L’identikit di una strega

Metto le mani avanti: (purtroppo), non me ne intendo di caccia alle streghe.
È un argomento che mi affascina moltissimo, da anni, e infatti ho anche comprato un paio di libri su cui approfondire il tema. Ma, fra una cosa e l’altra, non sono ancora riuscita a leggerli… quindi, così stanno le cose: se parliamo di caccia alle streghe, ne so poco o niente.
Tutto ciò per dire: vi prego, non trasformiamo questo post in una disanima sull’Inquisizione – o se volete trasformiamolo pure, ma sappiate che io non potrò dare contributi significativi alla discussione. (Se poi vi mettete a parlarne fra voi, va pure bene, eh. Io vi leggo con gioia!).

No: molto più semplicemente, quello di cui vorrei parlare oggi, sono… le streghe.
Streghe nella Storia, intendo. Streghe intese come persone che, nell’Europa dei secoli passati, venivano additate come individui dediti alla stregoneria.
Di norma, alla denuncia faceva seguito un processo; e durante il processo, venivano ovviamente prodotte numerose carte. Da queste carte processuali, possiamo farci un’idea abbastanza precisa di “chi era” la strega-media: che lavoro faceva, qual era la sua età, quale il suo background, di cosa era accusata.

E allora: chi era la strega dei secoli passati?
Il suo profilo combacia con la nostra idea platonica di “strega”, oppure la lettura delle carte processuali ci riserva, sotto questo punto di vista, sorprese inaspettate?
Verrebbe da dire: buona la seconda.
Ecco a voi alcuni miti da sfatare sulla figura “storica” della strega…

1)    La strega è una donna
Sono piuttosto convinta che la nostra idea di “strega” sia quella di una donna che fa cosa stregonesche. Sfido chiunque a dire il contrario.
Ebbene: per quanto la notizia possa risultare sconvolgente… non necessariamente la strega è sempre una donna.

Intendiamoci: carte alla mano, la percentuale di donne accusate di stregoneria è decisamente molto alta in varie aree d’Europa. In diversi Stati, il 70, 80% degli imputati era composto da donne: questo sì.
Eppure, questo dato vale solo per certe aree d’Europa; in altre zone, i dati si ribaltano.
Soprattutto nei paesi dell’estremo Nord, la percentuale di donne accusate di stregoneria è sorprendente bassa: in Russia, il 78% degli imputati era composto da maschi; in Islanda, la percentuale di maschi sospettati di stregoneria sale fino a uno sconcertante 92% (!). In Finlandia, vigeva la parità dei sessi anche in materia stregonesca: il 51% degli accusati apparteneva al gentil sesso, e il 49% era composto da maschi. Ma, ad esempio, le donne se la passavano abbastanza bene anche nella più vicina Normandia: anche lì, solo il 27% delle accuse era rivolto ad esponenti del sesso debole.

Come mai questa sorprendente preminenza di accusati maschi?
Beh… ad esempio, gli studiosi di stregoneria sono abbastanza concordi nello spiegare la presenza di stregoni maschi nel Nord Europa. In queste regioni molto isolate, che per certi versi restavano attaccate a residui di paganesimo anche nella piena età moderna, la figura dello “stregone del villaggio” – un po’ guaritore e un po’ sciamano – era ancora molto radicata. E, per tradizione e per cultura, lo stregone nordico era maschio.
Inoltre, a qualunque latitudine, erano quasi sempre maschi gli individui accusati di aver praticato magia nera a scopi politici (ad esempio, per causare la morte del neonato erede al trono, per provocare la sterilità della regina, per lanciare un maleficio sul re, e così via dicendo). Chi mai si sarebbe affidato a una donnicciola di campagna, per portare a termine tali giochi di potere?
In questi casi si parlava di roba grossa, ahò, mica di una puerpera a cui improvvisamente sparisce il latte. Ed era evidente a tutti (nemici politici, accusatori, inquirenti…) che la roba grossa la fa uno stregone ben addentro alla politica, mica una dimessa streghetta di campagna…

2)    La strega fa magie
Uno direbbe: e che c’è di più ovvio?
E invece no: non necessariamente la strega finiva sotto processo per aver commesso stregonerie!

Di base, le streghe venivano perseguitate per due diversi capi d’accusa: il fatto di compiere magie e sortilegi, e/o il fatto di aver venduto l’anima al diavolo.
Nella maggior parte dei casi, si valutava che le due circostanze coesistessero: chi compie magia nera lo fa grazie a Satana, e chi fa un patto col diavolo ottiene in cambio poteri magici.
Ma non necessariamente le due cose andavano a braccetto: ci sono casi di soggetti che sono stati incriminati per stregoneria solo perché qualcuno aveva testimoniato di averli visti partecipare a un sabba. Gli imputati, in questo caso, erano “onesti satanisti della porta affianco”: a parte quel piccolo dettaglio di aver stretto un patto col diavolo, non arrecavano danno ai vicini di casa e non praticavano stregoneria.
Magari avevano venduto l’anima al demonio per sete di potere o per acquisire ricchezze, chessò: non praticavano magia e non avevano mai commesso malefici a danni di terzi, ma erano comunque considerati stregoni.

Per contro, esistono anche alcuni casi di individui accusati di praticare malefici… senza però implicazioni demoniache di sorta.
Questo si verificava soprattutto nella circostanza in cui l’accusa di stregoneria partiva “dal basso”, cioè dai compaesani e dai vicini di casa. Alla gente del paesello importava ben poco, se la strega avesse o no venduto la sua anima al diavolo: alla gente del paesello interessava dimostrare che nel circondario abitava una strega cattiva capace di lanciare fatture sui vicini di casa. Non necessariamente, questa fattucchiera era automaticamente accusata anche di satanismo.
Solo in poche aree d’Europa le due accuse (satanismo e magia nera) andavano quasi sempre sottobraccetto. In Italia, Germania e Francia i due reati erano quasi sempre associati; in Inghilterra (e nel Nord Europa), ad esempio, quasi mai.

3)    La strega non esiste: in realtà è una donna innocente, accusata ingiustamente
Capiamoci: non sto dicendo che sia stato un bene condannare a morte le streghe di Salem.
Sto dicendo una cosa ben diversa, ovverosia: in un’epoca in cui la gente credeva davvero che ci fossero individui capaci di praticare la stregoneria… beh: capitava con una certa frequenza che alcuni ci provassero sul serio, a lanciare malefici.
Se consideriamo “strega” un individuo che mette in pratica rituali magici allo scopo di arrecare danni al suo prossimo, allora, di streghe ne sono esiste parecchie.
È senz’altro capitato che siano state accusate di stregoneria persone che non c’entravano niente e che cascavano dalle nuvole di fronte all’accusa. Però, è anche capitato il contrario: cioè, che fossero accusate di magia nera persone che davvero si dedicavano ai rituali magici.

Come lo sappiamo?
Beh, lo si capisce dalle deposizioni degli imputati.
Alcuni inquisiti confessavano sotto tortura: e va beh, questo ovviamente lascia il tempo che trova.
Alcuni inquisiti confessavano perché erano megalomani, e/o perché ritenevano che negare non servisse a niente.
Però, alcuni inquisiti confessavano cose quantomeno sospette. Capita, ad esempio, che in alcuni processi alle streghe, certi accusati abbiano confessato di aver effettivamente praticato determinati rituali magici, che venivano descritti fin nel minimo dettaglio. Le confessioni avvenivano separatamente, e senza che gli imputati avessero modo di confrontarsi: e allora, com’è possibile avere due, tre, cinque deposizioni in cui i sospetti si accusano di aver praticato lo stesso identico rituale, pronunciando le stesse identiche formule magiche?
O gli imputati erano telepati, o gli imputati avevano realmente fatto quello di cui si accusavano.

Chiaramente, questo non vale per tutte le accuse di stregoneria: diciamo pure che queste streghe “vere” sono anzi una minoranza. Però

4)    La strega è una donna sessualmente disinibita: una pupa sexy piacente e lussuriosa
Capiamoci: nei processi per stregoneria, la componente sessuale c’era, e giocava pure un ruolo importante. Del resto, i famosi sabba delle streghe erano sostanzialmente orge di gruppo con Satana.
Però, ehm… se, pensando alla strega, ce la immaginiamo come una fatalona sexy tutto pepe, che magari veniva accusata di stregoneria a causa del suo atteggiamento ribelle e dei suoi costumi disinibiti… aehm: proprio no.
Spiacente di rovinare l’immaginario erotico di molti, ma la “vera” strega non è fatta così:

Strega Sexy UnaPennaSpuntata
La “vera” strega è fatta così… con l’aggravante di essere fatta così e di voler concupire i giovanotti:

Strega Vera UnaPennaSpuntata
Ebbene sì: storicamente, le donne accusate di stregoneria erano (quasi) tutte delle vecchiette. L’età media era decisamente over-cinquanta (in un’epoca in cui a cinquant’anni avevi già un piede nella fossa, senza offesa).
Certo, poteva capitare che finissero sotto processo anche giovani donne belle e piacenti, ma si trattava di eccezioni: la maggior parte delle streghe erano “vecchie, zoppe, mezze cieche, pallide, sudice, e piene di rughe” (per citare l’impietosa descrizione che sir Reginald Scot ne faceva a fine ‘500).
Del resto, nei secoli passati, una donna giovane stava tappata in casa sua a pensare ai suoi bambini; erano, in genere, le donne più anziane (quelle con figli ormai adulti e indipendenti) ad assumere comportamenti “a rischio”. Erano quasi sempre donne di mezza età, le guaritrici che non riuscivano a curare una malattia, le levatrici che accoglievano al mondo neonati nati morti, le “puericultrici” che assistevano le neo-mamme, e le vedevano morire da un giorno all’altro, apparentemente senza causa alcuna…

Mi sembra di sentirvi protestare: “ma come? E i sabba? E gli accoppiamenti col caprone? Una componente di lascivia c’era eccome!”.
Innegabile: solo che, a fare le lascive col caprone, erano per l’appunto le vecchiacce di cui sopra.

Era credenza comune, nei secoli passati, che la “carica sessuale” delle donne restasse immutata anche in età avanzata (a differenza di quanto si credeva accadesse per i maschi). Le streghe del passato erano un po’ le cougar dei nostri giorni, se mi passate il paragone: donne vogliose, già esperte, navigate; insoddisfatte dal marito (oppure, direttamente vedove), al punto tale da abbandonarsi alle braccia di Satana.

Se l’immagine della Strega Nocciola che fa cose vi sembra ributtante, consolatevi: disgustava anche i nostri antenati. E infatti, l’idea di una vecchia megera che si accoppia con Lucifero era così orrenda e spaventosa da far presa nell’immaginario collettivo.
Ma i sabba, di base, erano questo, eh. Non una danza erotica di tante pupe sexy, ma una specie di gigantesca orgia contro natura in cui vecchie decrepite e ormai non più fertili sfogavano le loro pulsioni puramente animalesche.
Senza offesa per le cinquantenni d’oggi, ma all’epoca era un pensiero da far accapponare i capelli…

5)    La strega è una donna single
Anche questa è un’idea diffusa, no?
La strega è perlopiù una donna sola, che, non potendo contare sulla protezione del capofamiglia, diventa vittima delle maldicenze dei vicini… e da lì al rogo, il passo è breve.
In realtà, non è sempre così.
Certamente erano numerose le donne vedove processate (anche perché, vista l’età media degli imputati…). Sicuramente poteva anche capitare che fosse accusata di stregoneria una donna nubile rimasta sola.
Ma, a dire il vero, non era sempre così: molto spesso, l’accusa di stregoneria partiva proprio dai parenti stretti dell’imputato. Chessò: coniugi che volevano liberarsi di un partner esasperante; figli che volevano vendicarsi di un genitore troppo autoritario…
Ad esempio, capitava con una certa frequenza che i figli minacciassero di accusare la propria madre per convincere i genitori ad accettare un matrimonio sgradito.
E poi dici “parenti serpenti”…

6)    La strega è una donna povera, relegata ai margini della società  
Con questo stereotipo, direi che abbiamo completato il quadro: la strega del passato come una biondona sexy disgraziatamente rimasta sola, che vive in miseria arrabattandosi tra tanti lavoretti “a rischio”, e che, a causa della sua trista condizione, si trova esposta all’accusa di stregoneria.
In realtà, le condizioni economiche della strega-media non erano necessariamente così miserande: sono state processate per stregoneria numerose nobildonne, per dirne una. Ancor più numerosi sono i casi di imputati appartenenti a quello che, modernamente, definiremmo ceto medio.
Poi c’erano anche tanti imputati poveri in canna, eh; ma non è che un buon conto in banca ti risparmiasse dai sospetti!
A dirla tutta, capitava con una certa frequenza che l’accusa di stregoneria fosse usata strumentalmente per danneggiare il nemico politico, il concorrente in affari, il signorotto locale che aveva fatto uno sgarbo a qualcuno. Un’azione diretta verso il nemico da danneggiare sarebbe stata troppo audace e compromettente: ecco allora prendere di mira la sua povera moglie, a mo’ di vendetta trasversale (…anche perché, dopo che si dimostra in tribunale che tua moglie è serva di Satana, non è che la tua carriera politica ne tragga molto vantaggio).
In molti altri casi, dietro a una denuncia contro una persona influente vi anche era il desiderio (dei parenti superstiti, e/o dei magistrati) di impossessarsi dei beni dell’imputato, a seguito di una sua eventuale condanna. Provate anche solo a pensare a tutte quelle ricche ereditiere il cui “conto in banca” faceva gola a quel lontano nipote, o a quel cugino di terzo grado…

7)    La strega in realtà è mentalmente disturbata: i suoi vicini la temono perché non capiscono i suoi comportamenti “strani”
Nel passato, certe malattie psichiatriche (o neurologiche) non erano conosciute; e questo è ovvio.
È altrettanto ovvio che se vedi il tuo collega d’ufficio che di punto in bianco viene colpito da un attacco epilettico, e tu non hai la più pallida idea di cosa stia succedendo e neanche i medici sono in grado di fornire spiegazioni… beh: indubbiamente, te la fai sotto della paura.
Però, in realtà, non pare che la manifestazione di determinate malattie mentali conducesse, di norma, all’accusa per stregoneria. Tutt’al più induceva a sospettare una possessione demoniaca; ma un coinvolgimento nelle arti magiche… no, in linea di massima no.
Agli storici pare semmai che gli accusati di stregoneria fossero affetti da senilità, più che da malattie mentali propriamente dette.
No so se riesco a spiegarmi: avete presente il genere? Magari ce l’avete anche voi, una vicina di casa vecchia, incarognita, sempre pronta a lamentarsi, brontolona, irascibile, e polemica fino allo sfinimento. Capita, che, con l’avanzare degli anni, alcuni anziani si ripieghino su se stessi in queste modalità antisociali (e ve lo assicura, dolorosamente, una che ha avuto casi simili in famiglia).
Provate a immaginare una vecchietta del genere, che sembra aver preso di mira la vostra famiglia, i vostri animali rumorosi, e i vostri bambini troppo scalmanati. Provate a immaginare la vecchietta incattivita che, incontrandovi per strada, vi lancia pure una maledizione. E poi provate immaginare il vostro neonato che muore di lì a due giorni, e i vostri animali che si ammalano l’uno dopo l’altro.
Ecco: era in questo contesto che nascevano i sospetti di stregoneria. Se proprio vogliamo parlare di malattie mentali come concausa delle accuse, dobbiamo pensare a queste forme di senilità, più che a patologie come schizofrenia & co.

8)    La strega in realtà è un’anarchica: viene guardata con sospetto perché si ribella all’ordine costituito
Questa è una teoria molto romantica… inventata di sana pianta dalla storiografia dell’800.
Per lungo tempo si è creduto che la strega fosse una specie di suffraggetta / femminista / anarcoide / atea ante-litteram, che lottava per sovvertire le regole della società. Le sue posizioni troppo audaci non erano comprese, e zak!, a quel punto scattava l’accusa di stregoneria.
Questa interpretazione è molto suggestiva, ma non corrisponde alla realtà: figuriamoci se le streghe di campagna erano contestatrici ribelli con velleità rivoluzionarie! Macché; ma quando mai?

Possiamo dire che le streghe fossero anticonformiste: toh.
Magari non erano la classica donna “casa e chiesa”; magari avevano la lingua e/o tenevano comportamenti considerati disdicevoli. Magari erano forestiere che non erano mai riuscite ad integrarsi nel nuovo villaggio; magari erano donne polemiche e attaccabrighe, molto lontane dall’ideale di moglie e madre ubbidiente e silenziosa.
Questo sì, ammettiamo pure: ma che la strega fosse una ribelle anarchica politicizzata… ma quando mai?
Strana, magari sì; ma femminista rivoluzionaria, proprio no.

9)    Le streghe, oggi, non esistono più: si sono estinte tutte nell’epoca dei Lumi
Uno direbbe: oggigiorno, nell’Occidente, non c’è più nessuno che crede all’esistenza delle streghe. No?
Eh. No. Siete liberi di non crederci, ma io ho sottomano dei sondaggi che, apparentemente, dicono l’esatto opposto.
Nel suo saggio Le streghe, Wolfgang Behringer cita dati francamente sconcertanti in base a cui, nell’Europa di oggi, circa il 30% dei cittadini assicura di credere nella stregoneria (!).
La percentuale cambia di molto, a seconda del modo in cui viene posta la domanda. Se solo un risicato 10% risponde di “sì” alla domanda diretta “credi che esistano le streghe?”, le risposte positive salgono in impennata se l’intervistatore la prende alla larga. Ad esempio, ponendo domande tipo “ritieni possibile che qualcuno possa causare la malasorte, o sia in grado di provocare volontariamente disgrazie o malattie ai suoi nemici?”.
Riferendosi a sondaggi effettuati fra gli anni ’70 e gli anni ’90 nella Germania Ovest, Behringer nota che la credenza nella stregoneria è addirittura aumentata (!) nell’arco di quei vent’anni. E facendo l’identikit di chi ritiene vera e possibile la pratica di arti magiche, annota:

il tipo ideale è prevalentemente di sesso femminile, è anziano, vive in città, ha un livello di istruzione basso come pure un basso livello nella scala sociale. Esiste una forte relazione fra credenza nella stregoneria e bigottismo, […] senza che si rilevino differenze fra cattolici e protestanti.

10)    La strega vola sul manico di scopa
Questa me la son tenuta per ultima, perché la trovo una notiziola alquanto esilarante. No: la strega non vola sul manico di scopa – e probabilmente non vola, perché tiene la scopa dal lato sbagliato!

Ma andiamo con ordine.
In primo luogo, la strega non vola punto e basta.
La credenza popolare circa il volo notturno delle streghe aveva origini antichissime e decisamente pre-cristiane (già i Romani credevano che le strigae potessero trasformarsi di notte in gufi volanti). Ma, in quanto credenza popolare dalle origini pagane, la convinzione che le streghe fossero in grado di volare è sempre stata fortemente avversata dalla Chiesa (e/o dalle élite colte del Medioevo).
Del resto, perché mai il diavolo dovrebbe prendersi il disturbo di far volare i suoi adepti a cavallo di una scopa? Un conto, è conferire agli adepti il potere di uccidere e causare sventura (quello, ha un senso pratico); ma ti pare che Satana perda tempo a trasformare le ramazze delle casalinghe in tante Firebolt belle e fiammanti?
Naaa! Satana, semmai, faceva una cosa ben diversa: prendeva i suoi adepti, e li induceva a credere di star volando su una scopa. Ma era un’illusione, un’allucinazione: uno scherzo crudele di Satana, che si divertiva a prendersi gioco di chi, ormai, gli era in tutto e per tutto succube.

In un contesto culturale in cui era effettivamente molto radicata la convinzione che alcune donne, nottetempo, potessero volare, capitava in effetti che certi individui si convincessero davvero di essersi prodotti in lunghi voli notturni.
Del resto, a voi non è mai capitato di sognare di star volando? A me sì, parecchie volte; e ogni volta si trattava di sogni particolarmente vividi. Vivessi in un contesto culturale in cui è “risaputo” che le streghe sono in grado di volare nottetempo, forse forse qualche dubbio sarebbe venuto pure a me.

Eppure, alle élite colte sembrava molto chiaro che non è realistico pensare di poter volare a cavalcioni su una scopa. Per carità: niente è impossibile a Dio, e pure Satana ha poteri non trascurabili… ma non si capiva bene per quale ragione Dio o Satana, o chi per essi, dovessero voler trasformare i cieli notturni in una specie di enorme campo da Quidditch.
No: il clero si era convinto di questa cosa – le streghe non volano proprio per niente; è Satana, crudele, che si prende gioco di loro, facendole vivere in una specie di allucinazione perenne.

Questa certezza diventa un po’ meno granitica in età moderna: il Malleus Maleficarum, ad esempio, ammette in linea teorica anche questa possibilità. Se Satana decidesse di trasportare le streghe sul luogo del sabba mediante volo notturno, perché no?
Ma è solo nel ‘500 (e nel tardo ‘400) che aumenta in maniera considerevole il numero dei possibilisti. Per tutto il corso del Medioevo, il volo notturno è stato considerato per quel che era: un’illusione allucinatoria – probabilmente, causata da uno scherzo crudele del diavolo, così malvagio da volersi prendere gioco addirittura di chi gli ha giurato fedeltà eterna.

Ma voglio concludere con una nota più leggera: una quindicina d’anni fa, gli appassionati di Harry Potter avevano accolto con particolare divertimento la notizia che un sedicente stregone del Sussex – tal Kevin Carlyon – aveva denunciato pubblicamente un gravissimo errore da lui riscontrato nei libri di J.K. Rowling.
Nella saga di Harry Potter, gli studenti di Hogwarts sono mostrati nell’atto di volare sul manico di scopa in tal maniera:

Harry Potter Quidditch
Ebbene: sappiate che lo stregone Kevin Carlyon ha scritto ai giornali (babbani) per comunicare che… così non va. In base alla sua esperienza, la scopa funziona molto meglio se viene tenuta dalla parte opposta: cioè, con le setole di saggina davanti al conducente.

Effettivamente, il tizio non ha tutti i torti: a noi moderni viene istitivo immaginare una scopa di saggina che viene guidata “con le setole all’indietro”… ma per una banale questione di aerodinamica.
Il punto è che noi, oggigiorno, conosciamo le regole dell’aerodinamica; i nostri antenati, ovviamente, non le conoscevano affatto. Ai loro occhi, una scopa incantata volava indipendentemente dal lato in cui la tenevi: che le setole fossero posizionate davanti, dietro, o di lato rispetto al guidatore, era un dettaglio alquanto ininfluente.

In effetti, le illustrazioni d’epoca ci mostrano streghe che guidano la scopa tenendola più o meno in tutte le maniere: addirittura, ci sono streghe che sembrano avanzare orizzontalmente, aggrappate a una scopa posizionata in verticale. Del resto, ahò… stiamo parlando di scope incantate: vorrete mica pretendere che si assoggettino alle umili regole della fisica babbana?

Scopa strega al contrario 1

Scopa strega al contrario 2

Scopa strega al contrario 3

Scopa strega al contrario 4

15th century --- Engraving of a Witch Flying on a Broomstick --- Image by © Corbis

Scopa strega al contrario 6

Scopa strega al contrario 7

Insomma: il vostro sogno è sempre stato quello di partecipare a una partita di Quidditch, e non riuscite a capacitarvi del fatto che il vostro mocio Vildea resti desolatamente vittima della gravità terrestre?
Beh: Kevin Carlyon può darvi un barlume di speranza – forse, lo state semplicemente impugnando dal lato sbagliato!!

Orsù: provate (preferibilmente in casa, e non giù dal balcone), e, in caso di successo, fatemi sapere. Metti mai

15 pensieri su “L’identikit di una strega

    • Ma certamente sì :-D

      Dunque, andiamo dal generale al particolare.
      Il fenomenale (e consigliatissimo) Due in una carne. Chiesa e sessualità nella Storia di Margherita Pelaja e Lucetta Scaraffia (Laterza, 2008), non parla solo di sessualità femminile e di orge con Satana (chiaramente), però parla anche di quello. Molte considerazioni interessanti, ad esempio, su come le donne anziane libidinose e sessualmente attive fossero un terrificante spauracchio per gli uomini di un tempo, etc.
      Altro libro interessantissimo che non parla solo di stregoneria, ma parla anche di stregoneria, è I peccati delle donne nel Medioevo di Georges Duby (Laterza, 2008). Consigliatissimo anche lui.
      Parla, fra le altre cose, anche di stregoneria, Medioevo superstizioso di Jean-Claude Schmitt (Laterza, 2004). Affronta soprattutto il tema del sabba, dei patti col diavolo, etc (raccontando anche specifici casi di credenze popolari su come le streghe potessero fare questo e quest’altro: tecniche di divinazione, tecniche per danneggiare i raccolti, etc.).
      Le considerazioni sulla credenza nella stregoneria che persiste ancora oggi le ho tratte da Le streghe di Wolfgang Behringer (Il Mulino, 2002). Questo in realtà è un saggio dal taglio storico-antropologico: ci trovi pure notizie sulle streghe africane dei giorni nostri, per dire. Però, molte considerazioni sulla strega come figura “antropologica” sono prese (anche) da qui.

      Per il resto, direi che la mia fonte principe per questo post è il bellissimo La caccia alle streghe in Europa di Brian P. Levack (Laterza, 2008).
      (Laterza la fa da padrona in questa bibliografia, eh? :-P)
      Lo sto leggendo in questo momento e lo trovo fenomenale. In particolar modo, ci sono due capitoli dedicati, rispettivamente, a Le basi intellettuali e a Il contesto sociale in cui hanno avuto luogo le cacce alle streghe (più un utilissimo capitolo di introduzione metodologica) che spiegano, appunto, le origini della credenza alle streghe (così come si è sviluppata nell’Europa cristiana) e analizzano le dinamiche per cui un individuo (e ad esempio, non un altro) poteva essere accusato di stregoneria.
      400 pagine interessantissime e che mi sembrano davvero, davvero ben fatte (e con un apparato bibliografico e di note che già da solo prende 60 pagine, quindi, voglio dire… mi sembra che Levack sappia decisamente il fatto suo).
      Purtroppo non ho fatto in tempo a finirlo entro oggi, come avrei voluto… ma quello che ho letto mi basta già per consigliarlo tantissimo! :-)

    • Ah: e poi, come fonte dell’epoca, il Canon Episcopi di Reginone di Prüm, che ad esempio è molto chiaro nello spiegare il come e il perché le streghe non volino davvero sul manico di scopa: è stata una delle fonti principali per l’instaurarsi della spiegazione “allucinazione crudele causata da Satana”.
      Il Malleus Maleficarum ricordo che mi ero divertita a leggerlo tempo fa quando ero nel trip di Harry Potter e avevo una passione per streghe, maghi, e affini, ma onestamente son passati anni e non posso dire di ricordarmi quello che c’era scritto :-P

  1. Tra i miti elencati non hai messo nulla riguardo la statistica cronologica dei processi per stregoneria. Intendo dire che a questo post manca solo che tu dica quando ci sono state le “punte” di processi per stregoneria, in quale periodo sono stati più o meno frequenti.

    Post fantastico, comunque!

    • Eh, ma a quel punto ci si addentrava nel discorso vero e proprio della caccia alle streghe, e io, su quell’argomento specifico, non ho ancora letto abbastanza per mettermi a scriverci sopra dei post… ;-P
      Me lo tengo buono come post per il prossimo Halloween, che dici? :-P

      (Comunque, sì: so bene dove volevi andare a parare. Detto proprio in due righe, la stra-grande maggioranza dei processi per stregoneria ha luogo in età moderna, e non nei “secoli bui” del Medioevo. Nel Medioevo, era sì viva la credenza nelle streghe, ma le grandi cacce alle streghe sono cominciate in età moderna. Immagino fosse quello, che intendevi? :-)

      • :-)
        Il libro di Levack che citavo sopra, in risposta a Mercuriade, nello specifico, propone queste scansioni:

        ante 1420 -> processi per stregoneria legati perlopiù a malefici di natura politica e/o a piccole beghe locali, tipo la vicina di casa che ti lancia la fattura per far morire il bestiame e cose del genere;
        1420 – 1520 -> aumentano i processi per le accuse di maleficio, e comincia a farsi più frequente l’accusa di stregoneria nel senso di adorazione di Satana;
        1520 – 1560 -> cala drasticamente il numero dei processi;
        1560 – 1630 -> periodo della grande caccia alle streghe, molto più violenta e pervasiva rispetto alle cacce del Quattro- e Cinquecento;
        1630 – 1770 -> graduale declino dei processi per stregoneria; l’ultima condanna a morte è del 1782.

        Io, come detto sopra, mi limito a riferire, perché su questo aspetto specifico ne so ancora decisamente poco ;-)

  2. Che scoperta sorprendente ed inaspettata, sei! Allora nn tutto è perduto… Condivido appieno la tua difficoltà nel reperire abbigliamento decoroso e pudico: cercare pantaloni a vita alta è come partecipare ad una caccia al tesoro: ed io nn ho mai brillato in quanto a fortuna, e ad intuito. Condivisione piena sulle altre tematiche affrontate. Visto il revival di certe norme alimentari catare, potresti argomentare nuovamente sul consumo della carne. Un caro abbraccio!

    • Ciao Monica!
      Rispondo solo adesso, in ritardo di quasi un mese causa eventi di forza maggiore (il 2 novembre ho abbandonato la mia casa, e il mio computer :P, per quella che avrebbe dovuto essere una breve trasferta di lavoro e che invece si è prolungata un sacco – e dura ancor ora, a dire il vero, solo che oggi ho a mia disposizione un computer più decente).
      Sono contenta che i miei post ti siano piaciuti, e magari anche serviti!, e benvenuta tra le mie pagine! :-))

      Indicazione di utilità pratica per quanto riguarda i pantaloni: onestamente, io non ho mai avuto problemi a trovare pantaloni a vita alta. E’ una cosa di cui si lamentano tantissime, ma io invece li ho sempre trovati senza problemi.
      Forse perché adotto questa strategia: se, per quanto riguarda la parte “sopra”, sono abituata a comprare maglioni nelle catene low cost che seguono le mode, per quanto riguarda i pantaloni preferisco, da sempre, spendere un po’ di più per comprare una marca buona. Il mio guardaroba si struttura con: pochissimi pantaloni di colore scuro e di buona marca (tanto ne ho poche paia, posso permettermi di spendere un po’ di più), e poi un tripudio di capi colorati per la parte “sopra” che mi permettono di variare il look.
      Cercando marche un po’ più costose (e un po’ più da signora, se vogliamo), di pantaloni a vita alta se ne trovano tanti! Diana Gallesi, Cannella, Krizia…
      Vicino a casa mia c’è un negozio che tiene marce di questo tipo (non particolarmente economiche, ma nemmeno particolarmente modaiole), e lì mi sono sempre trovata bene.

      Lo dico, anche perché i pantaloni a vita bassa sono una cosa che odio: non solo non mi piacciono ma mi danno anche proprio fastidio fisico, mi “tagliano” la pancia quando sto seduta e mi ci trovo proprio scomoda, dentro. Se queste indicazioni possono servire a qualche giovine donna afflitta dalla persecuzione dei pantaloni a vita bassa… ;-)

  3. Grazie! Comunque, per tutte coloro che son strette in un budget limitato, vi sarebbe l’alternativa dei negozietti che commerciano il vintage: qui a Bologna ne siamo largamente provvisti… Ps. Ho fatto le ore piccole leggendo il frutto della tua esuberanza narrativa…

    • Vero, i negozietti vintage!
      A Torino non sono così diffusi (e/o non costano poco: quelli che ho visto io di persona vendono sempre “vintage firmato”, quindi comunque non molto low-cost)… ma da provare, sì!
      Sennò, segnalo una marca in cui la scorsa primavera ho comprato due pantaloni a vita alta pagandoli circa 30 euro: Camaieu.
      Non so se fosse una particolarità della stagione (magari, la scorsa estate andavano di moda pantaloni a vita alta e adesso non più, chessò), però tant’è: da Camaieu, quest’estate ho fatto buoni acquisti in tal senso. E in linea di massima mi sembra che questo marchio abbia anche un discreto assortimento di abiti “modest” (e in alcuni casi dal vago gusto retrò, che personalmente amo molto): anche quello sarebbe da tenere d’occhio!

      (P.S. Onorata dal tuo P.S. … ;-) )

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