Patria e religione

“Indovinate qual è la testata che ha dedicato maggior spazio alla mostra?”, chiedo gongolante.
“Il bollettino diocesano”, fanno loro, con l’aria di chi sotto sotto pensa ‘ma chi vuoi che ti si fili’.
Radio Radicale”.

E, signori ve lo assicuro, è andata proprio così.
Vabbeh che coi tempi che corrono uno non riesce manco più a stupirsi, ma tant’è: quando lavori su cose di Chiesa, e la testata che dedica maggior copertura al tuo lavoro è Radio Radicale (!), parlandone pure bene (!!)… il dubbio ti viene: o hai creato ‘na roba blasfema e anti-cristiana, o hai fatto un lavoro oggettivamente buono al di là di ogni giudizio di merito.

Quale sarà la verità?
Siccome il lavoro non l’ho fatto da sola (anzi), amo pensare che la verità sia la seconda: e cioè, che la mostra che abbiamo recentemente inaugurato al Vittoriano meriti, oggettivamente, di esser visitata.

***

messa-in-trincea-foto-carlo-balellicollezione-famiglia-balelli-1Ricordate quando nei mesi scorsi, scusandomi per le mie prolungate assenze internettiane, promettevo “eh, però non aggiorno il blog perché faccio cose e vedo gente, magari in futuro alcune delle cose che faccio potreste anche apprezzarle voi?”.
Ecco, questa è una di quelle cose.
Se siete Romani, o avete intenzione di fare una gita a Roma, oppure vivete da tutt’altra parte ma nutrite un forte interesse per la Storia della Chiesa (e/o della prima guerra mondiale), provate a dare un’occhiata alla mostra “Patria e Religione. Religiosi e religiose italiani nella prima guerra mondiale”, ospitata dal Museo Centrale del Risorgimento di Roma (al Vittoriano, appunto) fino al 5 febbraio 2017.

È già da un po’ di tempo che l’Istituto per la Storia del Risorgimento, a Roma, si interessa al tema della prima guerra mondiale. Per chi si domandasse, giustamente, che c’azzecchi la prima guerra mondiale con la storia del Risorgimento, bisognerà forse ricordare che l’Istituto promuove gli studi sulla storia d’Italia dal periodo dell’unificazione sino al termine della prima guerra mondiale: ecco perché, nel corso degli ultimi due-tre anni, ha portato avanti iniziative di tutto rispetto che hanno tentato di rileggere criticamente la storia della Grande Guerra, o di approfondirne le premesse, o di esplorare aspetti specifici che non sono ancora stati studiati a sufficienza.

Uno di questi aspetti – indovinate un po’ – riguarda proprio i rapporti tra i religiosi (e le religiose) italiani e la madrepatria, negli anni del conflitto.

fotografia-guerraMi direte che ci sono un mucchio di studi dedicati ai cappellani militari della Grande Guerra, e in effetti è vero: ma tutti gli altri? Tutti i numerosissimi religiosi (frati, seminaristi, monaci) che, non essendo (ancora) sacerdoti, sono stati chiamati alle armi… e costretti a imbracciare le armi per davvero, impossibilitati a “riciclarsi” come “semplici” sacerdoti in trincea?
Riuscite a immaginare lo strazio che doveva provare – che so – un ragazzo che aveva deciso di farsi monaco di clausura, e che improvvisamente si trovava catapultato in mezzo all’inferno delle trincee? Costretto a vivere in un ambiente che decisamente non era un convento, costretto a lottare per vivere, costretto a uccidere per sopravvivere? Costretto addirittura a uccidere a sangue freddo i suoi stessi confratelli di un’altra nazionalità, se solo avesse dovuto intravvederli oltre la linea del fronte?

Fu, per tanti, uno strazio enorme, fonte di crisi spirituali mica da ridere.
Eppure fu uno strazio con cui dovettero convivere tanti, ma proprio tanti, tantissimi religiosi: oltre alle gesta dei cappellani militari, c’è molto altro che dovrebbe essere studiato.

foto-inizio-paginaCosì come dovrebbe essere studiato l’enorme apporto fornito dalle suore nel corso della Grande Guerra. A differenza dei religiosi arruolati dell’esercito, di cui quantomeno possiamo conoscere il numero esatto (9400 e rotti), non siamo nemmeno in grado di stabilire quante religiose siano state impegnate nel corso del conflitto, nel ruolo infermiera per i soldati feriti.
Poco ma sicuro, siamo comunque di fronte a numeri immensi: basti pensare che sole Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli impiegarono circa 800 consorelle (!) a questo scopo. Figuriamoci dovessimo fare un calcolo complessivo di tutti gli ordini femminili che diedero il loro aiuto alla patria…

: ci sarebbe davvero tanto da scrivere e da approfondire, sul ruolo dei religiosi e delle religiose italiani nella prima guerra mondiale.
E non è nemmeno escluso che lo si faccia per davvero in futuro: quindi, stay tuned!, come si suol dire.

ricordino-religioso-mortoPer adesso, se passate da Roma da qui a inizio febbraio, prendete in considerazione l’idea di fare un salto al Museo del Risorgimento. Il costo del biglietto è insolitamente basso (lo specifico, perché è decisamente in controtendenza rispetto a quello di altri musei romani), e le agevolazioni sono numerose.
La mostra, curata da don Giancarlo Rocca, paolino, con l’appoggio del Coordinamento Storici Religiosi, è bellina, secondo me. E non lo dico solo perché anche io, in qualche modo, collateralmente, ci ho messo mano, ma perché è bellina proprio, dai. Espone solamente fotografie e documenti (che ben si accompagnano però all’esposizione “fissa” del Museo del Risorgimento), ma è bellina proprio. È ben riuscita. Si fa guardare e soprattutto insegna: insegna tanto.
E poi, se ne parla bene persino Radio Radicale

Peraltro, lì a due passi (nell’Ala Brasini del Vittoriano) sarà in corso, più o meno in contemporanea con la nostra, una di quelle mega-mostre acchiappa-pubblico dedicata a Star Wars.
Eddai: non ci credo che non vi interessa manco Star Wars. Star Wars tira un sacco.
E, beh, se dopo una passeggiata tra i modellini di Darth Vater e Yoda voleste fare una rapida incursione tra le trincee della Grande Guerra… il nostro lavoro è lì. Bellino bellino. Vi aspetta!

7 pensieri su “Patria e religione

  1. Sarebbe interessante . . . se non fosse che le mie gambe vanno un po’ come vogliono! :)
    Giro l’invito a FigliaPiccola e ai nipoti . . . non è che qualcuno di loro ti potrebbe incontrare? :)

    Mi piacerebbe sapere se, nelle tue ricerche hai sentito parlare di Mons Giovanni Antonietti . . . : forse non tanto per quello che ha fatto lui durante la Grande Guerra, quanto quello che ha fatto dopo, per gli orfani di tanti soldati)
    http://www.bergamonews.it/evento/clusone-ricorda-monsignor-giovanni-antonietti-nel-quarantesimo-della-sua-scomparsa/

    Ciao, Fior

    • Ah, guarda, chiedi a me che per una significativa porzione della mia vita sono andata avanti nella convinzione che Star Wars e Star Trek fossero tipo sinonimi (pensavo che fossero due traduzioni dello stesso titolo, come quando – che so – Desperate Housewifes diventa in Italia I misteri di Wisteria Lane…).

      Io alla fantascienza proprio non riesco ad appassionarmi (con una certa rassegnata disperazione del marito, debbo aggiungere)…

      P.S. Complimenti/in bocca al lupo per il nuovo blog, finalmente conosciamo il nome del tuo orsetto!!

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