Le dieci strade per la santità (laicale)

Credo di avere buone ragioni per supporre che – se non altro per statistica – la maggior parte dei miei lettori sia composta da fedeli laici. Spero dunque di far cosa gradita nel fornire a questi miei lettori un utile vademecum circa le modalità più semplici con cui diventare santi, (pur) rimanendo nello stato laicale.

Dico “pur”, perché di nuovo mi affido alla cruda statistica: scorrendo le pagine del Martirologio Romano, potremmo notare che i laici costituiscono meno di un decimo di tutti i santi ricordati nel corso dell’anno liturgico. Peggio ancora va per le laiche di sesso femminile: sono appena la metà dei santi laici dotati di cromosoma Y.
Certo: queste percentuali sembrano destinate a cambiare rapidamente. Il concetto di “santità” ha subito nei secoli variazioni significative, ed è noto a tutti come la santità laicale abbia conosciuto una meravigliosa fioritura, in questi ultimi decenni.
Purtuttavia – dati alla mano – un laico che intenda percorrere la strada verso la santità si trova a camminare lungo un percorso relativamente poco battuto, ancora ricco di incognite. Potrebbe essere utile a tutti quanti, no?, un breve vademecum sui modi più popolari per giungere – da laici – alla gloria degli altari.

Il vademecum arriva a voi grazie a un vecchio numero di Rivista Liturgica (2/2004!) interamente dedicato a Santi e santità nel nuovo «Martyrologium Romanum». In particolar modo, ad ispirarmi è stato a un articolo di Valeria Trapani sulla Analisi delle tipologie emergenti guardando a La santità dei laici nel «Martyrologium Romanum».  L’articolo è serio; io lo rielaboro qui nel mio solito stile demenziale, per proporvi, in ordine decrescente, le tecniche più popolari per raggiungere la santità… laicale!

1. Rinuncia a tutto quanto
Mi rendo conto che è un po’ estremo, ma molti santi paiono aver pensato che, così facendo, “si andava sul sicuro”. Effettivamente – potrà stupire, ma è così – la stragrande maggioranza dei santi laici preseti sul martirologio è composta da coloro che, a vario titolo, noi definiremmo “eremiti”. Sì, insomma: gente che, dopo una vita spesso dissoluta e/o colma di agi e di ricchezze, decide di mollare tutto e di dedicarsi interamente a Dio, spesso chiudendosi in una ricercata solitudine che lo porta a separarsi dai suoi affetti… e, in generale, dal resto del mondo.
Che dite: scelta un po’ troppo hardcore? Beh: se vi sentite chiamati ad una vita più “attiva”, potreste sempre tentare la seconda via…

2. Mettiti in politica
Stupisce, vedere così tanti “politicanti” registrati nel martirologio? Ambeh, solo perché siete malpensanti: in realtà, i politici saliti alla gloria degli altari sono un gruppetto abbastanza consistente!
Evidentemente, bisogna chiarire un concetto: fino a qualche decennio fa, la classe politica era composta perlopiù da nobiluomini. Siccome i nobiluomini hanno un cappellano personale (a differenza del boscaiolo tanto buono e pio, che però muore nell’anonimato) è anche abbastanza comprensibile che il martirologio pulluli di santi che, nella vita, hanno fatto politica attiva. (Da un punto di vista numerico – tra i laici – i politicanti sono secondi solo agli eremiti!).
Eppure, a ben vedere, non è neanche così strano che un nobile, un feudatario, un potente signorotto locale, vengano guardati con particolare attenzione da Santa Madre Chiesa. È ovvio che un sovrano veramente santo cercherà in vario modo di “santificare” anche i suoi sudditi – e anche un politico locale (o un signorotto) potranno fare sapiente esercizio di virtù, utilizzando nel giusto modo il potere che è stato dato loro.

Mettersi in campo e lottare per la res publica e il bene comune non è, sotto sotto, una forma di… evangelizzazione?
A dar retta al martirologio, parrebbe proprio di sì!

3. Aspetta che schiatti la moglie
In maniera non molto confortante per noi signore, il terzo gruppo di santi laici in ordine di numero è composto da uomini sposati che, dopo aver vissuto una vita coniugale abbastanza nella norma, decidono – rimasti vedovi – di consacrare al prossimo quel che resta della loro vita.
E quindi, investono le loro ricchezze in opere di carità, aprono le porte dei loro palazzi ai bisognosi in cerca d’asilo… eccetera eccetera eccetera.

4. …oppure, cercatene una veramente, veramente in gamba
È raro trovare un laico che diventa santo grazie al fatto (e non “nonostante al fatto”) di essersi sposato. Per carità: di coniugi Beltrame-Quattrocchi ce ne sono più di un paio, ma diciamo che questo è un modello di santità laicale che ha cominciato ad essere compreso solo in anni molto recenti.
Nei secoli passati, tutt’al più, poteva capitare che il matrimonio venisse inteso come strada per la santità nella misura in cui tu, pio uomo, sposavi una pia donna che guardacaso era anche una ricca ereditiera. La felice combinazione di piitudine e ricchezza permetteva alla famiglia di compiere grandi opere di carità.

Di casi come questi, ce ne sono stati numerosi; per il resto, era invece abbastanza raro che le radici di una santità laicale venissero ricondotte al matrimonio in quanto tale.
Verebbe da dire che noi sposi del 2000 potremmo prenderci come buon proposito quello di invertire la tendenza…

5. Santifica il tuo lavoro
Che, messo così, sembra un concetto molto “opusdeiano”, ma non è che Escrivà si sia inventato niente di sconvolgentemente nuovo, parlando di lavoro come mezzo di santificazione.
Sul versante lavorativo, vale quanto ho appena scritto per la questione matrimoniale: ci sono sicuramente tanti laici di cui ci viene detto che si sono santificati nonostante le distrazioni provocate loro dal lavoro… ma ci sono anche significative eccezioni che ci dimostrano come (anche in epoche assai remote!) Santa Madre Chiesa potesse dare anche valenze molto positive, alla normale vita professionale di un laico.
I politici di cui si parlava al punto 2 si sono santificati – e questo evidente – nel pieno “esercizio delle loro funzioni”. Ma non sono gli unici ad aver vissuto il lavoro come un mezzo per avvicinarsi a Dio. Ad esempio, a inizio ‘200, il beato Pietro da Campi, che commerciava pettini per telai, era noto per l’onestà con cui gestiva la sua attività, esaminando scrupolosamente tutta la sua merce e gettando via, a costo di ingenti perdite, tutta quella che risultava non perfetta al 100%.
Per dire.
Anche questo è un tipo di santità laicale che comincia ad essere apprezzata (in modo numericamente significativo) solo in anni molto recenti: purtuttavia

6. Diventa sposa di Cristo
Esperite le cinque vie più battute che hanno condotto alla santità il maggior numero di laici maschi, esaminiamo ora i suggerimenti di Santa Madre Chiesa per quelle laiche del gentil sesso che sognano d’esser canonizzate.
Per loro, la strada più popolare è quella che parla di castità: consacra a Cristo tutta la tua vita, e diventa una santa vergine.
Anche senza farsi suora! Quello non è necessario (e comunque ti escluderebbe dal novero di “sante laiche”). No: anche restando per i fatti tuoi, in un normalissimo stato laicale, donati interamente a Cristo, e poi continua a farti la tua vita.

È curioso, perché, come notate, l’aspetto della castità non è mai stato determinante per il raggiungimento della santità, da parte di un laico di sesso maschile. I santi maschi sono casti se entrano in convento (e grazie tante), ma non esiste uno “zoccolo duro” di laici che, senza ragioni apparenti, continuano nella loro vita di sempre, dopo un segreto proposito di castità.
Di laiche donne invece sì: è pieno! E questa differenza così macroscopica è anche piuttosto singolare, se vogliamo.

7) Abbandonati alla sindrome della crocerossina
In realtà, a pensarci bene, non è nemmeno così poi così sorprendente, questa sovrabbondanza di laiche vergini all’interno del martirologio. Guardando alla santità laicale “in gonnella”, si nota che moltissime donne riescono a guadagnarsi un posto in Paradiso diventando… madri del loro prossimo, se mi passare il paragone.
Tutte quelle “operatrici della carità” che, nei secoli passati, e senza mai prendere il velo, si sono dedicate alla cura degli orfani, degli ammalati, dei poveri, degli scolaretti… non si sono forse “fatte madri” del loro prossimo?
In un certo senso, sì: hanno rinunciato all’avere una famiglia propria (e hanno persino rinunciato a una famiglia religiosa), per diventare educatrici e “madri” di tanti bambini che ne avevano bisogno.
Effettivamente, l’equazione è quasi perfetta: se ti trovi con una santa laica che si è distinta per le opere caritative, costei è – quasi sicuramente – vergine.
Se non è vergine, è sposata ma sterile. Donne già un po’ avanti con gli anni, supportate da un marito simpatizzante, che, accantonata ormai la speranza di avere figli propri, decidono di “adottare” come figli coloro che più ne hanno bisogno.
E del resto, ha pure senso: non ti lanci in certe imprese (e soprattutto non ti ci lanciavi nei secoli passati), se sei una madre di famiglia con figli tuoi a cui pensare.

8) Ammalati orrendamente
Fortunatamente per le aspiranti sante d’oggi, questo tipo di santità laicale al femminile sembra essere in rapido declino. Purtuttavia, per quanto riguarda le sante di epoche passate, il martirologio è pieno di poveracce disgraziate che salivano alla gloria degli altari grazie a un quadro clinico che sembra uscito da una puntata del dottor House. Piaghe sanguinolente, malattie paralizzanti, corpi squassati dal dolore e intere decadi trascorse a letto fornivano alle pie donne l’occasione giusta per santificarsi attraverso una serena accettazione della sofferenza.
Indubbiamente una lezione preziosa… però, facciamo le corna!

9) Sposa uno psicopatico
Aehm: onestamente, è non poco inquietante la quantità di buzzurri psicotici violenti e abusatori che incontriamo scorrendo le pagine del Martirologio. Pare che le sante laiche, oltre ad essere vittime della sindrome della crocerossina, abbiano questa inquietante tendenza a sposare il bad guy di turno (chissà se anche loro si illudono dicendo “ma io lo cambierò!”).
Per quanto capiti, in singoli casi isolati, che la vicinanza con una moglie santa porti alla conversione anche il peccatore più incallito, il Martirologio sembra suggerire invece che, nella maggior parte dei casi, non succede niente del genere. Ovverosia, il marito cattivo continua a picchiare sua moglie, abusare di lei fisicamente e psicologicamente, ostacolare la sua pratica cristiana, complicare la vita a lei… e pure ai figli.
Eppure, le sante laiche continuano eroicamente a salvaguardare il vincolo matrimoniale, restando fedeli al proprio marito nonostante tutte le sue intemperanze. Il messaggio non è – evidentemente – “prendi le botte e taci”; purtuttavia, la Chiesa considera ammirabile la perseveranza con cui, persino nelle situazioni più avverse, la moglie resta fedele (…talora a distanza di sicurezza…) all’uomo che, comunque, ha sposato per l’eternità.

(La cosa positiva è che, in ogni caso, questi buzzurri abusatori tendono a morire precocemente, lasciando alla santa laica alcuni anni di felice vedovanza durante i quali dedicarsi alla preghiera o alle opere di carità).

10) Prepara per la Chiesa i santi di domani
Last but not least (proprio nel senso che questa è una categoria abbastanza corposa!) ci sono le sante… madri di famiglia.
Spesso sono sante che hanno generato altri santi, e in quel caso vien da domandarsi se sia nato prima l’uovo o la gallina – se, cioè, Santa Monica sia salita alla gloria degli altari perché Sant’Agostino l’ha “pubblicizzata”, o se sia semmai Agostino a rilucere di luce riflessa, nel senso che non sarebbe diventato santo se non per Santa Monica.
In ogni caso: che siano o meno madri di santi canonizzati, le sante che accomuniamo sotto l’appellativo di “mogli e madri” sono forse l’emblema più significativo di tutta la santità laicale. Donne impegnate in maniera totalizzante da compiti apparentemente molto umili… perché passare il Fissan sul sederino di tuo figlio non ha esattamente lo stesso appeal del farsi uccidere in odium fidei: fin qui siamo d’accordo?
Eppure, le sante madri riescono, in qualche modo, a conciliare le esigenze pressanti e “umili” della quotidiana vita domestica con le opere di evangelizzazione, di apostolato e di misericordia. Una parola qui, una catechesi là, una vita globalmente vissuta come esempio… e capita talvolta che raggiungano la gloria degli altari anche donne che, apparentemente, “non hanno fatto un bel niente”.
E invece, Dio solo sa quanto hanno fanno realmente!

Per concludere citando paro paro le parole dell’articolo che mi ha ispirato questo post,

è possibile […] risalire a un’idea globale di santità del fedele laico, che sembra fondarsi sulla capacità del santo di sfruttare a gloria di Dio proprio quegli elementi che sono costitutivi dell’identità laicale. […] È come se il Martirologio presentasse la santità laicale come una tipologia specifica, e cioè non come una derivazione e propagazione dai modelli della santità della vita religiosa o della ministerialità ordinata. […] È possibile definire i tratti distintivo della santità laicale secondo il Martyrologium come un evento che si nutre dei valori tipicamente laicali, quali la vita all’interno della famiglia e i talenti che questa esperienza lascia emergere. […] Sembra dunque che la chiave interpretativa dei numerosi casi di esperienza della santità laicale venga riposta nell’idea della famiglia come Chiesa domestica: da cui è originata la vita biologica […] per essere posta a servizio di Dio; in cui si fa esercizio delle virtù cristiane; e dalla quale, infine, ci si può allontanare, per riproporre una tale esperienza di Dio a tutti i fratelli.

5 pensieri su “Le dieci strade per la santità (laicale)

  1. :-P
    Semmai in passato avevo preso in considerazione la 5 e la 6 (beh: la 5 va bene ancora adesso; la 6 e la 10 invece mi paiono poco compatibili).
    La 8 mi perseguita con insistenza ma io non sono affatto persuasta che sia questo il mio carisma!!!, umpf!!!

    ;-)

  2. Tornando seri, ritengo che il fatto che ci siano meno laici canonizzati è dovuto sia al fatto che si ha minore visibilità stando nel mondo, sia al fatto che chi è devoto prima o poi entra in qualche istituto religioso, almeno nella maggior parte dei casi. Non è tanto la difficoltà di conciliare lo stato di vita laico con la santità, o che difficilmente si riesce a santificarsi mediante il lavoro; ritengo che i due fattori che ho indicato abbiano il loro peso.

    Quanto alla percentuale di santi laici rispetto ai consacrati, sarebbe interessante chiedersi se anche nei primi secoli era così. Certo, non c’era un processo di canonizzazione vero e proprio, ma i martiri erano per la maggior parte dei laici – per questioni di incidenza statistica, se non altro.

    Per ultimo, mi ha fatto notare una mia amica una cosa riguardante la castità e la santificazione mediante la consacrazione della propria verginità: il numero di donne che si consacrano a Cristo nella castità è maggiore rispetto a quella degli uomini perché Cristo non è solo Dio, è anche uomo, e di Cristo ci si può innamorare. C’è anche l’aspetto sponsale che determina il fatto che la verginità femminile viene considerata un dono che si fa per Cristo. Del resto, esistono anche le mistiche nozze con Cristo, e sono riservate alle donne (per quanto alcuni – pochissimi – uomini abbiano avuto nozze mistiche con Maria).

    • Cristo non è solo Dio, è anche uomo, e di Cristo ci si può innamorare. C’è anche l’aspetto sponsale

      Verissimo! A me talvolta capita di pensare, ascoltando qualche bella canzone d’amore, che le sue parole sembrano una preghiera di lode a Dio.
      Ho poi scoperto che anche Escrivà (se non lo confondo con un altro santo) aveva la stessa impressione, e devo dire che il pensiero mi ha un po’ fatto strano. Cioè: evviva per Escrivà se pensava queste cose, ma mi è sembrato un po’ bizzarro – in senso buono! – pensare a un uomo che, ascoltando una canzone d’amore, pensa a Gesù. Bellissimo e santo, eh, ma inconsueto.
      Così come una volta avevo trovato bellissimo e santo, ma inconsueto, un paragone che avevo sentito fare a non-so-più-chi (durante un’intervista, comunque) relativamente al rosario. Costui diceva che per lui dire il rosario è come baciare sua moglie, e ogni Ave Maria che recita nella coroncina è come dare un bacio a Maria.
      Bellissimo paragone nella misura in cui tua moglie non ti stancheresti mai di baciarla, non è che ti viene il latte alle ginocchia al pensiero di doverle dare cinquanta baci di fila perché “eh ma son tutti uguali, è ripetitivo”. Però, anche lì: tutto subito, mi aveva fatto un po’ strano questo paragone, che accostava l’amore fra due sposi all’amore verso Una che io vedo decisamente come figura materna.
      Quindi sì, è vero: sono convinta che per tante donne esista proprio, questa dimensione di “innamoramento” verso Gesù. E penso che sia un privilegio (quasi) tutto nostro femminile, per le ovvie ragioni che ho detto e che hai detto :-)

      Questione numerica laici canonizzati vs. religiosi canonizzati.
      In realtà è una questione molto complessa su cui si potrebbero scrivere infiniti post – si potrebbero, si avesse il tempo di leggere tutta la bibliografia in materia.
      Per adesso, (e per quel poco che ho letto fino ad ora), io intanto distinguerei tra santi laici morti nel loro letto, e santi laici morti di morti violenta. E’ ovvio che un martire viene quasi sempre acclamato come santo, ma io qui parlavo di santi laici “normali”, che hanno condotto una vita nella norma.

      Diciamo che, per molto tempo, la Chiesa ha proprio fatto fatica (oggettivamente fatto fatica) a scorgere virtù eroiche nella vita quotidiana di una casalinga o di uno zappatore come tanti. Sicuramente c’è anche l’aspetto che dici tu, che uno zappatore ha meno visibilità di un frate o di un sacerdote… però c’è anche l’aspetto che dico io: una certa difficoltà, storicamente, c’è stata.
      Vauchez evidenzia addirittura, per i secoli medievali, come gli agiografi scrivessero spesso le agiografie piegandosi a veri e propri preconcetti, per cui era quasi obbligatorio dice che il tal santo laico era diventato santo nonostante il suo lavoro, nonostante il suo matrimonio, etc. Ci sono anche agiografie come quella di Pietro il Pettinaio che citavo nel post, ma sono la minoranza.
      Oggettivamente c’è stata, nei secoli, la tendenza a sottovalutare i “potenziali di santità” dello stato laicale, quasi a considerarlo un po’ uno status di “serie B” (o quantomeno di serie A – – ) rispetto a quello dei consacrati. Piaccia o no, ma oggettivamente questa tendenza c’è stata.
      Non è tanto la difficoltà di conciliare lo stato di vita laico con la santità“, come dicevi tu… ma è stata semmai la difficoltà di capire e riconoscere in che modo, precisamente, le due cose potessero conciliarsi ;-)
      C’è voluto un po’ di tempo!

      (E del resto, se ci pensi, delle dieci tipologie di santità laicale che ho elencato sopra, alcune sono molto bizzarre… il santo vedovo; la moglie del beone violento; l’eremita; etc. Insomma, tutte scelte di vita rispettabilissime, ma che continuano ad avere poco a vedere, se vogliamo, con l’idea di santità laicale di noi moderni…)

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