo in questo modo il destino futuro di suo figlio)… non c’è requie, per la povera donna. Tutti stratagemmi volti a sottolineare la peculiarità di una santa gravidanza.
L’unica consolazione, per la sventurata madre, arriva al momento del parto: miracolosamente rapido e indolore, soprattutto se la figlia è femmina.

6. Puzza d’aglio

Avete presente il “profumo di santità”, no?
Come per l’aureola: è noto che i santi profumano.
Profumano soprattutto dopo la morte (invece di emanare il classico odore di un cadavere in decomposizione), ma profumano un po’ anche da vivi. Esattamente lo stesso discorso fatto sopra per l’aureola.
Ora: uno potrebbe prenderla per buona e fermarsi lì, ma io voglio indagare. Precisamente, di cosa profuma il profumo di santità?

A dar retta alla Cronaca di Salimbene da Adam, un modo relativamente sicuro per smascherare le false reliquie era aprire il reliquiario, e controllare che cosa c’era dentro. Se all’interno del reliquiario si trovava effettivamente una reliquia, e questa reliquia emanava un profumo celestiale, allora okay: si poteva ragionevolmente presumere che quella roba lì fosse effettivamente la reliquia di un santo.
Ma capitava, di tanto in tanto, di aprire un reliquiario e di scoprire che era completamente vuoto – nel senso che non conteneva nessuna reliquia, ma solo un pezzettino di sostanza profumata, usata per eccitare l’esaltazione popolare (“lo sentite, fratelli? Il profumo di santità!”).
Benissimo, mi dico io: e quale era questa sostanza profumata infilata di tanto in tanto nei falsi reliquiarii? E di conseguenza: qual era il profumo che veniva popolarmente associato ai santi?

Era l’odore d’aglio, a quanto pare.
Non era, a onor del vero, l’unico tipo di odore ad essere associato ai santi, ma Salimbene da Adam ci riporta casi di falsi reliquiarii, dati “per buoni” dai fedeli a causa del profumo che emanavano, che in realtà non contenevano altro se non… uno spicchio d’aglio.

Da cui possiamo tratte due considerazioni: i Medievali avevano uno strano concetto di “profumo”, e i santi duri e puri puzzano tantissimo d’aglio.
Basta saperlo.

7. Una volta morto, fa cose strane

Tipo, emette lampi di luce quando i fedeli lo tagliano a tocchetti per farne le reliquie.
Fa sì che tutte le campane del circondario comincino a suonare a festa, quando lui esala l’ultimo respiro.
Naturalmente, dopo la sepoltura, non va incontro a decomposizione.
Per contro, fa sgorgare dalla sua tomba un liquido untuoso e viscido – visione davanti alla quale io scapperei via terrorizzata e che invece mandava in solluchero il popolino medievale, che accorreva sul luogo della sepoltura per raccogliere questa sostanza e portarsela a casa (!).
‘nsomma: il cadavere di un santo fa un sacco di cose strane; l’unica cosa che non fa, è comportarsi da cadavere.

8. Fa miracoli

Per l’uomo medievale, il santo è, innanzi tutto, colui che compie prodigi.
Che sia un bravo cristiano, è un fatto abbastanza secondario (di bravi cristiani ce ne son tanti, ma non tutti sono anche santi). Ma se un bravo cristiano compie miracoli in nome di Gesù Cristo, allora egli è sicuramente santo, e va venerato come tale.
E in effetti, per buona parte del Medioevo, la gente ha cercato proprio questo, da parte dei santi: miracoli.
Non virtù eroiche, non predicozzi, non conversioni: anzi tutto, miracoli. Poi, veniva anche il resto; però, in secondo piano. Se tu sei un modello di virtù, converti le masse, predichi fantasticamente, ma poi non fai miracoli, allora c’è qualcosa che non va, nella tua santità terrena.
Per citare ancora Vauchez,

“Occupiamoci di quello per cui siamo venuti” rispose seccamente a san Pietro di Morrone un notaio che gli aveva portato la figlia malata, allorché il romito, ben sapendo che quel notaio era di costumi dissoluti, aveva cominciato con il rimproverarlo per la vita che faceva.

9. Perde sangue

La stigmatizzazione di Francesco sul monte della Verna rende evidente (e lo fa in maniera molto eclatante) che è talvolta possibile che un santo, giunto al culmine della sua imitatio Christi, possa portare su di sé, anche nella sua viva carne, segni che lo accomunano a Nostro Signore.
In realtà, i santi stigmatizzati sono stati pochissimi, nel corso della Storia; però, nel Medioevo, non si andava tanto per il sottile, e si considerava potenziale sintomo di santità qualsiasi piaga purulenta, qualsiasi emorragia misteriosa vagamente correlabili ad un’intima comunione con Cristo.
Questa santità sanguinolenta riguardava soprattutto le donne, ed ha goduto di particolare popolarità per tutto il corso del Trecento, per poi via via scemare.

10. Piange

Vi siete mai chiesti come mai Andersen indugi così tanto nel raccontarci il dettaglio per cui la Sirenetta riesce a piangere per la prima volta solo nel momento in cui sta per morire, congiungendosi alle Figlie dell’Aria? Se avete ben presente la fiaba di Andersen (e non quella ridicola storiella rosa di Walt Disney) ricorderete che le gesta della Sirenetta muovono tutte dal suo desiderio di conquistare un’anima immortale (che le sirene non hanno, a differenza degli umani). Solo nel morire, la Sirenetta di Andersen acquista un’anima; e solo in quel momento, finalmente, la sirenetta comincia a piangere.

È un dettaglio che mi ha sempre colpita e commossa, perché Andersen si stava rifacendo ad un’antica tradizione medievale per cui solo gli esseri umani hanno la possibilità di piangere. E solo gli esseri umani più buoni e santi riescono effettivamente a piangere per davvero.

Il dono delle lacrime (la gratia lacrimarum, per dirla alla latina) rappresentava un carisma particolarmente importante, per la santità medievale. Riuscire a piangere (possibilmente, per le sofferenze di Gesù Cristo e per quelle del tuo prossimo – non perché t’è morto il gatto) permetteva al santo di crescere sempre più nella perfezione. I “vili” occhi terreni, purificati dalle lacrime di un pianto santo e santificatore, si aprivano sempre più alla contemplazione delle bellezze celesti – e infatti, nel tardo Medioevo, l’incapacità di piangere (o, peggio ancora, la perdita della capacità di piangere) venivano interpretati univocamente come un segno di… non-santità.
La beata Delfina di Signe scrisse che avrebbe preferito cavarsi gli occhi, piuttosto che vederli perdere la capacità di piangere; la beata Umiliana de’ Cerchi – essendosi vista negare, a un certo punto della sua vita, il dono delle lacrime – si ficcava negli occhi grosse manate di calce viva (!), non perché volesse fare una mortificazione corporale, ma proprio perché sperava, così facendo, di poter recuperare quella grazia perduta.

***

Quindi, insomma, per tirare le fila di questo discorso: se vogliamo dare credito di autorevolezza agli agiografi medievali, possiamo facilmente riconoscere un santo attraverso questa lista di sintomi:

  1. È bellissimo;
  2. Alternativamente, è bruttissimo;
  3. In ambo i casi, rifulge di luce;
  4. Ha un mucchio di altri parenti santi;
  5. La madre ha avuto gravidanze da incubo;
  6. Emette un delizioso profumo (?) d’aglio;
  7. Da morto, fa cose strane;
  8. Da vivo, compie miracoli;
  9. Perde sangue da svariati orifizi;
  10. Piange costantemente.

Peraltro, non so voi, ma io mi rendo drammaticamente conto di non corrispondere affatto all’identikit (salvo forse la sanguinolenza – soffro spesso di sangue dal naso – ed, eventualmente, un certo profumo di santità dopo aver mangiato la bagna cauda).
Ahimé: ho come l’impressione di avere ancora una luuunga strada da percorrere, prima di poter dire “okay, io sono a posto così”.

12 pensieri su “[Ma che sant’uomo!] Ma come lo riconosco, un santo?

  1. Giusto per sapere (forse hai già trattato l’argomento, non ricordo): ma la bagnacauda è stata inventata da un santo?

    E il fatto che molte persone arrivano sul tuo blog chiedendo se si può mangiare la bagnacauda durante la gravidanza non è forse da collegarsi con le “gravidanze da incubo” che hai citato?

    • :-D
      No, la bagna cauda non è stata inventata da un santo :-DD
      (Qui a Torino, i nostri santi si occupano di cose ben più alte, inventando il viagra, altro che salsine… ;-) )

      In compenso, sai che credo di esserne venuta a capo, del mistero della gente che cerca su Google se sia possibile mangiare la bagna cauda in gravidanza?
      A parte il fatto che la ricetta tradizionale della bagna cauda prevede di accompagnarla con verdura cruda (e lì, in effetti, posso capire che una donna incinta ci pensi una o due volte…), pare che ci sia una convinzione (erronea, ma diffusa) per cui l’aglio fa male in gravidanza.
      A quanto pare, non è vero; però, mi spiegavano che l’aglio potrebbe “fare male” (cioè: avere effetti indesiderati) durante l’allattamento, nel senso che è uno di quegli alimenti che modificano il sapore del latte. E quindi magari il bambino lo rifiuta.
      In gravidanza non crea assolutamente problemi, a quanto mi si dice; però sai, ormai la credenza si è diffusa, e… :)

    • Comunque, la cosa più inquietante delle mie referrer list a tema gravidico non è la bagna cauda dannosa in gravidanza, non è la reiterata insistenza sulle mie continue gravidanze segreteno: la cosa più inquietante in assoluto è la torma di gente che continua ad arrivare al mio blog usando chiavi di ricerca tipo “sento qualcosa che mi si muove nella pancia ma non sono incinta”.
      Solo nel 2014 ci sono state oltre 3000 persone che sono arrivate sul mio blog denunciando questa sintomatologia.

      Io sono veramente inquieta per questa epidemia di alien che si rotolano nei ventri di inermi internaute, e giuro che non riesco a spiegarmi il fenomeno in altro modo. Ma che è?? °__°

  2. Ottimo intervento di ago86 di cui condivido le domande.

    Questa storia del “profumo” d’aglio mi lascia alquanto sorpreso…. sto pensando di farmi un reliquario a casa … a base di aglio :o)

    • ;-)
      Per la cronaca, il reliquiario profumato d’aglio della Cronica di Salimbene conteneva (anzi: non conteneva, essendo una truffa) le reliquie del beato Alberto da Bergamo, un terziario domenicano del ‘200.

      Ahò, chissà mai: magari, nel Medioevo il profumo d’aglio piaceva… :-P

    • …nì. E’ vero che da domani non uscirà più in edicola, ma solamente in versione digitale.

      Onestamente non ho seguito molto la vicenda (anche perché io sono solo un’articolista che scrive nei ritagli di tempo, voglio dire :P) ma credo che, carte alla mano, ci si sia resi conto che la maggior parte dei nostri lettori è comunque già abbonata alla versione digitale. E in effetti, se ci penso, anche io conosco un sacco di persone che, dopo aver familiarizzato con La Croce in versione cartacea, hanno deciso di sottoscrivere l’abbonamento digitale, per risparmio e per comodità.
      (Diciamo anche che il nostro lettore-medio non è il vecchietto novantenne che sfoglia il quotidiano alla bocciofila, ecco. La stragrande maggioranza dei nostri lettori è gente che, con la tecnologia e con il web, ha molta dimestichezza… quindi non è troppo strano che preferisca la versione digitale, più economica e più maneggevole).
      Immagino che a ‘sto punto, dati alla mano, si siano fatti due conti…
      La stampa e la distribuzione hanno costi altissimi; e, tutto sommato, nel momento in cui balza agli occhi che i lettori preferiscono acquistare il quotidiano in formato digitale…

      Ma le pubblicazioni, in formato digirale, continuano, eh!
      Io sto scrivendo un articolo or ora… ;-)

  3. Posso dire che semmai mi apparisse una palla di fuoco mentre sto concependo con mia moglie, essa sarebbe il più funzionale coito interrotto immaginabile. :D

    • E invece i genitori dei santi, mostrando invero un ammirevole spirito di autocontrollo, continuavano come se niente fosse, a quanto dicono le fonti… :-D

  4. Da quando ho scoperto questo blog, lo visito ogni giorno per leggere un post: in questo periodo, Lucia (non so se sui blog si usi il “tu” o il “lei”, spero mi perdonerai), mi stai tenendo compagnia mentre studio Fisiologia…
    Complimenti per ciò che scrivi!

    • Sui blog (salvo indicazioni contrarie) si usa il “tu” ;-)

      Ma che bello! Grazie per questo commento: che bello sapere di star tenendo compagnia a uno studente sotto esame (peraltro anche un esame tosto, direi). Mi fa sentire socialmente utile, wow ;-)
      Buono studio, Gabriele, e benvenuto tra questi… schermi! E grazie!

  5. Pingback: La Madonna? Profuma di cannella | Una penna spuntata

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