Il pudore in vacanza – edizione 2015. Consigli pratici per la fanciulla che non vuole scoprirsi troppo, in vacanza al mare

Sapete qual è stato il post più letto in assoluto, nella storia di questo blog?
(Intendo, a parte l’immortale Non sono incinta ma sento degli strani colpi all’interno della pancia, cui approdano ogni giorno svariate decine di internauti, dopo aver denunciato a Google tale inquietante sintomatologia).
Ebbene: a parte l’intramontabile pezzone di cui sopra, il mio post più letto in assoluto è stato quella vaga accozzaglia di indicazioni modaiole pubblicate la scorsa estate, al grido di “ma come ha da vestirsi, una casta fanciulla cattolica, quando va in vacanza al mare?”.

Breve riassunto delle puntate precedenti, per chi non conoscesse me e i miei trascorsi.
A me sta molto a cuore, questa faccenda della purezza sessuale. È un tema a me caro; ne parlo spesso.
Fra le tante cose che mi stanno a cuore parlando di questo tema, c’è anche la questione del pudore cristiano (e, di conseguenza, della modestia nel vestire). Indubbiamente ci sono problemi molto più gravi che attanagliano la cristianità, però io ho preso a cuore anche questo: a ognuno il suo, no?

Ebbene: l’anno scorso, dopo tanti anni di vacanza in montagna, una mia cara amica stava progettando un viaggio al mare. La poveretta era rimasta un po’ sconvolta dalle dimensioni (infinitesimali) dei bikini che le venivano via via proposti, al punto che alla fine, disperata, aveva deciso di chiedere aiuto a me: “Lucia, ma tu che vai sempre in vacanza al mare, e che sei sempre così attenta a non scoprirti troppo… concretamente, dove li compri i tuoi vestiti?”.
Eh sì: perché un conto è dire “voglio vestirmi così e cosà”; un conto è entrare un negozio e trovare effettivamente dei vestiti che combacino coi tuoi standard. Non sempre è cosa facile.
Era nato così, la scorsa estate, un post di Consigli pratici per le fanciulle che non vogliono scoprirsi troppo, in vacanza al mare. E si potrebbe anche prendere atto della cosa e poi archiviare la notizia nel dimenticatoio, se non fosse che il suddetto post ha avuto un successo enorme: ha cominciato a girare, ha avuto un sacco di visualizzazioni; apparentemente, è servito a molte.
E quindi… stanti queste premesse, chi sono io per non aggiornarlo all’estate 2015?

Alcune veloci precisazioni prima di cominciare:

1) Ovviamente, non sono stata pagata per fare la pubblicità a determinati marchi.

2) Ovviamente, non sono una fashion blogger. Con questo post, non ho nessuna intenzione di dare consigli di stile (ci mancherebbe!), e, sotto sotto, manco consigli di modestia: molto più banalmente, voglio solo indicare “se hai difficoltà a trovare un costume da bagno così e cosà, ti faccio presente che questi capi sono in vendita nel tal negozio, al tal prezzo. Vedi la se la cosa può interessarti”.

3) Il pudore cristiano è un concetto molto vago, e ci sono tante sensibilità diverse circa il modo in cui dovrebbe vestirsi una brava ragazza cattolica. Conosco donne cattolicissime che non si pongono manco il problema, e conosco donne cattolicissime che rinunciano alla spiaggia, pur di non doversi scoprire troppo.
Proprio per questa ragione, nel tentativo di non scontentare nessuno, ho raccolto in questo post suggerimenti “livello standard”, suggerimenti “livello hardcore” e suggerimenti “livello Nonna Lucia” – cioè, per fissatissime.

4) Nonna Lucia sarei io, casomai non si fosse capito.
Per chi in passato mi ha chiesto, incuriosito, di descrivere i miei standard di modestia nel vestire, li sintetizzo così: scollature (ovviamente) poco pronunciate; spalle coperte; gonna/pantaloni al ginocchio. Questi sono gli standard con cui mi trovo bene io, ma non necessariamente devo andare bene per voi!

5) La marca Desigual mi fa profondamente schifo, non tanto per i suoi vestiti (anzi, alcuni sono molto graziosi), ma perché io non compro da un marchio che si pubblicizza a suon di vibratori e di spot con contenuti filo-abortivi. Infatti avevo deciso di boicottare Desigual e non inserire nemmeno un suo vestito in questa rassegna; poi però ho pensato che un disclaimer tipo questo è molto più potente di un boicottaggio.
Desigual, buuuuhhh!

Detto ciò, procediamo!

***

Situazione numero uno: voglio andare a fare il bagno. Livello standard

Una delle lamentele che sento fare con più frequenza è: “mannaggia, ma certo che questi bikini microscopici si spostano con un niente!”.
Ehm: in effetti, non è bello.
Certi bikini, secondo me, sono progettati solo per chi ha intenzione di stare tutto il giorno immobile sul lettino ad abbronzarsi, senza muovere un muscolo. Ma già solo per chi ha intenzione di fare un bagno, prendere le onde, giocare a racchettoni sulla spiaggia… brr

Per quanto riguarda la parte sopra dei bikini, in commercio si trovano reggiseni di tutti i tipi (sportivo, a fascia, etc.), compresi quelli capaci di dare una certa stabilità. Ma per quanto riguarda la parte di sotto dei bikini, certe mutandine stringatissime danno davvero l’impressione di essere assai poco affidabili…
La soluzione, secondo me, è comprare mutandine meno stringate.
Con un po’ di fatica, se ne trovano, in commercio! Si parte dalle mutandine a vita alta, passando dalle culottes (che però stanno bene a poche, invero), per arrivare fino a veri e propri pantaloncini da bagno, vagamente simili ai boxer da uomo. Più di così…

Bagno slip alti

1) Hotpants Bikini H&M (€ 9, 99)
2) Slip bikini Lolli (€ 92,99)
3) Slip alto Oysho (€ 19,99)
4) Short Donna Replay (€ 65,00)
5) Milonga Slip Yanamay (€ 19,95)
6) Pantaloncini da bagno Twintip (€ 30,00)


Situazione numero uno: voglio andare a fare il bagno. Livello hardcore

Personalmente, non sono una grande fan dei bikini.
Non per criticare chi li porta (percaritàdiddio!), ma io mi ci sentirei fortemente a disagio. In fin dei conti, sono pur sempre un reggiseno e un paio di slip, con l’unica differenza che, rispetto alla biancheria intima, sono fatti di stoffa impermeabile.
Ai bikini preferisco di gran lunga altre alternative, come i bellissimi tankini (a loro volta costumi a due pezzi, con la differenza che la parte “di sopra” è una canottiera, e non un reggiseno).
Peraltro, li trovo anche molto più adatti a valorizzare il corpo femminile (per chiunque non abbia il fisico perfetto da super top-model)!

Bagno Tankini

1) Tankini Banana Moon (€ 43,00)
2) Tankini Oysho (€29,99)
3) Tankini Esprit (€ 54,99)
4) Tankini Bonprix (€29,99)
5) Tankini Marc O’ Polo Bodywear (€44,95)
6) Tankini Huit (€ 48,99)

 

E poi, vabbeh, ci sono anche i costumi interi.
Posso capire che siano più scomodi in determinate circostanze; posso capire che ad alcune donne dia fastidio la sensazione di freddo umido sulla pancia… però, guardate che belli! Eleganti! Chic!
Non sarebbe il caso di rivalutarli?

1) Costume intero modellante H&M (€29, 99)
2) Costume da bagno multi posizione Oysho (€45,99)
3) Costume da bagno Lascana (€75,00)
4) Costume intero Ragno (€74,90)
5) Costume Moschino (€125,00)
6) Costume da bagno Melissa Obadash (€280,00)

Situazione numero uno: voglio andare a fare il bagno. Livello Nonna Lucia

“Ummarò: e che si mette, Lucia, per andare in spiaggia, se ha cassato i bikini e non usa né tankini né costumi da bagno?”.
Ebbene, signori e signore, Lucia utilizza abiti da bagno.
Senza stare a pensare ai burkini delle musulmane: anche in Italia esistono in commercio dei costumi da bagno dotati di un piccolissimo gonnellino (o, in alternativa, dei tankini composti da canotta + pantaloncini).
Non sono eccessivi, non sono vistosi, non danno nemmeno nell’occhio. In compenso, il gonnellino garantisce qualche centimetro di copertura in più (e, oltretutto, aiuta anche a mimetizzare un paio di cosciotte grosse, se necessario).
Non sono nulla di eccessivamente strano, come noterete. E a me piacciono un sacco!

Costumi da bagno Nonna Lucia

1) Tankini Bonprix (€ 34, 99 )
2) Pantaloncino per bikini Bonprix (da abbinare a top a scelta) (€ 17, 99)
3) Abito da bagno Bonprix (€39, 99)
4) Costume intero Decathlon (€35, 95)
5) Costume da bagno premaman SweetMommy (€75,00)
6) Costume con gonnellino Anne Weyburn (€55,96)

***

Situazione numero due: staziono in spiaggia. Livello standard.

Vabbeh: se stazioni in spiaggia spalmata su un lettino perché vuoi abbronzarti il più possibile, vai con Dio e goditi il tuo bagno di sole, ci mancherebbe.
Qui mi rivolgo a chi stazione in spiaggia perché sta leggendo un libro sotto l’ombrellone / costruendo castelli di sabbia coi figli / sorseggiando un aperitivo al bar dello stabilimento / eccetera eccetera eccetera.
Ecco: queste cose io non le farei indossando solo il costume.
Io decisamente mi coprirei un pelino di più, per fare qualsiasi cosa che non sia “fare il bagno” o “prendere il sole”.
Pareo, pantaloncini, prendisole: fate voi, però prendete in considerazione l’idea.
A tal proposito, io mi limito a segnalare a tutte le interessate che esistono in commercio anche dei pareo “a gonnellina” che, a differenza dei classici pareo da legare in vita, si infilano come una gonna (o si annodano da un lato).
Rispetto ai modelli classici, hanno di buono che il nodo non si slaccia, e le gambe sono più coperte.

Pareo gonnellina
1) Pareo SHE Damen Standrock (€ 85,00)
2) Gonna da spiaggia Feba (€ 52, 90)
3) Pareo-gonna La Redoute (€ 3, 98)

Situazione numero due: staziono in spiaggia. Livello hardcore

Le pudiche hardcore a cui non basta un gonnellino possono, ovviamente, ripiegare sui copricostume.
Ce ne sono di tutti i prezzi e di tutti i tipi; quest’anno, a quanto pare, vanno molto di moda anche le tutine da spiaggia, che a me sembrano scomodissime ma che sicuramente sono molto stilose.
Varda qui che scelta!

Sulla spiaggia hardcore

1) Microtutina in mussola Patrizia Pepe (€158,00)
2) Tuta da spiaggia Zeagoo (€13,99)
3) Tuta corta stampata Promod (€36,95)
4) Abito da mare H&M (€ 24,99)
5) Vestito Oysho (€ 39,99)
6) Abito da spiaggia Bonprix (€ 17,99)

Situazione numero due: staziono in spiaggia. Livello Nonna Lucia

Nonna Lucia, in questo specifico frangente, non solo è molto pudica, ma è anche completamente disinteressata all’abbronzatura.
Quelle poche volte che vado in spiaggia (perché io, in realtà, quando sono in vacanza al mare preferisco dedicarmi ad altre attività) tendo sempre a coprirmi con un caftano, dopo il bagno. Personalmente, la trovo una scelta felice per tante ragioni: è molto coprente (quindi puoi muoverti e rilassarti e correre dietro ai bambini con la massima tranquillità, senza l’assillo di stare sempre attenta a non mostrare troppo), ma, al tempo stesso, non dà nell’occhio: non rischi di passare per scema davanti agli occhi degli altri bagnanti, insomma.
Per di più, se piace il genere, puoi anche riutilizzarlo in città a mo’ di tunichetta, sopra un paio di pantaloni.

Caftani Nonna Lucia
1) Kaftano Golden Point (€ 47,99)
2) Caftano Iconique (€69,00)
3) Kaftano Yanamay (€25,95)
4) Abito copricostume Fiorella Rubino (€69,95)
5) Vestito frange Mango (€39,00)
6) Tunica H&M (€29,99)

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Situazione numero tre: a passeggio su lungomare. Livello standard.

No, dai. A passeggio sul lungomare con bikini e gonnellino, no.
Bikini e gonnellino vanno benissimo sulla spiaggia, nel bar dello stabilimento, quando giochi a racchettoni… ma nel momento in cui si esce dalla spiaggia e si comincia a camminare sul lungomare (o, peggio ancora, nelle vie del paesello!), no. Dai. Non è nemmeno questione di pudore cristiano, secondo me: è proprio questione di decoro urbano.
Un grazioso prendisole tanto carino e tanto estivo, tutto bellino e colorato? No?

Passeggio sul lungomare Standard

1) Vestito Zara (€39,95)
2) Vestito Oysho (€39,99)
3) Vestito Berskha (€35,99)
4) Vestito Desigual (€59,00)
5) Vestito Yumi (€ 70,00)
6) Vestito Zara (€ 49,95)

Situazione numero tre: a passeggio su lungomare. Livello hardcore

Per chi (come me) avrebbe un po’ di paura a girare con questi vestitini corti corti e leggeri leggeri, per paura di far inavvertitamente intravvedere troppo con un attimo di distrazione, segnalo che esistono anche prendisole più coprenti: un po’ meno scollati, un po’ più lunghi al ginocchio…

Passeggio sul lungomare Hardcore

1) Vestito Jennifer (€19,99)
2) Vestito Replay (€79,90)
3) Vestito Promod (€ 39,95)
4) Abito H&M (€14,99)
5) Vestito Stradivarius (€15,95)
6) Vestito Desigual (€69,00)

Oppure, esistono le gonnelline estive!!

Io le adoro, anche perché sono estremamente versatili. Con una canotta, vanno benissimo anche in vacanza, per passeggiare sul lungomare. Ma provate ad abbinarle a una camicetta o a una maglietta un po’ più chic, e potrete serenamente riutilizzarle anche dopo il ritorno a casa, per andare a lavorare.

Passeggio sul lungomare Gonne Hardcore
1) Gonna OVS (€ 24,99)
2) Gonna  Zara (€ 36,95)
3) Gonna Kiabi (€ 18,00)
4) Gonna Stradivarius (€17,95)
5) Gonna Benetton (€ 49,95)
6) Gonna Oysho (€ 35,99)

Per chi non si sente a suo agio con la gonna e preferisce girare in pantaloncini, segnalo che, a cercarli bene, potreste trovare in commercio anche dei pantaloncini corti… aehm… non troppo corti.
I modelli più aderenti mi danno l’idea di tenere un caldo boia, ma ce ne sono anche di morbidi e scampanati…

Passeggio sul lungomare Pantaloni Hardcore
1) Bermuda Violeta by Mango (€ 34,99)
2) Bermuda Promod (€ 26,95)
3) Bermuda Stradivarius (€25,95)
4) Bermuda Bonprix (€ 19,99)
5) Jeans Desigual (€84,00)
6) Bermuda Zara (€ 29,95)

Situazione numero tre: a passeggio su lungomare. Livello Nonna Lucia

Ci sono, poi, donne psicopatiche tipo me che hanno quelle fissazioni cui accennavo sopra: “gonna fino al ginocchio, spalle coperte”, sennò non escono di casa.
Obiettivamente, non è proprio facile restare fedeli a questi standard quando si è in vacanza al mare, perché non è che si possa uscir di casa in tailleur (a meno di non voler esser prese per sceme esibizioniste, intendo).
Però, seppure a fatica, qualcosa si trova. Questi, ad esempio, sono sei vestiti che indosserei con la massima tranquillità, anche a Ferragosto in riva al mare:

Passeggio lungomare Nonna Lucia
1) Vestito Mango (€ 69,99)
2) Abito H&M (€ 24,99)
3) Abito  Zara (€ 49,95)
4) Vestito Ralph Lauren (€ 185,00)
5) Vestito Oysho (€ 39,99)
6) Abito Diffusione Tessile (€ 150,00)

Situazione numero tre: a passeggio su lungomare. Piano B che accontenta tutte

Comunque, c’è sempre il piano B: il lungo!
Credo che, obiettivamente, non ci sia capo di abbigliamento più pudico di una gonna lunga fino ai piedi. Copre quel che c’è da coprire, non rischia di alzarsi per il vento; è pure bella.
E quest’anno, apparentemente, i vestiti lunghi vanno di gran moda! (Per mia grande gioia, che amo follemente le gonne lunghe fino ai piedi – e che, per la cronaca, sono fortissimamente tentata dall’ultimo vestito di questa selezione).
Una gonna lunga, un bel cappello di paglia, una granita in mano, un paio di sandaletti estivi, il sole al tramonto sulle onde del mare… aaaahh!

Passeggio sul lungomare Lunghi
1) Vestito Mango (€ 99,99)
2) Altro vestito Mango (€ 39,99)
3) Abito Diffusione Tessile (€ 68,00)
4) Vestito Bershka (€ 24,99)
5) Abito Diffusione Tessile (€ 73,00)
6) Vestito Stradivarius (€ 35,95)

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Situazione numero quattro: è sera, andiamo a divertirci! Livello standard

Ovviamente, il concetto di “divertimento serale in vacanza al mare” è molto vago.
Nel posto in cui vado in vacanza io, il più grande divertimento serale per i turisti è passeggiare avanti e indietro sul lungomare, curiosando fra le bancarelle di prodotti tipici.
Ma c’è chi, di sera, passa il tempo davanti al falò sulla spiaggia; c’è chi prende la macchina e va a sballarsi in discoteca; c’è chi viaggia sulla nave da crociera ed è invitato al galà col comandante; c’è chi va a cena al lume di candela e poi si sposta in localini stilosi.
Dipende molto dal tipo di vacanza, ovviamente: io, qui, ho deciso di rivolgermi a chi deve vestirsi per un evento serale mediamente elegante, e non ha voglia di utilizzare il solito mini-abito per le grandi occasioni.

Sì: perché ultimamente sembra che la lunghezza di una gonna sia inversamente proporzionale al suo grado di eleganza: più vuoi essere chic, più devi scoprire le gambe.
Ehm: ma anche no.
Qui, una piccola selezione di abiti (e tutoni) lunghi, adattissimi anche al clima vacanziero:

Sera livello standard

1) Vestito Marciano for Guess (€ 209,00)
2) Vestito Mango (€ 99,99)
3) Salopette Desigual (€ 99,90)
4) Vestito Mango (€ 89,99)
5) Tuta Bershka (€ 24,99)
6) Tuta stampata a volant Oysho (€ 45,99)

Situazione numero quattro: è sera, andiamo a divertirci! Livello hardcore

Visto che già le pudiche di livello standard le ho vestite con una gonna lunga fino ai piedi, alle pudiche di livello hardcore posso solo proporre abiti eleganti e lunghi… ma con bretelline un po’ più spesse e scollature un po’ meno profonde, giusto per stare più tranquille nei movimenti anche quando si va a ballare:

Sera hardcore

1) Vestito Mango (€ 129,99)
2) Tubino Sisley (€ 99,95)
3) Vestito Mango (€ 89,99)
4) Salopette New Look (€ 54,99)
5) Vestito ASOS (€ 115,99)
6) Tuta Diffusione Tessile (€ 65,00)

Situazione numero quattro: è sera, andiamo a divertirci! Livello Nonna Lucia

E per le Nonne Lucie… beh… che ve lo dico a fare?
Cerca e cerca, si possono anche trovare vestitini (non troppo formali) (specie se vengono accessoriati nel modo giusto) che metterebbero a proprio agio anche le più fissate!

Sera Nonna Lucia

1) Tuta Mango (€ 59,99)
2) Vestito Mango (€ 59,99)
3) Vestito Desigual (€ 124,00)
4) Vestito Zara (€ 69,95)
5) Vestito Oysho (€ 49,99)
6) Vestito ASOS (€ 115,99)

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E, a questo punto, se avete avuto la pazienza di arrivare fin qui, sappiate che io sarei davvero curiosa di conoscere la vostra opinione. La vexata quaestio circa il pudore femmile torna a far parlare di sé ogni estate, nei siti dedicati alla castità e alla purezza sessuale. Spesso, ne nascono sterili discussioni che si limitano alla diatriba “bikini no (sguarldine!)” , “bikini sì (fissati!)”, ma talvolta lo scambio di idee diventa molto più fruttuoso.
Che ne dite: proviamo a vedere cosa succede se cominciamo a discuterne noi?

Perché, in effetti, il problema non è campato in aria: d’estate, per ovvie ragioni, tendiamo a scoprirci molto.
C’è, secondo voi, un limite oltre il quale il “molto” diventa “troppo”?
Oppure è proprio vero che la purezza è negli occhi di chi guarda, quindi anche una donna in un bikini sexy può risultare del tutto indifferente a chi è abituato a custodire il suo sguardo, e/o anche una donna avvolta in un kaftano può diventare oggetto dei pensieri impuri del maniaco di turno?
Voi signore, come vi regolate? Non badate a queste cose, perché tutto sommato omnia munda mundi, o cercate, come me, di non scoprirvi più di un tot.
Ma soprattutto: voi maschetti, come ci consigliereste di regolarci? È poi così importante che noi donne prestiamo tanta attenzione al modo di porci, oppure la visione di una ragazza in costume è diventata così normale che tra bikini sexy e costume intero non c’è più differenza alcuna?

Sì, insomma: voi donne, cosa fate?
E voi maschi, cosa vorreste che noi facessimo?

38 pensieri su “Il pudore in vacanza – edizione 2015. Consigli pratici per la fanciulla che non vuole scoprirsi troppo, in vacanza al mare

  1. E’ veramente necessario prestare attenzione al mo(n)do di porci: ce ne sono davvero tanti di porci sulle spiagge!
    Che stanno sempre lì a scrutare. (?) Succedeva una volta, forse.
    io mi ritengo liberale e concedo ampie possibilità.
    Alla donna che sta in spiaggia con me non consiglio un abbigliamento civettuolo, che attiri gli sguardi. Soffrirei troppo di gelosia. Ma non vorrei mai privare le altre della gioia di esporre il proprio corpo. L’unica legge per tutti è il buon gusto.
    Ciao : )

    • Ieri canticchiavo questa canzone proprio mentre scrivevo il post: ci credi? :-D

      C’è una giovane stilista americana di “modest fashion” che ha lanciato una linea di (deliziosi) costumi da bagno “casti” (e un po’ retrò), usando come slogan Who says it has to be itsy bitsy?.
      Il riferimento è proprio alla canzone che postavi, e una volta avevo anche visto un video in cui la stilista parlava a un pubblico di ragazzine dicendo “ecco, vedete? Fino a qualche anno fa i bikini erano una cosa scandalosissima, questo non vi fa riflettere?”.

      Chissà se riesco a ritrovare il video?
      Intanto, per amor di cronaca, lascio il link alla linea di costumi casti niente affatto isty bitsy ;-) Rey Swimwear.

      P.S. Per chi se lo stesse domandando, la stilista americana cita la canzone di Dalida perché… beh… la canzone non era di Dalida :-P Dalida aveva adattato in Italiano una canzone che in realtà era già molto famosa in America: ecco perché la stilista la conosceva:

      • Se me lo dici tu ci credo.
        Secondo me tu stavi pensando inavvertitamente a una scena di un bel film francese di alcuni anni fa, in cui le cameriere spagnole fanno i lavori di casa al ritmo di questa canzone.

        Ciao : )

      • Uh… no, invece: quel film non lo conoscevo proprio, ma il trailer mi ha incuriosita non poco! ;-)

        Beh, in realtà pensavo a quella canzone giusto solo perché l’avevo “scoperta”, tempo fa, grazie al video della designer di costumi “casti” di cui sopra. Da allora, ci ripenso tutte le volte che si parla di moda mare pudica… ;-)

  2. Pensavo di essere la sola a pensarla così! Grazie per i fantastici consigli! :)
    Mi linkeresti i siti di purezza di cui parli nell’articolo?
    Io cerco sempre di andare il più coperta possibile, comunque! Spesso, quando ero più piccola, compravo vestiti che adesso preferirei non mettere, ma mai niente di così scandaloso da non poter essere indossato fino a che la sua usura mi farà sentire meno in colpa del fatto che me ne sto liberando! :D

    • Io invece, quand’ero più piccola, ero proprio scrupolosissima (persino in maniera un po’ maniacale) e attaccata al metro da sarta: se le maniche di quel vestitino erano più corte di mezzo centimetro rispetto agli standard che mi ero imposta, non lo compravo. Adesso forse sono diventata un po’ meno maniacale, e tendo a guardare più all’impressione finale che al singolo dettaglio.
      Ma vabbeh, sempre a livello di “nonna Lucia” stiamo, quindi diciamo che è solo cambiato l’approccio ma non l’effetto finale ;-)

      Cara Laura, non sei la sola a pensarla così, e anzi, ti dico… io mi stupisco ancora di tutto il traffico che ha ottenuto il post che ha preceduto questo: evidentemente, il problema è sentito per davvero (anche in Italia!).

      I siti di purezza cui accennavo sono quasi tutti americani: in Italia questo tema è un po’ meno sentito, ahimè.
      Comunque posso consigliarti:

      – Il bellissimo Fresh Modesty, un vero e proprio fashion blog di una ragazza cristiana (che appartiene a una Chiesa protesta con regole di modestia veramente abbastanza rigide, a onor del vero: il 90% delle sue proposte sono bellissime; il restante 10% sarebbe davvero eccessivo per la nostra realtà);
      – L’altrettanto bello Jen Magazine (gestito da una mormone);
      – Il cattolico Conversation with Women, fantastico nel suo modo di parlare terra a terra. Lì si parla (perlopiù) di purezza sessuale in generale, ma se guardi sotto il tag “modesty” ci sono post dedicati espressamente al tema;
      Just Like Molly, aggiornato troppo raramente, e molto “stati-uniti-centrico” per quanto riguarda i marchi di riferimento… ma assolutamente valido!

      In Italia, ricordo una discussione abbastanza infuocata su abbigliamento “casto” e bikini sul gruppo FB Quelli che… l’amore casto è il migliore, che però secondo me pubblica contenuti dal valore molto variabile. Ci sono contributi bellissimi, ma ho anche visto discussioni degenerare pesantemente fino a livelli di vera e propria sessuofobia (e se lo dico io che sono una bigotta bacchettona ;-), fidatevi, sto davvero parlando di affermazioni eccessive).
      Però vabbeh: fatta questa premessa, comunque il gruppo ha anche contenuti di ottimo livello ;-)

      Poi, ovviamente, in Italia, a dedicarsi a questo tema, c’è la (fantastica) Turris Eburnea: ha “solo” un sito (e non ad esempio un blog con notizie sempre nuove), ma vuoi mettere? ;-)

      • Ti ringrazio veramente tantissimo! :D Intanto mi iscrivo al tuo di blog… troppo bello! :D

      • P.s. un’informazione: non ti risulta quindi che la religione cattolica proibisca le t-shirt a maniche corte e le gonne più corte delle caviglie, giusto? :D Perché avevo sentito che Padre Pio aveva detto qualcosa in merito… ma ho visto che anche altre chiese che hanno più regole di noi ammettono certi abiti… quindi m’è venuto il dubbio! :D

    • ;-)

      No, non mi risulta che la Chiesa Cattolica chieda alle donne di non scoprire le caviglie :-P
      Però ho capito quello che intendi. E, sì, è vero: Padre Pio (e con lui molti altri santi e/o personaggi “famosi”, di spicco) hanno detto cose, sul pudore femminile, che farebbero impallidire persino le più attente.

      Dunque: non ho mai approfondito più di tanto l’argomento (ma mi interesserebbe molto farlo), ma la Chiesa, fino a un certo periodo, aveva proprio delle regole precise su quello che si poteva indossare e quello che non si poteva indossare.
      Lavorando su riviste diocesane degli anni ’20 ho ancora letto raccomandazioni molto precise, che combaciano con quelle che dici tu (maniche lunghe almeno fino al gomito, e polpacci coperti).
      Credo che l’ultimo pronunciamento “ufficiale” sull’argomento siano state, nel 1930, le Istruzioni della Sacra Congregazione del Concilio sulla moda femminile agli Ordinari d’Italia. Non l’ho trovato online e non l’ho letto, ma l’ho trovato sintentizzato in questo modo (per quanto riguarda la parte con i “divieti”):

      1) La scollatura può essere al massimo di tre dita sotto la clavicola;
      2) Le maniche devono arrivare almeno fino al gomito;
      3) La lunghezza della gonna deve superare almeno il polpaccio;
      4) Se l’abito è trasparente o semi-trasparente, bisogna usarlo una sottoveste;
      5) Gli abiti non devono essere troppo attillati, e non devono segnare le forme.

      Da lì in poi non mi risulta che la Chiesa si sia mai più pronunciata in maniera ufficiale circa l’abbigliamento femminile (se non al limite per la regola di “spalle e ginocchia coperte in chiesa”; in chiesa sì, okay, ma nella vita di tutti i giorni? Non mi risulta che siano più state date indicazioni in tal senso).

      …ogni tanto, soprattutto sui siti di tradizionalisti/sedevacantisti/ecc., vedi citate queste Istruzioni degli anni ’30 col commento “beh, la Chiesa non ha mai abrogato queste norme, quindi vanno rispettate ancora oggi!”.
      …mah: con tutto il rispetto ma secondo me si sono abrogate da sole col passar del tempo; quelle erano le regole di decoro degli anni ’30, ma la moda ovviamente è molto cambiata da allora.
      Non che basti il cambiamento dei costumi per rendere lecita una cosa peccaminosa (!), ma non è che adesso bisogni adottare gli standard di decoro cristiano degli anni ’30, solo perché, dopo quella data, la Chiesa non ha più ritenuto di doversi pronunciare sull’argomento ;-)
      Certi gruppuscoli di tradizionalisti sostengono che bisogni fare proprio così, ma ‘nsomma…

      Però quando si leggono cose tipo “Padre Pio condanna le T-Shirt”, tecnicamente è vero. Non è una bufala, è vero: del resto, all’epoca in cui viveva Padre Pio, le regole di decoro cristiano erano quelle (e chi non le rispettava lo faceva colpevolmente, trasgredendo a precise indicazioni di Santa Madre Chiesa).

      Ma, ripeto: ne è passata, di acqua, sotto ai ponti, da quel giorno… ;-)

    • A puro titolo di curiosità, segnalo anche questa lettera del Cardinal Siri (che ho trovato solo in Inglese su un sito americano dedicato alla modestia, ma che dovrebbe essere autentica: è citata – non per intero – anche da fonti italiane!).
      Era il 1960, e il buon cardinale esprimeva una certa perplessità circa le donne che (in certi contesti) usavano (certi tipi) di pantalone… ;-)

      http://www.catholicmodesty.com/Mens_Dress.html

    • Cioè, stai dicendo che le mie proposte per una moda mare pudica adatta anche alle ggggiovani ti ricordano i modelli che usavano le signore quando tu (che sei nonna) eri fanciulla?
      Annamo bene… :-D :-D :-D

      No, scherzo, ho capito il senso del tuo commento ;-)
      In effetti io ho un debole per i vestiti dal sapore un po’ retrò, e a riguardare la mia “selezione” (soprattutto per quanto riguarda i costumi interi), ci ho dato pesantemente dentro, con il genere… :-D

      • Un’altra cosa che ho ricordato, pensando al tuo post, è che ci sono degli uomini/ragazzi che si specializzano nel fotrografare “concuimisiedo” delle signore (giovani/vecchie e tutto quello che c’è in mezzo) in spiaggia . . . lo so perché quando ancora c’erano le foto con negativo, ne ho sviluppati parecchi rullini!
        Comunque, la tua selezione è di buon gusto e quello non ha età! (Come si dice adesso, in Italia, sono evergreen!) ;)
        Ciao, Fior

      • Ecco -.-
        Grazie per la significativa testimonianza. Non so dove, ma ricordo che anni fa parlavo di questa cosa con una ragazza che legge il mio blog, e concordavamo nel fare questa osservazione: talvolta, certi sguardi (o peggio ancora certi scatti rubati) sono quasi “peggio” dell’occasionale palpatina.
        Nel senso che se uno allunga le mani (e si ferma lì: ovviamente non sto parlando di aggressioni sessuali pesanti) almeno tu puoi reagire, ma per uno sguardo che fai? Ci si sente abbastanza impotenti, di fronte a queste cose.
        E comunque… per carità, è vero che nessuno ti ha toccata e nessuno ti ha fatto niente, ma non è che faccia proprio proprio piacere, sapere di essere finita in una delle pregevoli collezioni fotografiche che mi racconti… :-\

    • Le culottes a vita alta a me non dispiacciono in verità, e trovo che, sul fisico adatto, non stiano male. Questa modella (che indossa un bikini Victoria’s Secret, per la cronaca) secondo me non sta male:

      …ma come dicevo anche nel post, ovviamente non tutte hanno lo stesso fisico ;-)

      Invece, sui costumi interi… adesso che siete in due a farmelo notare, in effetti mi rendo conto che in questa selezione ho pesantemente abbondato con lo stile retrò, che a me piace tantissimo e che quest’anno evidentemente va di moda, ma che giustamente non piace a tutti!
      Quasi quasi modifico il post togliendo un costume dal gusto retrò e mettendo qualcosa di più moderno ;-)

      (Comunque, se si parla dei miei gusti personali… No: il costume a due pezzi da piscina, per me è comunque troppo poco, e il costume intero da piscina… non che mi dispiaccia in toto, per carità, ma a mio gusto personale preferisco i modelli come quelli che ho postato io. Ma ovviamente qui è solo una questione di gusti! Sempre detto che io sono una donnina dell’Ottocento finita per sbaglio in questa strana era… ;-)

      • Indubbio, ma quindi non è un prolema della culotte in sè: il problema deriva dal fatto che la culotte sta bene a pochi (come anche le minigonne, i leggins, etc, per dire).
        Ma per quelle donne fortunate che se le possono permettere… ;-)

  3. Io come già detto altrove non mi faccio questi scrupoli, magari non ho la sensibilità molto elevata riguardo a questo aspetto dal punto di vista cattolico, ma l’ho dal punto di vista estetico. Le poche volte che vado in spiaggia, quando osservo quella massa di corpi (maschili e femminili) mezzi nudi e penso a quando vedo quegli stessi corpi per strada nella passeggiata serale, non ho dubbi su come stiano meglio. E a tal proposito… credo proprio dovrei scrivere un vademecum su come vestirsi in estate quando si va in bicicletta. Perché se in spiaggia o sul lungomare un po’ di sedere al vento ci può anche stare… per quanto non il mio… in bicicletta lungo la via Emilia o in pieno centro città direi di no (sempre per un fattore estetico, non tanto religioso)! :-P

  4. Per me è difficile parlare oggettivamente di questo argomento, ma ci provo.
    Innanzi tutto, grazie mille del post perché cerco disperatamente un intero decente e ora vado a vedere quelli che dici tu (ma 75€ per un costume non ce l’ho); i tankini sono pure belli!! Grazie.
    E grazie anche di parlare dell’argomento così deliziosamente come fai sempre :)
    Poi prometto di chiedere ai miei amici maschi – quelli a cui chiedevo l’anno scorso dicevano che per loro non fa differenza un bikini (non un tanga brasileiro, un normale due pezzi) e un intero, perché ormai è l’intero ad essere strano.
    Ciò premesso, a me.
    Allora, io ho indossato un due pezzi tre volte nella mia vita: a 15 anni, a 29 anni e a 30 anni. Ora ne ho 31, e quest’estate forse lo indosserò di nuovo (dover per due pezzi intendo una parte di sopra che non mostra l’attaccatura del seno e una parte di sotto che arriva quasi all’ombelico), ma ho sempre i costumi interi con cui mi sento più a mio agio.
    La verità è che se vado al mare con mio padre (come di solito faccio per quei cinque giorni di vacanza in famiglia che il lavoro concede) mi vergogno di stare davanti a lui in mutande e reggiseno.
    Quest’estate vado al mare anche col mio fidanzato e ci sto pensando; non mi vergogno che lui mi veda così, a dire il vero, né che mi vedano così gli amici.
    Dai 16 ai diciamo 23 anni ho seguito il modello Nonna Lucia; dai 23 ai 29 il modello hardcore; e dai 29 ad ora invece ho iniziato a mettere cose che prima non avrei messo: tipo, vestiti senza maniche oppure con la gonna sopra il ginocchio (minigonne non ne metto, né scollature che facciano vedere il seno né abiti trasparenti senza sottoveste).
    E francamente mi sento apposto. Nel senso che mi sento proprio meglio di quando invece stavo attenta maniacalmente alla manica che coprisse le spalle, o al centimetro della gonna ecc. E mi vesto anche con molto più buon gusto adesso (e di solito, ma credo sia evidente, i vestiti di buon taglio, di qualità e di buon gusto (anche H&M, eh, non Valentino per forza!) sono sempre modesti)
    Io vado sempre vestita in giro come in chiesa, peraltro: l’unica cosa è che se sono in chiesa ovviamente mi copro le spalle.
    Ciò detto: Lucia, io che ho vissuto per anni con l’incubo di quanti centimetri scoprire, e che adesso vivo con l’incubo di pensare che qualcuno associ me alle sentinelle in piedi e alla Croce (scusa: a te piace, ovviamente, e fai benissimo a scriverci; io se mai dovessi lasciare la Chiesa lo farò a causa de La Croce e compagnia bella) dico che ben prima dei centimentri o dell’intero vs. due pezzi c’è un discorso da fare, qualcosa che manca drammaticamente al cattolico impegnato medio italiano: la libertà.
    Libertà prevede responsabilità. Le regole servono, lo sappiamo, e ben vengano; ma il prontuario “due cm qua e due là” non aiuta. Ti senti a posto; ti senti “ora sono giusto”: ma non capisci cosa e perché lo stai facendo.
    Io vedo sempre più cattolici impegnati maniacalmente, con vere e proprie patologie ossessive (non vedo altra possibile denominazione), a condannare tutto ciò che deroghi dalle regole, iniziando dal Papa per finire ai gay. Dimenticando che il senso di tutto non è seguire la regola ma essere nella verità e nella carità.
    Io anche vivo la castità prematrimoniale col mio fidanzato, e Dio solo sa quanto costa; ma lui (che pur essendo ateo è quello che per primo mi ha detto che mi aiuterà a rispettare i miei principi, e lo fa davvero) mi ha aiutato a capire cosa davvero significa castità. Prima era il prontuario del “fare non fare”, ora è una virtù d vivere e da godere (e godersi anche, e molto, tutto ciò che si può fare).
    Questa è una digressione, ma è per dire che finché si vive di prontuari alla Padre Pio condanna le T-Shirt mi chiedo quanto capiamo del cristianesimo, a parte i consigli modaioli di Padre Pio.

    • PS: il discorso vale ovviamente solo per cattolici “impegnati”, diciamo così.
      Ovviamente alle mie amiche e amici altropensanti il discorso sulla modestia nel vestire e castità per dummies lo faccio anche, ma partendo dal buon senso umano (se non vuoi passare per una prostututa, non ti vestire da tale; se vuoi una ragazza che ti ami davvero evita di cercarla in discoteca ubriaca (o almeno falle passare la sbornia e poi vedi com’è nella vita reale), se vuoi essere rispettato dalla tua ragazza inizia a rispettare lei, ecc.). In questi casi Padre Pio non serve, ma un piccolo shock non è male.
      Il mio discorso si riferiva alle manie di controllo maniacale di alcuni gruppi cattolici italiani. :)

    • Ciao, Lidia!
      Non so perché non ti avessi risposto prima: forse, perché quando scrivevi questo messaggio io ero nel panico preoperatorio e non avevo la testa per risponderti, e dopo ero in piena convalescenza intontita dagli antidolorifici :-P
      Comunque, questo commento a cui dovevo ancora rispondere ha aleggiato nella mia mente per buona parte dell’estate, e adesso ti rispondo ben bene, anche perché fra una cosa e l’altra ci ho riflettuto sopra per un bel po’ di tempo ;-)

      Innanzi tutto, domanda di fondamentale importanza: alla fine l’hai comprato, il tankini di Bonprix? :-D
      Se sì, sono sinceramente curiosa di sapere se era di buona qualità: Bonprix è praticamente l’unica catena che io conosca che vende gli abiti da bagno che mi piacciono tanto; dovessi prenderne uno, mi rivolgerei lì… ma a ‘sto punto ti uso come cavia e mi faccio dire se la stoffa dei costumi è effettivamente di buona qualità, o se diventa appiccicaticcia dopo una stagione come capita ai costumi economici ;-)

      Poi: questione pudore.
      Ho riflettuto un po’ sulla tua osservazione, che ti vergogneresti a farti vedere in bikini da tuo padre, ma non dal tuo fidanzato e dai tuoi amici.
      Ci ho pensato, perché proprio mentre tu scrivevi questo commento io mi preparavo al piccolo intervento che ho subito di lì a poche settimane. Nei primi giorni della convalescenza avrei avuto bisogno di aiuto, e il mio fidanzato si era offerto di venirmi a fare da badante nel week-end. Era fine giugno e io sarei stata in pigiama; per l’estate, ho solo pigiamini molto estivi, quelli fatti di pantaloncini corti molto corti, e canottierina con le bretelline.
      Ecco: quando ho realizzato che il mio fidanzato mi avrebbe vista così, effettivamente sì, mi sono sentita a disagio, troppo scoperta.
      E non era nemmeno una questione di evitare la tentazione, perché penso che solo una persona con gravi devianze potrebbe provare lussuria verso una povera disgraziata sotto antidolorifici piena di punti di sutura ;-P era proprio questione del fatto che… niente da fare: mi sentivo comunque troppo scoperta. E infatti sono andata al supermercato a comprarmi un pigiama apposta, con pantaloncini un po’ più lunghi e maglietta più accollata.
      Non ho avuto alcun problema a indossare il pigiama striminzito quando a occuparsi di me c’era mia mamma, ma, ad esempio, quando mio padre veniva a trovarmi, mi coprivo le gambe col lenzuolo perché mi sentivo più a mio agio.
      Questo, come riflessione generale sul mio senso del pudore :-)

      Detto ciò, ovviamente concordo con te sul fatto che la modestia nel vestire (ma in generale qualsiasi altro aspetto della vita di un cristiano) NON può ridursi solo a un “devi”, “non devi”. Che ci sia una lista di “devi” e “non devi” secondo me è anche molto utile come linea guida, ma CHIARAMENTE l’insegnamento non può limitarsi lì, sennò diventa qualcosa di veramente sterile e difficile da comprendere.
      Nel mio piccolo, visto che il discorso è partito dalla modestia nel vestire, io non avrei mai e poi mai pubblicato un post come questo, se prima non avessi pubblicato altri post come questo , in cui provavo a spiegare il perché di questa scelta.
      E’ assolutamente ovvio (ma purtroppo, non sempre scontato): prima devi far capire il perché di un certo comportamento; e se sei riuscito a far capire il perché, l’attuazione pratica viene quasi da sola, spontaneamente. Le linee guida diventano quasi superflue.

      Come ti dicevo, questo tuo commento mi è tornato alla mente più volte quest’estate, e una di queste volte è stata durante un’omelia alla Messa domenicale. Non mi ricordo nemmeno più quale Vangelo stesse commentando, onestamente, ma il parroco aveva fatto una riflessione molto saggia e molto adatta a questo discorso, secondo me.
      Prendiamo una coppia di sposi che sta pensando di avere il primo figlio. Tutt’intorno, gli amici e i parenti subissano gli sposi di obblighi e prescrizioni. “Nel momento in cui hai un figlio, tu DEVI cambiargli il pannolino, DEVI pulire il vomito, DEVI passare notti in bianco, DEVI sopportare nausee e travaglio e ragadi al seno, DEVI spendere soldi in passeggino, fasciatoio, omogeneizzati e vestitini, DEVI fare questo, DEVI fare quello, eccetera eccetera”.
      E, per carità, è verissimo che DEVI (e sotto un certo punto di vista è anche giusto che ti arrivi pure questa informazione, aggiungo io, perché magari tu sei particolarmente ottuso e non avevi preso in considerazione questo o quel risvolto)… ma chiaramente, non è quello il punto focale della situazione.
      Nel momento in cui hai un figlio, lo ami più di qualsiasi altra cosa al mondo e ti sembra assolutamente ovvio fare tutte le cose di cui sopra. Magari ti pesa, perché non penso che ci siano genitori felici di passare l’ennesima notte in bianco a cullare il figlio in lacrime, però ovviamente è la cosa che devi fare in quel momento, ed è ovvio, naturale e persino “bello”, sotto un certo punto di vista, farlo.

      Come a dire: è verissimo che devi farlo; ma non lo fai solo perché devi.
      Probabilmente non lo intendi nemmeno come un dovere in senso stretto, ma più come una naturale conseguenza di uno stato di cose.

      Che in effetti è un po’ come la castità prematrimoniale, visto che fai l’esempio: penso che nessuno abbia mai pensato “uh che bello, questo pomeriggio starò col mio ragazzo, avrò voglia di andare oltre, e invece dovrò fermarmi: sarà uno spasso, non vedo l’ora!“.
      Però, se hai capito bene qual è il punto della situazione, non ti passerà nemmeno per la testa il fatto di andare oltre: naturalmente è un sacrificio, ma il punto non è fare il sacrificio.

      (OK, in realtà l’accenno alla castità prematrimoniale l’ho fatto solo perché avevo bisogno di esprimerti il mio shock – in senso positivissimo!! – per il tuo fidanzato ateo che ti aiuta a rispettare la castità prematrimoniale e che ti ha permesso di capirla a fondo. Si fa fatica a trovare uomini così già tra i cattolici praticanti: ma hai trovato una perla rara!! Sono tanto contenta per te!!)

      • E infine: scrivi “io vedo sempre più cattolici impegnati maniacalmente, con vere e proprie patologie ossessive (non vedo altra possibile denominazione), a condannare tutto ciò che deroghi dalle regole, iniziando dal Papa per finire ai gay

        Ahimè, li vedo anch’io, e la cosa mi inquieta un sacco.
        E ti dirò di più: io, con alti e bassi, e sempre alla mia maniera, sono attiva nel web cattolico da più dieci anni, ormai, e quello che vedo in questi ultimissimi anni mi spaventa. Se fossi una utente che si affaccia sul web cattolico solo adesso, me ne allontanerei lestamente, e sono tanto contenta di essermi ritrovata in questa isola felice in cui si parla di Storia e di santi bislacchi, e (per adesso?) si riesce ancora a mantenere la stessa atmosfera di un tempo.
        A parte l’intransigenza (eccessiva) di molti, talvolta capita davvero di imbattersi in posizioni estreme, fondamentalistiche, o anche proprio dichiaramente eretiche/scismatiche (penso alle tante pagine sedevacantiste & co). Ed è anche abbastanza inquietante, per me, vedere che certi “guru” vengono seguiti da un cospicuo numero di persone, grazie al potere diffusivo dei social network.

        L’intransigenza eccessiva, io posso capirla (anche se ovviamente non la condivido). Credo sia l’altra faccia della medaglia di un eccessivo lassismo che comunque c’è, in certe fasce di cattolicesimo: va bene l’accoglienza e la misericordia e tutto, ma NON va bene la tendenza a crearsi una Chiesa fai-da-te in cui decidi tu cosa è giusto e cosa è sbagliato (o in cui smetti di predicare che la tal cosa è sbagliata, perché tanto i fedeli non ti danno più retta).
        Lo capisco, che la reazione a questi eccessi (e/o alla logica del mondo) possa essere un’intransigenza esasperata: lo capisco perché purtroppo è la tendenza che ho spesso anch’io; io sono molto moralista, di natura, mi viene difficile non giudicare (ahimè).

        Detto ciò, concordo con te che certi eccessi sono inopportuni, irritanti, e anche un filino inquietanti. Posso capire l’esasperazione, la rabbia, l’inquietudine, l’urgenza di far qualcosa, ma certa gente dovrebbe decisamente darsi una regolata.
        Come sai, io scrivo per La Croce, che è uno di quegli enti contro cui punti il dito. A me evidentemente piace (soprattutto le pagine culturali e di Chiesa, cioè quelle per cui scrivo io, e che trovo effettivamente valide), ma ciò non mi impedisce di dire che anche lì ci siano stati, e sicuramente potrebbero esserci in futuro, alcune cose che non mi garbavano.

        Idem per le sentinelle: non più di due sere fa, discutevo alquanto aspramente con una sentinella, che (come posizione sua, non dell’intero movimento) riteneva “suo dovere morale” andare a parlare contro la teoria gender durante una festa organizzata in collaborazione con l’Arcigay da un gruppo giovanile di cui fa parte, e che periodicamente organizza attività di svago di vario genere.
        Ma a parte che è maleducato a prescindere andare a fare il menagramo a una festa (non è il momento e non è il luogo in cui esprimere il tuo dissenso); a parte questo, vorrei ben vedere quale sarebbe la tua reazione se l’Arcigay andasse a protestare contro il catechismo della Chiesa cattolica, durante una festa che il gruppo giovanile ha organizzato in collaborazione con la parrocchia locale.

        Evidentemente anche io condivido la battaglia che si sta facendo, ma sicuramente c’è modo e modo di farla, sicuramente si cammina in un campo minato perché il tema è delicatissimo e bisogna essere attentissimi a come ci si muove, e sicuramente certi eccessi fanno sì che ci si trovi a muoversi in un campo minato e scivolosissimo.

        I singoli eccessi per fortuna non sono la norma, ma danno nell’occhio, e comunque sì: non sei l’unica a essere preoccupata da questo fenomeno, se ti consola…

  5. PPS (e poi smetto): evviva ho trovato una filiale di Bonprix anche qui a Brema!!! Ora (vabbeh sabato…) ci vado e compro un tankini! :)) Grazie!

  6. AGGIORNAMENTO:

    Accessorize/Monsoon si è svegliato adesso, nel senso che fino a un paio di settimane fa io guardavo sul loro sito ma non trovavo niente di che, e mi ha mandato una newsletter con tutte le sue proposte per l’estate.
    I bikini francamente non mi piacevano (qualcuno con reggiseno coprente e slip a vita alta, c’era, ma… boh, non mi piacevano e non mi soddisfavano nemmeno tanto in termini di modestia – diciamo che lo slip a vita alta veniva compensato da reggiseni push-up esagerati, e viceversa).
    In compenso ci sono delle cose carine per quanto riguarda costumi interi e tankini; ad esempio ho selezionato questi due per dare un’idea:

    1) Costume Intero Accessorize (€37, 90)
    2) Tankini Monsoon (€34,00)

    Li segnalo perché anche questi sono una catena diffusissima e ben distribuita, quindi magari possono far comodo a qualcuna ;-)

  7. riguardo a desigual, non lo sapevo, hai fatto bene a fare il tuo disclaimer! Pensa che a me non piace nemmeno molto il loro stile, dopo quello che scrivi… a maggior ragione non comprerò niente da loro! Ma di quali pubblicità parli? (io non ho mai visto una pubblicità di desigual)

    • Ciao Giulitta :)
      Scusa se rispondo solo ora, ma, come forse avrai letto nel mio ultimo post, proprio il 23 giugno sono stata operata: sto tornando operativa solo in questi giorni.
      Sulla questione Desigual, mi scuserai che ti copio-incollo brutalmente un commento che avevo scritto altrove, rispondendo a un’altra signora che mi chiedeva informazioni su questi spot.
      Ecco quello che le dicevo:

      I due spot “incriminati” in realtà in Italia sono stati parzialmente censurati, cosicché il pubblico italiano ha una visione molto parziale del marketing di questa ditta. Io ho scoperto le “versioni integrali” degli spot solamente girando fra siti vari (comunque, se vuoi gradire, le trovi anche su YouTube…)
      Lo spot con vibratore si chiama “Hazlo por la mañana” ed è del 2013: era quello con quattro donne dagli stili di vita molto diversi (una, single; l’altra, mamma in carriera… etc.) che al mattino si preparavano, tutte quante decidendo di indossare un vestito Desigual. A parte un sacco di scene di nudo nella doccia, la single incallita a un certo punto prima di uscire di casa tirava fuori dalle lenzuola il suo vibratore, e, dopo averlo ben ben esposto a favore di camera, lo riponeva nel cassetto prima di uscire tutta festante.
      Mo’ pure il vibratore usato in prima serata, grazie Desigual.

      Il secondo spot era #tudecides, quello con la tizia che si metteva un cuscino sotto il vestito per simulare il pancione di una donna incinta, e poi prendeva un pacchetto di preservativi e li bucherellava con un ago, evidentemente con l’intenzione di rimanere incinta pur senza avvisare prima, ehm, il padre.
      Lo spot di per sè mi sembrava provocatorio e di cattivo gusto, ma solo quello; poi in realtà sono venuta a sapere che Desigual (marca spagnola) l’aveva lanciato (innanzi tutto in Spagna) proprio nel momento in cui in Spagna fervevano le proteste circa la proposta di legge di rendere più restrittivo l’accesso all’aborto.
      “Tu decides” era lo slogan usato da chi protestava contro questa legge (come a dire: donna, i tuoi diritti riproduttivi stanno solo in mano a te, l’utero è tuo e te lo gestisci tu!), e Desigual evidentemente ha cavalcato l’onda sottolineando il concetto (anche se ovviamente non ha messo in scena un aborto, che forse sarebbe stato poco efficace dal punto di vista del marketing, sai com’è :-P )
      Ma il concetto era sempre quello: sia che decida di abortire suo figlio, sia che decida di cercare una gravidanza, la donna deve essere sempre indipendente e fare capo soltanto a se stessa, anche a costo di abortire senza incontrare ostacoli alcuni, o a costo di bucare i preservativi pur di farsi mettere incinta da un padre non conseziente.

      Io, tempo prima, di Desigual avevo comprato una gonna, e quando ho scopero la sua strategia di marketing ho seriamente pensato di darla via per protesta (ma poi non l’ho fatto perché mi spiaceva, in fin dei conti ci avevo speso dei soldi e avrei dovuto sostituirla comprandone un’altra nuova) :-\

      Aggiungo solo che io in genere non sono una che aderisce più di tanto ai boicottaggi: è estremamente raro che io boicotti un marchio solo perché non mi piace quella presa di posizione / quello slogan / quello spot / eccetera. Ma Desigual ha proprio esagerato: a questo punto prendo atto che è un marchio che vuole rivolgersi a donne radicalmente diverse da me… e quindi okay, ne prendo atto con la massima serenità: Desigual è un marchio che non è adatto a me. Benissimo, basta capirsi.
      Qui non è nemmeno questione di un singolo spot, una singola presa di posizione che non m’è piaciuta: qui è proprio l’intero modo di porsi del brand, che fa radicalmente a pugni col mio modo di essere.
      E quindi… amen: prendo atto che non sono la cliente-tipo di Desigual, basta saperlo ;-)

      • Ciao Lucia! Ripassavo da qui nel tentativo di dimenticare il lavoro che mi aspetta sulla scrivania…
        Mannaggia che commento sempre sul tema purezza e compagnia, penseranno che sono una fissata. Ma non è così ;) Solo, due cose mi hanno fatto pensare:
        1) Ma io sono l’unica che non hai MAI visto un vibratore in vita sua? Cioè, la mia domanda è: se uno non ha mai visto una cosa, come la riconosce? Io scommetto che se trovassi un vibratore in ufficio domani non lo riconoscerei e mi chiederei a che serve ‘sto coso. Mi capita spesso in questo – ehm – settore, di dover ammettere ignoranza totale. Il peggio credo sia stato quando il mio ex-fidanzato, una volta appurato che saremmo rimasti casti fino al matrimonio ha iniziato a farsi due domande sulla vita matrimoniale, e mi ha chiesto se nella mia visione della vita il sesso orale andava bene. La mia reazione è stata di genuina perplessità “ehm…guarda, in realtà….non so bene…ma che cos’è, innanzi tutto?”. Ti risparmio l’imbarazzo del poveretto che si è trovato nella sitauzione di dovermi spiegare cosa intendesse (peraltro, l’imbarazzo che provava mi ha fatto pensare: se ti vegogni di parlare di qualcosa, è OVVIO che c’è qualcosa che non va, credo, no? Perché io non mi vergognerei, almeno in termini sani, di parlare di sesso normale, o di allattare al seno, anche se certo non inizio a scoprire il seno in pubblico a buffo).
        Perciò mi stupisco di QUANTA gente riconosca vibratori in TV; io non ho mai nemmeno visto un preservativo, se è per questo, credo lo riconoscerei dalle innumerevoli descrizioni che dicono sia appunto tipo un palloncino, ma non so.
        E dunque s’arriva alla fatal domanda: sapere è necessario o no?
        Io farei volentieri a meno di cercare su Google immagini come sia fatto un vibratore, o un preservativo. Ma vivere nell’ignoranza va bene, oppure uno deve cercare di sapere per riconoscere e non passare per l’idiota di turno…?
        2) Tempo fa non ho comprato un profumo della Victoria’s Secret (buonissimo!) per boicottarla, perché non mi piace l’immagine del brand (donne seminude fatalone). Desigual, invece, a me piace proprio tanto…anche se adesso che me l’hai detto non so se lo comprerei più… :(

        Peccato che tu sia a Roma e io no ;(

      • Ciao, Lidia!
        Wow, che domanda interessante, in effetti: su certi temi, meglio restare nella santa ignoranza o farsi una vaga idea, anche solo per sapere concretamente quello di cui si parla?
        Bella domanda, eh!

        Qualche vecchio catechismo secondo me avrebbe suggerito la santa ignoranza per evitare cattivi pensieri; certo è che oggigiorno i tempi sono cambiati rispetto ad una volta, quindi… uhm?

        Adesso che ci penso, com’è che io riconosco un vibratore o un preservativo?
        Non ho mai preso in mano né l’uno né l’altro, ovviamente… però, bene o male, ne riconoscerei uno, se me lo vedessi davanti.
        Boh?
        Di pubblicità di preservativi, è invasa la mia home page di Facebook: non so perché, ma la Durex è convinta che io faccia parte del target ideale degli utenti-tipo a cui mostrare i suoi banner pubblicitari, e sono subissata da ad della Durex in ogni salsa. (L’ultimo, di questi giorni, è un video che comprende una quaglia di peluche che saltella da una parte all’altra dello schermo, per la cronaca).
        Quindi, sì, i preservativi devo averli visti in pubblicità; onestamente non ho idea di come io possa essermi formata una idea platonica di vibratore, ma… boh? L’avrò visto da qualche parte online, immagino.
        Paradossalmente, leggendo sempre un sacco di siti che parlano di castità (e quindi, di riflesso, anche di sesso e/o di assenza del medesimo), tante cose “in tema” le ho imparate proprio lì :-P

        Vabbeh, questo excursus personale non risponde però alla tua interessante domanda: meglio vivere nell’ignoranza, o meglio farsi una cultura minima sindacale tanto per non cadere fra le nuvole quando si presenta l’occasione?
        Uhm: io direi una via di mezzo. Senza gli estremi di andare a cercare foto di vibratori su Google Immagini per saperli riconoscere in pubblicità ;-P , comunque non credo nemmeno che l’ignoranza totale sia un ideale da perseguire (non dico che tu lo persegua di proposito, eh! Ma per dire: sto cercando di immaginare cosa vorrei per mio figlio adolescente, per capirci).
        Una sana consapevolezza di quello che succede nel mondo, senza star lì a navigare su YouPorn solo per farsi una cultura in materia ;-)), ma nemmeno senza cadere nell’eccesso opposto.
        Anche solo per essere informati, ecco.
        (Credo che l’essere informati diventi praticamente imperativo nel momento in cui si hanno figli adolescenti, perché allora sì che è importante saper riconoscere un preservativo, uno spinello, un non-so-che presente nel loro cassetto, ‘nsomma).

        Peraltro… mentre riflettevo sulla sua domanda, mi è venuta in mente anche un’altra considerazione: quella di chi dice che l’educazione sessuale nelle scuole è importante e va tassativamente fatta e bla bla bla, perché sennò poi ti trovi gente adulta che non ha mai visto un preservativo in vita sua, e, al momento del bisogno, non è capace a usarlo (correttamente).
        Uhm: in effetti, quando noi, a scuola (cattolica) abbiamo fatto educazione sessuale, abbiamo anche parlato di preservativo e simili. La professoressa di scienze è stata molto chiara nello spiegarci la dottrina della Chiesa in materia sessuale e di regolazione delle nascita, ma poi ha anche parlato di pillola, di preservativi, del modo corretto di usarli, eccetera. Al grido di “se proprio avete deciso di essere sessualmente attivi, almeno proteggetevi da ogni evenienza grave, per l’amor del cielo“.
        Sacrosanto; questo secondo me è un ottimo modo di impostare le lezioni di educazione sessuale.
        Non che durante le lezioni a scuola ci abbiano fatto infilare preservativi su modellini di forma fallica, ovviamente :-PPP, però diciamo che siamo sicuramente stati istruiti su come usarli casomai.
        Ecco: in questo caso io concordo con la massa nel dire che sapere è importantissimo. Non aver mai visto un preservativo nella propria vita, è un conto (anche io non ne ho mai visto uno “di persona”), ma essere in grado di utilizzarlo casomai, perché tutto sommato i casi della vita sono infiniti… questo sì, è importante secondo me.

        C’entra solo in parte con quello che dicevi tu, ma mi era venuto in mente mentre scrivevo, e quindi l’ho scritto. Tiè :-D

  8. Situazione numero quattro, modello “Nonna Lucia” numero 3: mia sorella ce l’ha uguale, ma è della collezione dell’anno scorso. Si distingue da quello della foto perché il fiore sulla gonna è diverso e contornato da paillettes. Lei l’ha indossato in occasione di un battesimo di pomeriggio, ma per “salvare l’onore” ha indossato una canottiera sotto.
    Comunque peccato per le pubblicità da te descritte: lo scorso anno mia sorella mi ha regalato una maglietta perfettamente corrispondente ai requisiti che hai presentato.

    • E’ vero, sì: Desigual di per sè ha dei capi che sarebbero anche molto “modesti”, se guardiamo solo al taglio e alla metratura della stoffa…
      Peccato che… :-(

  9. Commento anni dopo la pubblicazione del post ma pazienza…
    1. Che strano sentir parlare di modestia in un blog italiano, normale e con una grafica decente! Dico questo perchè ho letto migliaia di post, articoli, libri sull’argomento scritti da americani (che, forse perchè hanno una grossa percentuale di protestanti, hanno molto da dire sull’argomento, anche troppo certe volte) mentre in Italia si trovano giusto due righe in qualche sconosciuto blog dalla grafica datata (che io ho trovato perchè sono andata a cercarlo, altrimenti figurati).
    2. è un argomento su cui ho pensato parecchio (colpa dei blog americani di qui sopra e della mia voglia di perder tempo), credo che lo scopo principale della modestia non sia impedire al mio prossimo di fare pensieri sgradevoli sulla mia persona ma sia proteggere quanto ho di più intimo e permettere al mio prossimo di essere a suo agio in mia presenza (il che comporta vestirmi in modo appropriato alla mia condizione e alle circostanze).
    Questo comporta anche cercare di non essere, per utilizzare un bel linguaggio tecnico, un’occasione prossima di peccato per gli altri, non tanto per i maniaci (tanto se uno è un maniaco resta maniaco che io mi copra o mi denudi) ma per tutti gli altri, per tutti i bravi ragazzi che vogliono veramente rispettare le donne e che hanno già fin troppi guai con la televisione, le pubblicità e i film.
    Ciò detto non credo che esista uno standard preciso al centimetro di cosa è modesto e cosa no, credo che ci sia uno standard minimo di decenza (che non riguarda solo i cristiani ma tutti) e poi ognuno decide quanto coprire di più rispetto al minimo.
    Mi piace moltissimo il tuo blog!

  10. Pingback: “Ma come mi vesto?” (se fa terribilmente caldo, sei giovane e bella, e hai un rosario nella borsetta) | Una penna spuntata

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