Storia di un’anima che cominciava malissimo fin dal principio

Quando mi trovo a dover spiegare l’importanza che hanno avuto, per me, i cinque anni di scuola trascorsi in un liceo cattolico, sono sempre abbastanza in difficoltà.
E che posso dire? Avessi una storia tipo “ero una satanista e poi mi sono convertita”, sicuramente catturerei l’attenzione di tutti… ma, in realtà, la storia è molto più semplice: ero cattolica convinta quando ho finito le scuole medie, ed ero cattolica convinta quando mi sono iscritta all’università.
Certo, dalle scuole medie all’università passa quasi una vita intera, ed è lì che entra in gioco il lavoro svolto da una buona scuola cattolica. Quando sono entrata per la prima volta nel mio liceo, avevo (ovviamente) quella fede immatura di una quattordicenne che deve ancora crescere; quando ci sono uscita tenendo il mio diploma in mano, avevo quella fede un po’ più adulta di una signorina che sta diventando grande.
Nell’arco di quei cinque anni, ho avuto la fortuna di potermi confrontare quotidianamente (sei ore al giorno, cinque giorni alla settimana, per almeno nove mesi all’anno – e dici poco!) con religiosi, laici e strepitosi sacerdoti, che, pian pianino, goccia dopo goccia, mi hanno aiutata a crescere, sotto tutti i punti di vista.

Se c’è una cosa che ricordo con particolare affetto, ripensando a questo mio itinerario di crescita spirituale “tra i banchi di scuola”… beh, sono certamente lezioni di Filosofia, durante il mio quarto anno di liceo.
La Filosofia, a dire il vero, non è mai stata la mia materia del cuore; però, quell’anno, era il programma, ad incantarmi. Si cominciavano a studiare i Padri della Chiesa, passando attraverso sant’Agostino, san Tommaso… e io mi sentivo davvero arrivata, riordinando i miei appunti alla fine delle lezioni.
Oh wow! Ero a scuola, e stavo studiando teologia! Allora voleva proprio dire che stavo diventando grande!
Ricordo ancora il mio senso di esaltazione quando, una domenica, a Messa, recitando il Credo, mi sono resa conto di aver capito come mai specificavo di credere in Gesù “generato, e non creato”. Ma certo: ne avevamo appena parlato alla lezione di Filosofia!!
Galvanizzata da tale esperienza, avevo realizzato in quel preciso istante di essere diventata una piccola teologa in fieri (aehm).
Contestualmente, avevo stabilito con granitica certezza che, se hai appena preso 9 all’interrogazione su sant’Agostino, allora ciò vuol dire che adesso, dall’alto del tuo sapere, sei indubitabilmente in grado di affrontare – chessò – un Rahner, o un von Balthasar.

All’epoca frequentavo una chiesa domenicana, che, in un paio di domeniche all’anno, allestiva un banchetto con le ultime uscite delle Edizioni Studio Domenicano.
I Domenicani sono teologi; le ESD pubblicano (fra le altre cose) un sacco di libri ad argomento teologico… detto fatto: alla prima occasione utile, la sottoscritta si è buttata sul banchetto, alla ricerca del Perfetto Tomo a partire dal quale poter dare il via alla sua esperienza di Grande Teologa.
Cercato volutamente il libro più astruso, individuato il saggio dal titolo più improbabile e scritto dall’autore più anonimo di tutti, ho sganciato orgogliosamente i soldi, e mi sono portata a casa il Perfetto Tomo.

Davvero incredibile a dirsi, non ci ho capito un cavolo di niente.

Ero andata a infognarmi in uno strano libro scritto da un oscuro teologo sconosciuto ai più, e dedicato al tema della sofferenza. Il teologo autore del volume si arrovellava su quesiti tipo: Dio è tecnicamente in grado di soffrire? E, ammesso che sia in grado di farlo, poi soffre veramente?
Io (una povera diciassettenne senza le minime basi, a parte gli appunti di qualche lezione su sant’Agostino) cercavo di districarmi tra astruse premesse metodologiche e incomprensibili ragionamenti teologici, tipo la distinzione tra l’impassibilità e l’in-com-passibilità di Dio (??). Mi sfuggiva la differenza sostanziale tra l’indiferencia ignaziana e l’apatheia dei padri greci, e mi domandavo cosa si fossero fumati i primi teologi cristiani, quando si ponevano domande tipo “Dio può cambiare idea? E se sì, Gli è mai capitato di rimpiangere decisioni che ha preso in passato?”.

Fatto sta che ‘sto maledetto libro è stato il mio incubo personale per circa un anno e mezzo – ma, a questo punto, era diventata una questione di principio!
Non ci capivo un cavolo di niente, ma volevo andare a fondo della questione. E poi, caspita, non avevamo stabilito che, arrivata alla fine di questo libro, sarei diventata una Grande Teologa? Una Cristiana Vera? Una Cattolica Adulta?
E allora!
Per farla breve, la lotta tra me e il maledetto libro è diventata una vera questione personale. Ho cominciato a studiarlo, a sottolinearlo, a scomporlo, a approfondire. Quando c’era qualcosa che non capivo (cioè, il 99% del libro) facevo una ricerca su Google per cercare di venirne a capo.
In un paio di occasioni, mi sono portata a scuola il maledetto tomo e sono andata a molestare il mio professore di Filosofia, pover’uomo (che, dopo i primi approcci di questo genere, mi ha testualmente detto “Lucia, ma perché non ti metti a leggere qualcosa di più leggero? Non so, un romanzo…”).

Tsk, altro che romanzo! Questa era – per l’appunto – una questione di principio!
Dopo circa un anno e mezzo di maledizioni e scervellamenti, sono finalmente giunta all’ultima pagina del libro. Alla fin fine, mi sembrava di aver (molto) vagamente colto il senso generale di tutta la discussione: Dio non è insensibile alle nostre sofferenze, ma non è nemmeno Uno che si piange addosso sfranto dal dolore. Come concludeva l’autore del librone, “il dolore è sottomesso a Dio, e, in quanto male, è già stato vinto dalla Croce di Cristo”. Il che, secondo l’autore, dovrebbe essere di grande conforto a chi si trova nel dolore: “chi soffre può aver fiducia di trovare il Dio gioioso e amico –  impassibile nel suo essere, e, perciò, forte nell’amore”.

E io ero tutta esaltata! Immaginate!
Oh wow! Ero giunta alla parola “fine” del mio primo (…e ultimo, a ben vedere) librone di Teologia!
Ero diventata una cattolica grande!
Avevo letto un libro di teologia, e ne avevo tratto insegnamenti morali!
La mia vita non sarebbe mai più stata quella di prima!

Porca la miseria, se mi sono affezionata a questo libro!
Non l’ho mai più preso in mano da quel giorno (aehm) ma, giusto cielo, con quanto affetto lo ricordo!
La lettura di quelle pagine è stata davvero un momento topico della mia crescita spirituale, e ho sempre pensato che, in effetti, : devo essere diventata una cristiana “adulta” (una di quelle che fa sul serio, insomma; non più per gioco) in un momento imprecisato dei miei diciassette anni.
Mentre mi esaltavo ascoltando le lezioni del mio professore di Filosofia, e/o mentre mi incaponivo a leggere il libro di quel dotto teologo.

“E perché ce lo racconti adesso?”, dite.
No, è che in questi giorni avevo come una strana sensazione. È da ieri pomeriggio che mi ronzava qualcosa nella testa: non riuscivo bene a capire cosa, ma, chissà perché, mi tornava in mente proprio questo specifico episodio della mia vita…

E poi, ho fatto una ricerca su Google.
Siete liberissimi di non crederci ma è la drammatica verità: l’autore del mio librone di teologia, che così tanto è stato determinante per la mia crescita umana e spirituale, era (vi giuro, non sto scherzando)… monsignor Krzysztof Charamsa.

(Giuro!)

Davvero Dio Soffre

22 pensieri su “Storia di un’anima che cominciava malissimo fin dal principio

  1. :-O :-O :-O Non ci posso credere!!! Ah ah, sto morendo, questo colpo di scena è del tutto inaspettato, credevo di stare leggendo semplicemente un bel post che ricostruiva la nascita della tua fede adulta (e stavo ripensando alla mia) quando arriva ‘sto colpo di scena! Ah ah, è stupendo e ci sarà anche una morale in tutto ciò ma per ora mi vien troppo da ridere… :-D

  2. Forse “Tutta la dotta teologia del mondo non serve a una setola quando manca l’Amore”
    (e non, notate bene, l’ammore).
    C’era anche qualcosa riguardo ai sapienti e quanto rimane loro nascosto, da qualche parte, ma non ho ben presente adesso.
    ;-)

  3. Gustosissimo racconto, perfino divertente. Auguri per la tua ripresa. A proposito questa settimana uscirà il libro sul Pozzo di san Patrizio a orvieto per il quale ti ho chiesto il permesso di poter utilizzare materiale dal tuo blog. Nei crediti sei citata e appare l’indirizzo del blog. Se mi mandi il tuo indirizzo, te lo faccio avere con piacere. Sarà senz’ altro una lettura meno impegnativa e non dovrebbero esserci colpi di scena alla fine.
    Grazie ancora e a presto.
    Patrizia ( mirabilia orvieto)

  4. Ce l’ho anche io quel libro, non l’ho mai letto, ma avevo pensato anche io che il cognome di quel tizio mi ricordava qualcosa. E infatti, hai avuto la mia stessa idea. E mi hai anche svelato il finale del libro! ;-)

    • Ecco, ti ho spoilerato il manualone di teologia :-(

      Però a mia parziale difesa posso dire che le conclusioni dell’autore (quelle che ho citato) in realtà sono tratte dalla prefazione (non ho il libro con me in questo momento, e quindi mi sono dovuta accontentare delle poche pagine scansionate su Google Books). Quindi l’autore si era auto-spoilerato da solo, diceva tutto nelle primissime pagine :-D
      A te scoprire tutto il resto andando avanti a leggere… :-P

    • :-D
      No, vabbeh, dai, quello sarebbe stato troppo :-D
      Per me è stato più una cosa tipo… non so… scoprire che quella tua compagna di classe delle Medie, con cui eri anche amica, adesso è diventata quella concorrente volgarissima e chiacchieratissima del Grande Fratello. O cose del genere, insomma… sai, quella piccola sensazione di straniamento che provi di fronte a certe scoperte? :-P

  5. Non occorre che giuri. Ci crediamo. Per una giovane donna che è nata in una terra di tradizione cattolica, da una famiglia che presumo cattolica, che è stata educata in scuole cattoliche, e che immagino non si sia mai posto il problema per cui Dio, qualora esistesse, potrebbe anche non essere cattolico, dev’essere stato un vero shock leggere la notizia della confessione pubblica di monsignor Charamsa. Ma mettendo da parte il giudizio sull’uomo, che non è mai caritatevole emettere senza nemmeno conoscerlo, sono portato a presumere che il suo libro, che io non ho letto, dev’essere un lavoro eccellente, se è stato capace di catturare l’interesse di una cattolica consapevole per un anno e mezzo. Deve aver impressionato anche persone di grado molto più elevato, dato che il monsignore, proprio in virtù delle sue pubblicazioni era stato chiamato a compiti di responsabilità e prestigio. In definitiva, cosa ha fatto di male il caro Krzysztof? L’amore è sempre amore, benché qualcuno, (cattolico? musulmano? ebraico? tutti uguali su questo) ami fare distinzioni.
    Ciao : )

    • Arieccomi :-)
      Più che shock, diciamo che quando ho letto gli articoli di giornale e visto i video dell’intervista mi è venuta la ridarola, ecco, come primissima reazione. L’immagine del monsignore in clergyman, con le manine giunte come quando fai la predica, con dietro il suo compagno che lo abbraccia e gli da i bacini, continua a sembrarmi a distanza di settimane una visione irresistibilmente (tragi-)comica.
      Sul cosa abbia fatto di male il caro Krzysztof, direi che la risposta è abbastanza ovvia: non è stato fedele all’impegno di celibato e castità che aveva assunto; resosi conto di essersi innamorato, non ha agito come avrebbe dovuto (esistono delle procedure apposite per la riduzione allo stato laicale, se proprio ti rendi conto di aver sbagliato strada); decisamente ha mancato di quella discrezione che è fondamentale in questi casi allo scopo di non destare scandalo (anzi, ha deliberatamente e volontariamente agito per creare clamore e scandalo), e ovviamente il coming out bilingue con bacini e abbracci davanti alle telecamere di mezzo mondo non è stato un incidente.
      (Peraltro, non so nemmeno cosa gli sia passato per il cervello, nel momento in cui ha deciso di fare questo exploit: non conosco una singola persona al mondo – nemmeno gli attivisti LGBT – che di fronte a questa uscita abbia detto “uh che bravo”; anzi, tutti quanti nessuno escluso hanno inarcato le sopracciglia. Qualsiasi cosa sperasse di ottenere Charamsa con questo spettacolino, secondo me ha scelto la strada drammaticamente sbagliata per ottenerla…).

      Detto ciò… oh beh, sì, immagino che il suo libro (e tutti gli altri che ha scritto) siano ben fatti e di alta qualità; c’era nemmeno bisogno di fare la precisazione. Il libro di cui parlavo nel post era decisamente al di sopra delle mie capacità di comprensione, all’epoca, quindi sicuramente non me lo sono “goduto”, ma immagino che Charamsa abbia sicuramente scritto molto e bene (del resto, ha fatto una bella carriera, come giustamente fai notare…).
      “Col senno di poi”, sarei stata curiosa di riprendere in mano il Malefico Libro e sfogliarlo di nuovo, ma sfortunatamente non ce l’ho con me: dopo averlo cercato come una pazza, è emerso che l’avevo prestato tempo fa al mio fidanzato – adesso deve essere sepolto da qualche parte nella libreria di casa sua, e non ci siamo dannati troppo per cercarlo ;-)

    • Quanta arroganza in questo post. Uno apre internet e legge vagonate di merda spalate sulla Chiesa e sui suoi scandali, accende la tv e ad ogni ora è bombardato di testimonianze su quanto sia giusto e bello l’amore omosessuale ed il libero matrimonio ed adozione a tutti e di peana sul fatto che l’italia su certi temi è un paese medievale (questo non sapendo nulla di cosa fosse davvero il medioevo). Senza avere una sindrome da accerchiamento, mi pare abbastanza evidente il fatto che oggi chi vuole essere cattolico in maniera coerente, deve sobbarcarsi ogni giorno gli sbeffeggiamenti, gli scherni e le maldicenze del politicamente corretto e del pensiero alla moda. Che poi ci sia una valanga di persone che si dice cattolica ma si uniforma in tutto e per tutto al suddetto pensiero, quello è un altro paio di maniche. Ma il solo ipotizzare che oggi si possa essere cattolici senza aver mai messo in discussione la propria idea di Dio a mio parere è una cosa fuori dalla realtà; è molto più probabile che a ragionare a slogan e con il cervello spento siano i fautori dell’ateismo pratico, i sostenitori dei matrimoni omosessuali e delle istanze morali più alla moda, perchè questi vengono “pettinati” e confortati quotidianamente dai libri e dalle riviste che leggono, dai programmi televisivi che guardano. Detto questo Charamsa è “semplicemente” venuto meno ad un impegno solenne che si era liberamente preso, e lo ha fatto per giunta in mondovisione mettendosi dalla parte della vittima. Chi dà poco peso alla parola data o troppo peso all’organo che si trova tra le mutande, probabilmente troverà tutto questo come un piccolo peccatuccio veniale, ma questo è un problema di percezione non di gravità del fatto in sè.

      • Scrivendo “Quanta arroganza in questo post”, Enrico, hai rischiato di far venire un coccolone all’incolpevole Lucia che ci ospita così cortesemente. E’ evidente che sei arrivato a leggere questo post e i relativi commenti già esasperato da tutte le brutte cose che hai letto in giro, e non ti sei accorto che qui il clima è del tutto diverso.
        In altre sedi forse avremmo potuto confrontare la nostra rispettiva percezione del medioevo e forse sarebbe stato interessante confrontare le modalità delle uccisioni attuate dall’ISIS nel loro attuale medioevo con le uccisioni perpetrate dai cattolici ai danni di albigesi e valdesi nel nostro passato medioevo.
        Te la sei presa perché ti è sembrato che io minimizzassi la colpa di monsignor Charasma? Se è stato questo hai perfettamente ragione. Charasma si è messo fuori dalla Chiesa e credo che appena il Sinodo sarà finito e il clamore dello scandalo attenuato sarà cacciato, e forse lui non desidera altro.
        In altri casi, invece, non capisco perché quelle persone che fanno contraccezione, a volte aborti, in certi casi fecondazione in vitro, oppure sono divorziati e risposati, o sono omosessuali, si intestardiscono a voler accedere ai Sacramenti, in particolare all’Eucaristia. Perché alcune categorie di persone che vengono accusate e discriminate dalla Chiesa cattolica, e tra loro ci metto anche le donne in generale, vogliono continuare a far parte di un organismo che le disprezza, le respinge e le tiene sottomesse?
        Però come è colpevole Charasma che ha trasgredito le regole è colpevole il suo vescovo e sono colpevoli i suoi confratelli, che sapevano e hanno taciuto.
        Ma a me interessa soprattutto affermare che se il libro di Charasma aveva qualche valore prima della sua pubblica confessione di peccatore, continua ad essere un testo valido anche dopo.
        Altrimenti dovremmo pensare che La Vergine delle Rocce non è un gioiello della pittura, per il fatto che Leonardo che l’ha dipinta fosse omosessuale. Chi potrebbe ancora entrare in San Pietro senza provare orrore se si dovesse spargere la voce che l’opera di Michelangelo non vale niente perché anch’egli era omosessuale?
        Ciao : )

      • Scrivendo “Quanta arroganza in questo post”, Enrico, hai rischiato di far venire un coccolone all’incolpevole Lucia
        LOL, in effetti un po’ sì: ho avuto qualche attimo di spaesamento, prima di rendermi conto che Enrico non si riferiva al mio post :-DD

        Rispondo a tutti e due nello stesso commento: intanto, grazie (di cuore) a scudieroJons per aver detto che il clima qui è diverso da quello che si respira da altre parti: palesemente è una cosa che mi sta a cuore, ma sentirmerlo dire mi fa particolarmente contenta :-D

        Detto ciò – e sempre per il fatto che mi fa piacere distendere gli animi ove possibile – a onor del vero debbo dire che a me non capita di subirne tanti, di sbeffeggiamenti, scherni e maldicenze. Il che, fra l’altro, mi stupisce non poco, anche perché io non faccio mai mistero di essere cattolica praticante (anche nella mia vita quotidiana, dico, al di là del blog).
        Eppure, tutte le battutine di cui tanti sono oggetto, a me non sono (quasi) mai state rivolte.
        Boh?
        Non so se dipenda da me o dal fatto che frequento persone particolarmente illuminate, ma evidentemente una pacifica convivenza (:-P) è possibile, anche se non so per quale strana alchimia.
        L’unico momento in cui mi capita effettivamente (ed inevitabilmente) di essere guardata strano, è quando salta fuori che sono una ventisettenne vergine che aspetta il matrimonio. Di sbeffeggiamenti, non ne ho mai ricevuti (anzi: in genere la gente mi prende per matta ma ammette anche di apprezzare la mia coerenza); più che altro, mi capita di ricevere suggerimenti paternalistici tipo “eh nooo, ma così non si può, dai retta a me che ho più esperienza, una scelta così è troppo rischiosa e mina la relazione…”.
        Se potevo capire questo atteggiamento quando ero una ragazzina molto giovane, adesso comincio ad essere veramente perplessa di fronte al modo in cui la gente si permette di intromettersi nelle abitudini sessuali di una coppia di trentenni… ma vabbeh.
        A parte questo, devo ammettere che io di grossi problemi non ne ho mai avuti (salvo alla scuola media, quando i miei compagni di classe giocavano a ribellarsi contro l’ordine costituito e se la prendevano con i ragazzi troppo “casa e chiesa”. Ma vabbeh, quelli erano bulletti di dodici anni e non fanno testo).
        Insomma: non so quale sia la ricetta magica, ma… essere pubblicamente cattolici senza beccarsi troppi insulti, si può :-D

        …detto ciò, chiaramente è ovvio che non arrivi a ventisette anni professando fede cattolica (e magari anche facendo scelte difficili o controcorrente) senza una reale motivazione. Non nel 2015 e non nel contesto sociale da cui vengo io, quantomeno: non conosco miei coetani che siano rimasti cattolici “per tradizione”, “perché lo è tutta la mia famiglia”, e così via dicendo.
        Bastasse nascere in una famiglia cattolica ed essere educati in una scuola cattolica… ;-)

        Ma vabbeh, questo in effetti è dire l’ovvio (o almeno, spero! :-P)

      • Tornando a Charamsa: ma in realtà mi pare che sia già stato “cacciato”, come dice scudieroJons, o sbaglio?
        Il giorno stesso delle sue dichiarazioni, è stato rimosso da tutte le sue le cariche presso la Santa Sede; ma mi pare di ricordare che qualche tempo dopo sia anche stato ridotto allo stato laicale (anche se in effetti adesso non trovo conferma online… uhm… e dove l’ho letto, allora?).
        [Edit: l’avevo letto su Avvenire; è stato effettivamente sospeso a divinis]
        Beh, era l’esito ovvio e naturale (e – ripeto – chiedere la riduzione allo stato laicale era la prima cosa che avrebbe dovuto fare il monsignore dopo essersi reso conto di non essere vocato al sacerdozio, al di là del fatto che si era innamorato di un uomo e non di una donna, il che ovviamente complica le cose da un punto di vista di coscienza. Ma a parte quello: se sei un sacerdote e scopri di esserti innamorato e ti convinci che non è solo la sbandata di un momento, ne parli col tuo vescovo e chiedi eventualmente di essere ridotto allo stato laicale; mica fai la conferenza stampa per piangerti addosso. E la miseria. E’ questo, a mio modo di vedere, l’errore più grande che ha fatto Charamsa, unitamente alla sua palese volontà di strumentalizzare politicicamente il suo caso).

        Detto ciò, ripeto: sissì, ci mancherebbe, è ovvio che i suoi libri sono di valore indipendentemente dallo scherzetto che poi ci ha fatto il monsignore! E ci mancherebbe :-D Non mi sarebbe mai passato per la testa di doverlo specificare, ma a ‘sto punto meno male che l’ho fatto, se qualcuno poteva pensarlo.
        La cosa che mi faceva morir dal ridere era pensare di aver avuto come mèntore un sacerdote che poi ha shockato il mondo con questa uscita così inopportuna, scandalosa e ridicola (per il modo in cui è stata orchestrata), ma al di là di questo nulla toglie che Charamsa abbia probabilmente scritto dei saggi di gran valore – e ci mancherebbe altro! :-)

        ***

        Sul perché ci sia tanta gente che, rifiutando apertamente, ostinatamente, deliberatamente e quotidianamente di seguire il catechismo, pretenda comunque di fare la comunione e di accedere ai sacramenti, la tua difficoltà di comprendonio, scudieroJons, va a braccetto con la mia.
        Secondo me, la maggior parte della gente che protesta è composta da persone che hanno completamente perso il senso del peccato e proprio non capiscono cosa ci sia di così sbagliato nella loro situazione: “tutto sommato non ho mai ammazzato nessuno, quindi, perché no?”.
        E forse, sotto questo punto di vista, un po’ di colpa ce l’hanno anche i sacerdoti, che spesso vedo annaspare in difficoltà quando si parla di certi temi. Come se non riuscissero più a spiegarsi, nella totale mancanza di punti di contatto con chi ormai vive lontano anni luce dalla Chiesa (e ci rimette piedi per la prima volta dopo anni perché qualche parente/amico gli ha chiesto di fare da padrino di Battesimo, e casca dalle nuvole di fronte al divieto per i divorziati/conviventi, e se ne scandalizza, e va su Internet a far polemica).
        Secondo me c’è una grossa mancanza di comunione fra le parti (…ma del resto, come fai a comunicare con uno che non ti frequenta e non ha interesse ad ascoltarti?).

        Ho presente alcune belle testimonianze di cattolici “seri” che, per ragioni varie, si trovano a vivere in situazioni irregolari, e provano una sincera sofferenza nel non potersi accostare all’Eucarestia. Ma sono tutte testimonianze di persone che, pur soffrendo molto a causa di questa impossibilità, la accettano, pienamente consapevoli del perché.
        Personalmente, ho l’impressione che la maggioranza chiassosa che protesta contro questi “niet” sia in larga parte composta da persone che, sotto sotto, non sono affatto consapevoli della loro colpa, e quindi (ovviamente) faticano a capire il perché di certi divieti. E magari si lamentano per una questione di principio o di “costume”, più che per una reale volontà di comunicarsi.
        Secondo me in molti casi è quello: si intestardiscono per una questione di principio, e/o perché vogliono avere il ruolo d’onore al Battesimo del nipotino, e/o perché non hanno capito la differenza tra la Comunione e un aperitivo, e si imbarazzano a restare seduti nel loro banco mentre tutti gli altri ricevono l’ostia.

        Detto molto crudamente e anche in modo un po’ acido… però, secondo me, in molti casi è così.

        Poi c’è la reale sofferenza di chi è cattolico per davvero ma purtroppo si trova in situazioni complicate, e ne porta addosso le conseguenze… però questa sofferenza si esprime in maniera diversa, secondo me. Da parte dei “veri” cattolici, non ho mai visto la testardaggine di cui parli (anche perché un cattolico “vero” dovrebbe capire la ragione del divieto… e una volta che l’hai capita, cosa protesti a fare?)

      • Il mio intervento voleva solamente sottolineare il fatto che pensare che oggi si possa essere cattolici in maniera acritica per tradizione non ha alcun senso, perchè il pensiero dominante su moltissimi argomenti va in tutt’altra direzione. Aggiungerei anche che l’assorbimento acritico di informazioni è oggi ben più comune tra gli anticlericali che tra i credenti, perchè i primi sono costantemente “pettinati” e supportati nelle loro convinzioni da gran parte dei media, i secondi si trovano in un contesto culturalmente avverso. Le critiche e le ingiurie cui facevo riferimento, poi, non sono quelle personali che si possono ricevere nella vita di tutti i giorni (queste effettivamente sono poche se non nulle), quanto l’idea subdola di fondo propagandata dai media che il credente sia un boccalone, o quanto meno una persona legata a convinzioni morali del tutto infondate e sorpassate. Tutto qua.

      • …beh, in realtà le critiche personali “della vita di ogni giorno” non sono poi così rare, a quanto sento raccontare!
        Conosco (o personalmente, o tramite Internet) parecchie persone che raccontano tutt’altre storie (e mi sembrano gente “a posto”, non megalomani con manie di persecuzione).
        Soprattutto tra i giovani, pare che siano abbastanza all’ordine del giorno le risatine, le sgomitate e gli sbeffeggi da parte di chi cattolico non è.
        A questo punto volevo mettere una faccina ma non sapevo se scegliere quella triste o quella stupita, nel senso che la mia esperienza (per fortuna!) non combacia con quella di questi miei conoscenti, e credo che sia veramente brutto trovarsi in situazioni del genere. Non tanto per una questione di autostima personale (nel Vangelo c’è pure scritto “beati quando vi insulteranno”…), ma proprio per una questione pratica: se tutte le volte che testimonii la tua fede finisci col sollevare un polverone, allora quasi quasi ti vien voglia di non sollevare più l’argomento, per non stare sempre lì a creare malumori.
        E quella secondo me è la parte più brutta.

        Comunque, ti assicuro (da quanto mi assicurano gli altri) che gli attacci personali ci sono con una certa frequenza! Soprattutto quando si parla di morale sessuale, di bioetica e/o temi caldi, e addirittura in senso generale (“da quando ti sei convertito sei diventato un fesso, non avrai mai successo nella vita”).
        :-O
        Non so quale sia la strana alchimia per cui a me non è (ancora) (quasi) mai successo, ma pare che invece queste frecciatine siano abbastanza all’ordine del giorno: in ufficio, coi parenti, con gli amici non cattolici…

        Boh?
        A me non è mai capitato ma credo che alla lunga sia davvero pesante – più che altro, perché è bello (e anche doveroso, sotto un certo punto di vista) testimoniare la propria fede, ma non è bello trasformare ogni pranzo di famiglia in una specie di campo di battaglia in cui si finisce sempre per discutere…

  6. Penso dipenda da come si fa testimonianza: se ci si riempie di parole, gli insulti ed i risolini sono all’ordine del giorno. Questo anche se alle parole corrispondono i fatti: casi come quelli di Charamsa, ampiamente pubblicizzati dai media, fanno infatti passare l’idea che non solo la morale sessuale cristiana è obsoleta ed inumana ma anche che, in fondo, ad essa non ci credono nemmeno i cristiani, che a parole dicono una cosa e poi fanno tutt’altro, Penso quindi che su queste materie sia molto più efficace limitare le parole e lasciar parlare i fatti: se uno investe il proprio futuro in una relazione che ha come orizzonte ideale l’eternità, va a vivere assieme al partner solo dopo il matrimonio, manifesta una piena apertura alla vita dopo lo stesso (a meno che non ci siano problemi di fertilità, la numerosità dei figli è una testimonianza palese in tal senso) e rende evidente con i suoi atteggiamenti quanto bello ed appagante sia fare scelte controcorrente di questo tipo, penso non abbia bisogno di fare tanti discorsi etico-morali e si guadagnerà in ogni caso l’apprezzamento di chi gli sta attorno, indipendentemente da come la pensano gli interlocutori. Tutti, in fondo, desiderano una vita compiuta ed appagante: se i cristiani sono in grado di mostrare come le loro scelte aiutino a raggiungere questo obiettivo, senza tante prediche ed arroccamenti ma con una testimonianza discreta, non ci saranno derisioni e sbeffeggiamenti che tengano.

    • Perdonate se mi inserisco, per esempio oggi ho letto di una ragazza che diceva: sono cattolica ma pro-aborto, pro-eutanasia, pro-divorzio e pro-unioni civili, solo che togliere il crocifisso nelle scuole UN PO’ mi disturba… secondo voi perché? E’ un male?

      Avrei voluto scriverle, scusa ma quale sarebbe il tuo essere cattolica? :D
      Però non ho voluto farlo per sarei sembrata acida e sicuramente avrei scatenato un polverone che non finiva più (come già mi è capitato) e ho lasciato perdere. Forse a 20 anni devo ancora imparare a dialogare? :D

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