[Pillole di Storia] Ma PERCHÉ la gente non si lava???

Piccola premessa che non c’entra niente ma che, arrivati a questo punto, sento doverosa: gente, non è che mi sia stufata di tenere un blog, eh. Davvero!
È che sto facendo un sacco di bellissime cose sul lavoro, alcune delle quali potreste anche voler leggere o vedere nel corso dei prossimi mesi… sennonché, il mio tempo libero si è ridotto al lumicino, e non sono ancora riuscita a organizzarmi una routine in cui trovo spazio anche per il blog.
Ma non è che mi stia stufando di bloggare, anzi, spero di tornare presto a pieno regime! (E me lo dico da mesi, e ogni giorno mi metto al computer sperando di scrivere qualcosa, ma fra una cosa e l’altra son già arrivate le dieci di sera e io casco da sonno, e per scrivere questo post (beh, e anche per fare altre cosette) mi son dovuta prendere una mezza giornata libera dal lavoro. Argh).

Fatta questa premessa, torno online dopo lungo silenzio per mettervi a parte di una scoperta di vitale importanza a cui sono giunta pochi giorni fa: la gente non si lava.

Io non so che cosa induca un individuo adulto, presumibilmente residente in un appartamento dotato di acqua corrente e vasca da bagno, a salire sulla metro A alle otto del mattino (quindi, manco dopo una dura giornata di lavoro) tutto lercio e sudaticcio, circondato da una graveolenta aura di fetore.
Purtuttavia, signori, questo accade: per ragioni a me ignote, nell’Italia del 2016, la gente non si lava. Non so cosa sproni questi individui a tale scelta; non so quale demone interiore alberghi nel loro cuore suggerendo che è una buona idea fare a meno di bagnoschiuma e deodorante; purtuttavia, così è.

Nell’impossibilità di spiegarmi tale stupefacente comportamento, mi consolo indagando le cause remote che spingevano i nostri antenati a non lavarsi.
Sì, perché… avete presente, no?, tutte le dicerie (alcune veritiere, altre un po’ gonfiante) sull’assenza di bagni nel passato. È verissimo: mediamente, nel passato, ci si lavava molto meno.
E ci si lavava molto meno, non solo perché non ci fossero le vasche da bagno e l’acqua corrente. No no: ci si lavava molto meno perché la prospettiva di fare il bagno era, culturalmente, percepita come un qualcosa di altamente indesiderabile. Ogni tanto qualcuno ci mette in mezzo anche la Chiesa: i nostri trisavoli non facevano il bagno – si legge qua e là – perché la proverbiale sessuofobia cattolica imponeva ai fedeli di evitare le vasche da bagno, notorie occasioni prossime di peccato.

Beh, beh.
C’è un fondo di verità in tutte queste dicerie, ma c’è anche qualcosa da precisare meglio. Cerchiamo di scendere un po’ più nei dettagli.

***

Che nel Medio Evo – secolo buio “per eccellenza” – non ci si lavasse affatto, è cosa che non corrisponde al vero.
Erano spariti gli impianti termali così cari alla cultura romana: questo sì. Non che tutti quanti i Romani avessero indiscriminatamente l’abitudine di andare alle terme con regolarità; purtuttavia, è anche vero che le terme, nell’Antica Roma, erano diffusissime, aperte pressoché a chiunque, e “culturalmente” accettate senza nemmeno battere ciglio. Nessun romano sano di mente si sarebbe mai sognato di dire che andare alle terme era, in sé e per sé, qualcosa di disdicevole, da evitarsi.

…e in effetti quest’attitudine rimane anche nei secoli a venire, eh!
Davvero!
Cambiano le modalità con cui si ha accesso all’acqua calda… ma non è che l’abitudine di farsi, di tanto in tanto, un bel bagno caldo scompaia improvvisamente col crollo dell’Impero Romano. In questo articolo, la sempre ottima Mercuriade de Il Palazzo di Sichelgaita ci offre un lungo ed interessante excursus su quelle che erano, in buona sostanza, le “eredi morali” degli stabilimenti termali romani: le stufe medievali.

Scatto rubato al (bel) telefilm "Vikings", per mostrare re Ecgbehrt del Wessex offrire un bagno caldo ai suoi alleati (ca. 800 d.C.)

Scatto rubato al (bel) telefilm “Vikings”, per mostrare re Ecgbehrt del Wessex offrire un bagno caldo ai suoi alleati (ca. 800 d.C.)

Dicasi “stufa” una grossa sala, inizialmente collocata nei grandi castelli, vicino alle cucine, dotata di grosse tinozze (o piccole piscinette) che, all’occorrenza, potevano essere riempite d’acqua calda, spesso profumata con essenze, petali di rosa, e quant’altro. I nobili (e, in generale, chiunque poteva permetterselo) amavano immergersi in queste vasche e galleggiare quietamente a mollo nell’acqua calda, talvolta circondati da parenti e amici. Né più né meno come accadeva in età romana, il bagno caldo diventava spesso l’occasione di vivere momenti conviviali con alleati, vassalli, servitori, ospiti in visita; e così, ad esempio, non ci deve stupire sapere che Carlo Magno “aveva l’abitudine di invitare al bagno non solo i suoi figli ma anche nobili e amici, e, di tanto in tanto, persino sottoposti e guardie”.

I Crociati di ritorno dalla Terra Santa tornarono in patria magnificando i grandiosi hammam che avevano visto in Oriente, e questa esperienza fu lo sprone per creare anche in Europa qualcosa di simile, ovverosia stabilimenti in cui fosse possibile a chiunque – e non solo ai ricconi – avere accesso a salutare un bagno caldo. Nascevano così le stufe propriamente dette, ovverosia grossi stabilimenti in cui – previa il pagamento di una tariffa piuttosto accessibile – chiunque poteva avere accesso a un momento di… tiepido relax.

Due rispettabili signori (non necessariamente marito e moglie) si godono un bagno caldo, in una miniatura fiamminga del 1275

Ecco, appunto: chiunque.
Il problema è proprio questo: chiunque poteva avere accesso alle stufe, e immergersi – completamente nudo – in grossi vasconi progettati per accogliere decine di persone, maschi e femmine contemporaneamente.
Non è che le stufe fossero dei bordelli, eh! Noi inorridiremmo all’idea di un padre di famiglia che in pausa pranzo va a farsi un bagno in una piscina pubblica circondato da donne completamente nude, ma, nel Medio Evo, la sensibilità era differenze, e il senso del pudore era molto diverso da quello che abbiamo noi moderni.
(Del resto, come faceva notare Mercuriade nel suo articolo, un san Francesco ha avuto la bella pensata di denudarsi di fronte al suo vescovo, e, tutto sommato, non è stato linciato dalla folla; oggigiorno, quelle che si denudano di fronte ai vescovi sono le Femen, e non è che siano molto ben viste culturalmente…).

 Ecco invece due monachelli che - come dire - se ne approfittano un po' troppo, in un codice miniato boemo (1490-1510 ca.)

Ecco invece due monachelli che – come dire – se ne approfittano un po’ troppo, in un codice miniato boemo (1490-1510 ca.)

Quindi: nel pieno Medio Evo, la gente aveva l’abitudine (o quantomeno la possibilità) di godersi un bel bagno caldo nelle cosiddette “stufe”… e non è che la Chiesa avesse niente in contrario!
Sì, c’era gente nuda immersa nella stessa vasca… ma in fin dei conti anche oggi, in spiaggia, c’è gente “in biancheria intima” immersa nella stessa acqua: non è che la Chiesa (o la morale comune) ci vedesse niente di male.
Certo: poteva capitare che, in alcune stufe, la situazione degenerasse. Anzi: a dirla tutta capitava con una certa frequenza che, in certe stufe “malfamate”, poste magari in quartieri periferici, il proprietario dello stabilimento offrisse ai suoi clienti alcuni servizi extra, generalmente affidati a signorine nude e piacenti che si mettevano a disposizione di chi le desiderava.
Era una degenerazione abbastanza comune (…del resto, il contesto invogliava…), ma, appunto, una degenerazione. Bastava evitare con cura certi ambienti, e niente avrebbe impedito di godersi un bel bagno, in maniera del tutto rispettabile.

A far cadere in disgrazia l’abitudine dei bagni comuni, in effetti, non è stata Santa Madre Chiesa, come spesso si legge in giro.
È stata la Scienza Medica.

Verso la metà del Trecento, durante la grande epidemia di peste passata alla Storia come “Morte Nera”, i medici cominciano a suggerire che, forse forse, vista la situazione, è meglio evitare di andarsi a immergere in catini d’acqua dove, prima di te, è entrato chissà chi altri.
L’epidemia si conclude, ma nei decenni successivi ne arrivano altre, ad ondate; con la scoperta dell’America, si aggiunge la piaga della sifilide (che a noi, adesso, può anche far ridere, come cosa… ma la sifilide è una malattia spaventosa, se non viene curata in tempo. E all’inizio non era mica chiaro il mezzo di trasmissione: la sifilide faceva ancor più paura della peste, sotto certi punti di vista).

Insomma: la situazione sanitaria è quella che è; e, negli ultimi secoli del Medio Evo, la popolazione comincia a introiettare questo concetto: fare il bagno è pericoloso.
Rincara la dose la scienza medica: a contatto con l’acqua – spiegano i medici, terrorizzati – i pori si dilatano per effetto del vapore. Il che, in effetti, è vero.
Quello che non è affatto vero è lo step successivo: nel momento in cui i pori sono dilatati, il corpo è più esposto alla penetrazione di agenti patogeni; ergo, ci si ammala più facilmente; ergo, fare il bagno è pericoloso.

Una scena così - dipinta in un libro delle ore tardoquattrocentesco - non l'avremmo vista più, di lì a pochi anni.

Una scena così – dipinta in un libro delle ore tardoquattrocentesco – non l’avremmo vista più, di lì a pochi anni.

Tra la fine del Medio Evo e l’inizio dell’Età Moderna, scompare la consuetudine di rilassarsi nelle stufe, ma scompare anche l’abitudine di bagnarsi in generale.
Immergersi nell’acqua di mare o di fiume (prima, pratica assolutamente diffusa) comincia a sembrare un’imprudenza bella e buona. Prendersi la briga di togliersi i vestiti, infilarsi in una tinozza, e farsi versare addosso acqua più o meno calda comincia ad apparire una inutile tortura, oltretutto dannosa per il corpo: il bagno, ormai, viene visto come una pratica pericolosa da svolgersi solo sotto stretto controllo medico, per curare determinate patologie.
Solo le mani continuano ad essere lavate con acqua corrente (…possibilmente miscelata con aceto o olii essenziali, per renderla un po’ meno mortifera); per tutto il resto del corpo, si preferisce una igiene quotidiana fatta di “lavaggi a secco”: frizionamento del corpo con ciprie profumate, panni appena appena inumiditi di profumo,  spugnette utilizzate per assorbire il sudore…

Detto ciò, poteva capitare che la gente si incipriasse ogni giorno il sedere (aehm) ma andasse avanti tutta la vita senza mai farsi un bagno. La sola idea ci ripugna, ma così stanno le cose – e ripeto: non c’entra la sessuofobia clericale (…per quanto, nel corso dei secoli, cambi il concetto di “pudore cristiano”: la Chiesa della Controriforma certamente non avrebbe accettato l’idea antica di “stufa medievale”. Ma fosse stato solo un problema di pudore, la gente avrebbe potuto continuare a farsi il bagno da solo per i fatti suoi, come facciamo ancora oggi).
No: la Chiesa non c’entra (quasi) per niente.
A monte dell’inquietante situazione appena descritta, non c’era la sessuofobia clericale; c’era l’idrofobia della scienza medica.

L’unica cosa positiva di questa situazione (…se proprio vogliamo trovare qualcosa di positivo in questo schifo…) è che, in un contesto in cui la gente campa sessant’anni senza mai mettere piede in una vasca da bagno, diventa quantomeno prassi comune quella di cambiarsi frequentemente la biancheria. (Eh beh).

Per chi aveva la possibilità di avere un cambio di biancheria, comincia a farsi strada l’abitudine di curare la propria igiene con frequenti cambi d’abito.
Del resto, la biancheria assorbe il sudore: se io mi tolgo la biancheria, la mando a lavare, mi friziono il corpo con una spugnetta, e poi mi infilo una canottiera nuova, sono a posto, no? Sono lindo e profumato, no?
(No?)

Leonardo

Una riproduzione (in vedita su Etsy) dell’abito indossato dalla “Belle Ferronnière” ritratta da Leonardo. Un sacco di biancheria a vista!

Appaiono in questo contesto bizzarre pratiche penitenziali “a scopo fioretto” che consistono nel… non cambiarsi le mutande per tot. mesi (aehm), e appare in questo contesto anche la moda, arrivata fin quasi ai nostri giorni, di avere biancheria intima solo e rigorosamente bianca.
In una situazione in cui tanto più sei pulito quanto più è pulita la tua biancheria, diventa imperativo – soprattutto per i ricchi – dimostrare che il loro intimo è candido, immacolato, lavato di recente, e indossato da pochissimo. Ergo: la biancheria dev’essere candida – e se, ovviamente, nessuno ti solleverà la gonna per vedere se hai le mutande gialline, la moda rinascimentale ti permette comunque di ostentare il candore della tua lingerie facendola spuntare ad arte attraverso il corsetto allacciato “largo”, o attraverso strategici tagli sulle maniche dei vestiti.

Bisognerà aspettare fino alla fine del Settecento, prima che, tra le élite illuministe, si imponga la moda (ma all’inizio è proprio solo una moda!) di tornare a fare il bagno.
Che comunque non è il bagno come lo intendiamo oggi: si tratta di veloci immersioni in acqua fredda (…o anche proprio ghiacciata) effettuate con lo scopo primario di tonificare l’organismo (più ancora che pulire il corpo).

Certo: dai bagni gelati degli Illuministi ai bagni “normali” dei nostri bisnonni, il passo è relativamente breve. Eppure, non è che la ricezione della pratica sia stata così indolore: nel gustosissimo saggio Vita di casa, Raffaella Sarti fa notare come, all’inizio dell’800, solo un terzo dei palazzi nobiliari di nuova costruzione fosse dotato di un locale atto ad ospitare la vasca da bagno (e sottolineo il concetto “palazzi di nuova costruzione”: quindi non si trattava di adattare locali già esistenti e non predisposti all’uso).
C’era ancora molto scetticismo circa la bontà di farsi bagni frequenti, e in effetti posso capirlo: a tutti i pregiudizi che si erano sedimentati nel corso dei secoli si aggiungevano anche oggettive scomodità di natura pratica. Un conto è aprire la manopola ed essere sommersi da un getto ininterrotto di acqua calda; un conto è farsi scaldare sul fuoco tinozze d’acqua, aspettare che l’acqua raggiunga la giusta temperatura nella vasca da bagno, far tutto in fretta prima che l’acqua si raffreddi troppo…
Persino per i ricchi che avevano servitù a loro disposizione (e quindi, non dovevano far altro che immergersi nella vasca al momento buono), l’idea di fare il bagno poteva essere tutto fuorché rilassante.

Ci volevano ancora le condutture d’acqua corrente e uno scaldabagno in ogni casa, prima rendere il bagno quella pratica gradevole e quotidiana che è (…o dovrebbe essere) per noi cittadini del nuovo millennio…

Uomini del 2000! Prendete esempio da Lady Cora di "Downton Abbey", che, con grande sprezzo del pericolo, si diletta in frequenti bagni caldi, negli anni '10 del '900!

Uomini del 2000! Prendete esempio da Lady Cora di “Downton Abbey”, che, con sprezzo del pericolo, si diletta in frequenti bagni caldi, negli anni ’10 del ‘900!

14 pensieri su “[Pillole di Storia] Ma PERCHÉ la gente non si lava???

    • Ti ricordi ancora!!
      No, dal vivo no, non l’ho mai trovata. Siccome mi scoccia fare compere su Internet, principalmente perché non ho nessuno che possa ritirarmi il pacco (a meno di non chiedere favori in giro, ma non mi va di farlo spesso), cerco di ridurre gli acquisti online al minimo indispensabile. Diciamo che il peluche a forma di Yersinia Pestis non rientra nel mio concetto di “indispensabile” ;-)

      Però la mia grandissima rivincita è stato, ai tempi dell’università, riuscire a inserire un piano di studi un esame monografico INTERAMENTE dedicato alle epidemie medievali (peste e sifilide). Con tesina finale (a scelta dello studente) sul culto dei santi da invocarsi contro la peste e contro la sifilide.

      L’esame più bello della mia vita :D :D :D

      • Me lo ricordo perchè è stato uno dei primi tuoi post che ho letto… forse eravamo ancora su splinder, anzi ne sono quasi sicuro… e da lì ho iniziato a seguirti “assiduamente” :o)

      • Proprio lui! :-D
        E’ una ditta inglese che produce i peluche a forma di microbi/batteri/etc di varie malattie, tra cui le grandi epidemie del passato. Essendo io una appassionata, tra le altre cose, di Storia della Medicina… ;-)
        E’ da anni che rincorro idealmente il peluche della Peste Nera, e, da un po’ di tempo, anche quello del colera: una “passione” che non ho mai espresso qui sul blog, ma anche al colera sono molto, molto affezionata… ;-)

        (Alla faccia! Belle passioni, ho! :-P)

        http://www.giantmicrobes.com/it/products/colera.html

    • Grazie! Per adesso neanche io ho avuto il tempo di leggerlo tutto, ma una cosa è certa: mette in bibliografia alcuni saggi interessantissimi che sembrano davvero una enciclopedia sul tema!
      (Un tema, peraltro, anche molto curioso, voi non trovate? Cioè: un librone di 200 pagine tutto dedicato alla Storia del bagno e del lavarsi… beh… o è una barba mortale, o è interessantissimo!)

  1. per scrivere questo post (…) mi son dovuta prendere una mezza giornata libera dal lavoro. Argh forse era su richiesta? nel caso, che strana richiesta…

    • LOL!
      No, non era su richiesta :D :D :D In realtà mi sono presa qualche ora libera per scrivere “questo” post, ma avrebbe potuto essere un qualsiasi post in generale. Mi spiaceva tantissimo abbandonare il mio blog solo a sè stesso, con post che vengono scritti una volta ogni morte di papa, e quindi avevo proprio voglia di ritagliarmi il tempo per scrivere un post, a caso, basta che sia…

      Qualche giorno fa, un viaggio particolarmente intenso in metropolitana mi ha ispirato, specificatamente, questo ;-)

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