Le bambole che aiutarono gli ebrei in fuga da Hilter

Chi mi legge da un po’ di tempo, lo sa: ho una passione per orsacchiotti, bambole e giocattoli in generale. I balocchi non sono un argomento di conversazione particolarmente cattolico, ma in fin dei conti… chi l’ha mai detto, che devo scrivere solo roba cattolica su questo blog?
Ergo, quest’oggi vi racconterò la storia di due bambole molto, molto speciali… appartenute a una bambina così speciale da essersi guadagnata tutte le prime pagine dei giornali, oggidì.
Conoscente la storia (anzi, la Storia) di France e Marianne, le due bambole appartenute a Elisabetta d’Inghilterra? Veh che, nel loro piccolo, hanno fatto tanto bene (e hanno dato un bello smacco a Hilter), ‘sti due pupazzi!

France e Marianne 1

Tutto comincia nel 1938, quando Giorgio VI d’Inghilterra (il papà dell’attuale regina; il protagonista del Discorso del re, per capirci) è salito al trono ormai già da qualche tempo.
Il 1938 è un pessimo periodo per ritrovarsi ad esser re d’Inghilterra, e la famiglia reale ne è perfettamente consapevole. Che stia per scoppiare una guerra è ormai cosa chiara a tutti: resta solo da capire il “quando” e il “dove”. Rinsaldare i rapporti diplomatici tra gli Stati i cui governi avversano la dittatura nazista sta diventando un’urgentissima priorità… e così, ecco la famiglia reale inglese accettare l’invito della Francia per un “royal tour” a Parigi e dintorni. I sovrani avrebbero passeggiato sotto la Tour Eiffel, incontrato il Presidente francese, salutato e incantato il popolo parigino… tutte inezie, se vogliamo; ma inezie preziosissime su cui fondare un’alleanza militare che cerca il consenso dell’opinione pubblica.

Le due principessine, però, non avrebbero preso parte all’iniziativa. Elizabeth e Margaret, come si confaceva a due bambine d’alto rango di quei tempi, sarebbero educatamente rimaste nel loro palazzo, sotto l’attenta custodia della loro tata.
Ma la diplomazia è un’arte complicata, si sa; e, nel dare il benvenuto a un re, non si può nemmeno trascurare del tutto l’esistenza di due principessine che languiscono a casa loro…
…e così, il Presidente della Repubblica Francese decise di rimandare indietro il re d’Inghilterra con un piccolo souvenir di viaggio per le sue bambine.
In pratica, affidò a Giorgio VI due belle bambole da consegnare alle principesse.

***

Ma non immaginatevi due bambole normali, comprate a caso in un grande magazzino.
A parte il fatto che si trattava (ovviamente) di bambole di gran pregio, prodotte dai migliori bambolai di tutta Francia, questi due pupazzi avevano una storia. Erano il regalo che tutti i bambini di Francia avevano scelto di fare alle due principessine inglesi, partecipando a una enorme colletta nazionale volta a tal scopo.

Ebbene sì!

France Marienne GiornaliMentre il corpo diplomatico definiva i dettagli dell’imminente visita reale, il principale quotidiano parigino, Le Journal, lanciava una notizia tutto sommato irrilevante: la Francia aveva deciso di regalare due bambole alle due principesse inglesi. Ecchissene…?
E invece, questa sciocchezzuola diventò ben presto una notizia di punta, grazie alla martellante copertura che le riservava Le Journal, principale sponsor dell’iniziativa. Le due principessine – leggevano ogni giorno i Parigini dalla prima pagina del giornale – avrebbero ricevuto in dono due bambole straordinarie, accompagnate da una ancor più straordinaria collezione di accessori. I più grandi stilisti parigini stavano già lavorando ai bozzetti per fornire queste bambole di un guardaroba fornitissimo; le grandi firme dell’industria francese si erano già messe al lavoro per arredare la “casa delle bambole” con accessori di ogni tipo, dall’automobile cabriolet giù giù fino alle penne stilografiche in miniatura.
Insomma, immaginate una specie di gigantesca casa di Barbie, ma di lusso, e composta da centinaia di piccoli oggetti di design che volevano pubblicizzare all’estero la manifattura francese. C’era – obiettivamente – di che compiacere gli adulti, raccontando sul quotidiano tutti i dettagli di questa iniziativa pubblicitaria un po’ sui generis. E c’era – ovviamente – di che incantare i bambini, calcando la mano sugli aspetti fiabeschi della vicenda.

France in un elegante abito da passeggio

France in un elegante abito da passeggio

Dalle colonne di Le Journal, le due bambole (significativamente battezzate France e Marianne…) venivano presentate come due piccole ambasciatrici che stavano preparando il loro corredo prima di trasferirsi alla corte d’Inghilterra, ove avrebbero fatto da dame di compagnia alla bambina destinata, un giorno, a diventar regina. Le Journal organizzava addirittura una colletta, in cui chiedeva a tutti i bambini di Francia di contribuire coi loro spiccioli alla preparazione del corredino. Solo diverse settimane più tardi i bambini francesi avrebbero scoperto la reale destinazione delle loro offerte: France e Marianne, sorprese dall’immensa quantità di denaro ricevuto (…e ne avevano ricevuto un’immensità per davvero!) avevano deciso di donare le eccedenze alla rete di ambulatori gestiti dalla Società di Mutuo Soccorso delle Donne di Francia.

Ma nel frattempo, la storia di queste due bambole, rilanciata con così tanta lena dal quotidiano di punta parigino, era diventato un caso. Anzi, un caso internazionale: perché si cominciava a parlare di France e Marianne anche nei giornali inglesi; e da lì, la notizia si diffondeva per il Commonwealth; e dal Commonwealth, qualche trafiletto riusciva a ritagliarselo persino sui quotidiani di Paesi che, tutto sommato, non c’entravano un bel niente.
Sapete come funziona il giornalismo: basta decidere che una notizia va seguita, e tutti quanti cominceranno a seguirla. E, obiettivamente, destava anche curiosità, questa bizzarra iniziativa pubblicitaria per cui le grandi firme parigine (da Cartier a Lanvin per arrivare fino alla Citroen) si stavano affannando per allestire una enorme casa delle bambole destinata all’erede al trono del Regno Unito.
La notizia era curiosa, dai. E, con un po’ di abile orchestrazione, era riuscita a diventare una notizia da prima pagina.

France e Marienne percorrono gli Champs Elysees sulle loro cabriolet Citroen. Che funzionavano davvero!

France e Marienne percorrono gli Champs Elysees sulle loro cabriolet Citroen. Che funzionavano davvero!

Poco prima di essere consegnate ai due sovrani in visita, le bambole vennero esposte per qualche tempo in una mostra organizzata a Parigi. Incredibile ma vero, la gente faceva la coda per visitare l’esposizione (per accedere alla quale, fra parentesi, si pagava il biglietto): i bambini spasimavano per vedere quelle bambole così speciali; gli adulti erano, tutto sommato, curiosi di vedere gli abitini per bambola disegnati da Vuitton, o le cabriolet-giocattolo (ma realmente funzionanti!) appositamente preparate dalla Citroen e impreziosite da dettagli firmati Cartier.
Insomma: l’interesse del pubblico superò ogni ragionevole aspettativa, tant’è vero che Elisabetta e Margaret, dall’altra parte della Manica, ebbero ben poco tempo per giocare coi loro balocchi, quando finalmente le due bambole arrivarono a destinazione. In concomitanza con le feste di natale del 1938, St. James Palace decise di allestire nei saloni una mostra analoga a quella parigina: e le due bambole finirono di nuovo in vetrina, sotto agli occhi stupefatti dei tanti visitatori.
Analogamente all’iniziativa parigina, anche in questo caso tutti i proventi sarebbero stati destinati a un’opera di beneficienza: in particolare, avrebbero pagato la ristrutturazione dell’ospedale pediatrico di East London, di cui la principessa Elisabetta aveva recentemente assunto il patronaggio.

Elisabetta e Margaret visitano la mostra di St. James Palace

Elisabetta e Margaret visitano la mostra di St. James Palace

Prendetemi per cretina, ma anche questa mostra fece notizia: del resto – mi ripeto – sapete anche voi come funziona il giornalismo. Nel momento in cui ti “vendono” bene una storia, la notizia ha già assunto i caratteri dell’eccezionalità.
L’esposizione londinese (con interi saloni di St. James Palace riempiti di piccole opere di design francese in miniatura) fu una notizia da prima pagina sostanzialmente in tutto il mondo (!); e così accadde anche per la replica che si organizzò, pochi mesi più tardi, in Scozia. Mentre si chiudevano i battenti sulla mostra organizzata a Glasgow, sembrava ormai evidente a tutti che France e Marianne erano due galline dalle uova d’oro. Il popolo nutriva interesse verso di loro, ed era disposto a spendere pur di vederle.
E dunque, quale modo migliore di valorizzare tanta popolarità, se non mettendola a frutto… per uno scopo alto (anzi, altissimo)?

France e Marienne

Eravamo ormai nell’autunno 1939. La seconda guerra mondiale era scoppiata a tutti gli effetti. I morti si contavano ormai a centinaia, e anche tra i civili era un fuggi-fuggi tra europei che cercavano di scappare all’invasione nazista e tedeschi che cercavano di scappare dalla dittatura che avevano in casa. Le file dei rifugiati politici e dei richiedenti asilo si allungavano a dismisura, con tutti i problemi logistici che ognuno di noi dovrebbe avere ben presente se ha guardato un telegiornale negli ultimi mesi… perché tutti quanti siamo d’accordo sul fatto che dare asilo a un ebreo che scappa da Auschwitz è una cosa buona e giusta; però, concretamente, ‘ndò lo piazzi ‘sto ebreo? Con tutta la sua famiglia? Come accogli il flusso di rifugiati; come li finanzi; cosa gli fai fare?

Era, questo, un problema mica da poco, che si trovavano ad affrontare soprattutto gli Stati d’oltreoceano (i più “gettonati” dai profughi che potevano permettersi il viaggio, anche perché percepiti più “sicuri”, lontani com’erano dal rombo dei cannoni). Il Canada, in particolar modo, aveva deciso di splancare le sue porte al maggior numero possibile di rifugiati provenienti dalla Germania, e perseguiva questo scopo con determinazione… ma dove trovare i fondi per accogliere dignitosamente questi derelitti, e aiutarli a integrarsi nella società?

France Marienne Bauli, immaginate bene.
Una parte di questi fondi (una significativa parte di questi fondi) venne ottenuta proprio grazie alle prodezze di France e Marianne, che, nell’estate del 1940, inscatolate e imballate assieme al loro sterminato guardaroba, attraversarono lentamente l’oceano, non curanti del pericolo degli U-Boot tedeschi, per poi sbarcare nel Golfo di San Lorenzo.
Va ricordato che il Canada, pur avendo ovviamente ampia libertà governativa, è, tecnicamente, un reame del Commonwealth; ergo, riconosce come suo sovrano colui che siede sul trono d’Inghilterra. Viaggiando verso il Canada, France e Marianne non stavano semplicemente facendo “una vacanza oltreoceano”: lavoravano a tutti gli effetti per il regno di Sua Maestà.

France Marienne Bagagli

In una cartolina promozionale prodotta in occasione del tour canadese (e poi venduta a scopo di beneficenza), France e Marianne ispezionano i loro bagagli prima di partire per la prossima destinazione.

In un glorioso tour durato più di un anno, dal 1940 al 1941, le bambole visitarono venti diverse città canadesi. Più di 153.000 persone – stimano i giornali – visitarono i vari allestimenti organizzati in questa grandiosa mostra itinerante; sono invece innumerevoli tutti i cittadini che decisero di investire qualche soldo nell’acquisto nei gadget a tema. Sì, perché in questo caso France e Marianne erano diventate le protagoniste di una vera e propria operazione di merchandising, il cui ricavato era interamente destinato alle iniziative volte all’accoglienza dei rifugiati, e, soprattutto, dei rifugiati bambini. Si stima che oltre 30.000 dollari siano stati raccolti nel corso di questa iniziativa (e 30.000 dollari non sono pochissimi neanche adesso, ma sicuramente erano tanti nel 1940).

***

Marienne WindsorFrance e Marianne (pur conducendo vita ritirata, dopo le fatiche di quell’anno di lavoro interrotto) soggiornarono in Canada fino al 1946, probabilmente ben felici di starsene lontane da una Londra sventrata dalle bombe (e con pensieri molto più urgenti rispetto a quelli di far ritornare in patria due bambole di lusso con annesso armamentario).

France PatouAl loro ritorno a Londra, nel primo dopoguerra, furono forse un po’ stupite nel rivedere le loro padroncine: quelle due bambine che avrebbero dovuto intrattenere, ormai erano diventate donne adulte; la più grande stava addirittura organizzando il loro matrimonio.
Chissà quante ne hanno viste e chissà quante ne potrebbero raccontare, queste bambole dalla storia così speciale, arrivate in Inghilterra quasi ottant’anni fa come regalo per una bambina che oggi festeggia gloriosamente i suoi novant’anni.

[France e Marianne sono ancor oggi in mostra al Castello di Windsor, assieme ad altri giocattoli appartenuti a vari reali inglesi]

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